Alla mia età mi nascondo ancora per fumare

Al Teatro Ringhiera è in scena una toccante storia di donne – alcune più giovani, piene di speranza e di sogni, altre con uno sguardo più duro sulla vita – che si confrontano con il comune dolore di vivere in un paese dove si subisce ancora la violenza degli uomini.

Alla mia età mi nascondo ancora per fumare è una frase eloquente per descrivere la situazione di chi vive nei Paesi in cui vige la cronica mancanza di libertà, dove piccole azioni quotidiane quali fumare o farsi baciare il viso dal sole sono reputati gesti sconvenienti e l’incauto sovversivo che li compie può incorrere nella fatwā. In un clima di terrore costante, le protagoniste di questo spettacolo, che inaugura la nuova Stagione del Teatro Ringhiera, si aggirano per le strade di Algeri, velate e circospette, affrettandosi a raggiungere  l’hammām dove, finalmente, possono spogliarsi della stoffa e delle convenzioni che le opprimono. Giungono la mattina di buonora, ansiose di prepararsi ad un incontro importante, di fumare in pace lontano da occhi inquisitori, per confidarsi tra amiche ma, soprattutto, per godere di qualche ora di serenità. Accoccolate tra le vasche d’acqua e massaggiate dalle mani esperte delle inservienti, per alcune ore le donne non odono le esplosioni delle bombe che, codardamente piazzate nei luoghi maggiormente frequentati della città, uccidono innocenti e bloccano la regolare fornitura di acqua ed elettricità.
Senza veli, sedute una accanto all’altra a sorseggiare limonata, clienti e massaggiatrici sembrano abbattere le barriere sociali esistenti tra loro così, in clima di serenità, gli animi, messi impietosamente a nudo, mostrano le ferite profonde inferte da una società che ha ucciso molti dei loro sogni. Il dolore che attraversa l’esistenza di ciascuna delle otto protagoniste è il filo rosso che le lega e le spinge ad affrontare la minaccia che viola la pace di quell’oasi: un gruppo di uomini, guidati dall’imam, cercano di entrare nell’hammām, reclamano il diritto di uccidere una di loro, trovata incinta senza i consenso dei genitori.
La barba è la sineddoche, usata durante tutto il corso di questa delicata storia, per indicare gli integralisti islamici: una sorta di velo naturale dietro cui si nascondono per compiere, in nome della fede, soprusi e violenze, prima verso la propria famiglia e poi nei confronti della società. Velo e barba sono maschere che privano chi li indossa della propria individualità, libertà e dignità di essere umano. Analogamente l’autrice, seppur viva in un paese libero quale è la Francia è obbligata a celare il proprio nome dietro lo pseudonimo di Rayhana, avendo già avuto modo di sperimentare l’ira degli uomini con la barba che l’hanno aggredita mentre si recava a teatro. Rayhana porta sotto i riflettori le condizioni di sottomissione a violenza, ignoranza, tradizione e superstizione in cui versano le donne nei paesi islamici, anche in quelli che, come l’Algeria, ci paiono ammantati di una parvenza di democrazia ed apertura culturale. Non dobbiamo mai dimenticare che le azioni dei fondamentalisti islamici, in questi ultimi decenni, hanno finito per condizionare le vite di tutti noi, generando un clima di costante allerta e di dilagante diffidenza verso il diverso ma, ancor più, verso le persone barbute o velate.
Le forti tematiche di fondo tuttavia non appesantiscono la narrazione: ci troviamo ad assistere ad un’opera scoppiettante, popolata di personaggi ben caratterizzati e splendidamente interpretati da Anna Coppola, Matilde Facheris, Mariangela Granelli, Annagaia Marchioro, Maria Pilar Pèrez Aspa, Arianna Scommegna, Marcel Serli e Chiara Stoppa. Alla mia età mi nascondo ancora per fumare è l’emozionante tragicommedia co-prodotta dal Teatro Ringhiera, che dopo il debutto a Sesto Fiorentino lo scorso 16 ottobre, nell’ambito di Intercity Festival, sta riscuotendo ampi consensi dal pubblico in sala per come riesce abilmente a passare dall’umorismo al dramma, dalla magia di luoghi esotici ai fatti drammatici di cui si legge sui giornali.
Queste donne incarnano il desiderio di riscatto di tutti noi: ostaggi di una società violenta scelgono di non rassegnarsi, lottando ed ergendosi barriera per proteggere con il proprio corpo i sogni di chi è assolutamente indifeso. In chiusura perciò passateci una considerazione. Parlando in termini di percentuali, in sala abbiamo la presenza di tante, troppe, signore. Non sarebbe male veder aumentare il valore degli esponenti di sesso maschile che, forse, avrebbero molto da imparare udendo i discorsi che si fanno nell’hammam.

Silvana Costa
 

Lo spettacolo continua:
Teatro Ringhiera
piazza Fabio Chiesa / via Pietro Boifava 17 – Milano
fino a sabato 1 novembre
orari spettacoli da martedì a sabato ore 20.45; domenica ore 16.00; lunedì riposo
www.atirteatroringhiera.it
 
ATIR Teatro Ringhiera
Alla mia età mi nascondo ancora per fumare
di Rayhana
traduzione Mariella Fenoglio
regia Serena Sinigaglia
con Anna Coppola, Matilde Facheris, Mariangela Granelli, Annagaia Marchioro, Maria Pilar Pèrez Aspa, Arianna Scommegna, Marcel Serli, Chiara Stoppa
scene Maria Spazzi
costumi Federica Ponissi
luci Roberta Faiolo
attrezzeria Maria Paola Di Francesco
coproduzione ATIR Teatro Ringhiera e Theater tri-buhne Stuttgart
nuova produzione

Questa voce è stata pubblicata in Milano, prosa&danza, Teatro Ringhiera e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.