Assassine

Uno spettacolo in grado di svelare con profondità e ironia il lato oscuro dell’animo umano, giocando a confondere attrice e personaggio in una dimensione pericolosamente reale.
Assassine. Il titolo della nuova produzione di Teatrouvaille  è morbosamente attraente. Scorrendo l’elenco dei personaggi in scena si leggono i nomi di efferate serial killer e, guardando l’espressione truce delle protagoniste, in posa per la foto della locandina, di primo acchito si è portati a pensare ad uno spettacolo in bilico tra il documentario storico e la tragedia pulp. Nulla potrebbe essere più lontano da quello che, sino a domenica 8 giugno, è in scena al Teatro Libero.
Giocando coll’escamotage del metateatro, la pièce scritta da Tobia Rossi utilizza le biografie delle autrici di sanguinari delitti per raccontare l’intrecciarsi delle vite delle cinque attrici che le impersonano: le esperienze accumulate, gli amori, le aspettative per il dramma che stanno provando, il rapporto tra di loro e quello con il regista che pare averle abbandonate nel bel mezzo della prova generale. In un altalenare di stati d’animo, rimbalzando continuamente tra risate e lacrime, confessioni intime e scatti violenti, dolcezza e cinismo, invidia e amicizia, confessioni e ipocrisia, l’autore sembra voler dimostrare quanto, nonostante gli sforzi, sia utopica la sorellanza. Il quadro che ne esce, anche per rafforzare la componente comica, forse è troppo carico di stereotipi ma – le signore capiranno cosa vogliamo dire – in fondo il copione è opera di un maschio e perciò dobbiamo essere clementi nel giudizio!
Lo spettacolo prende avvio con le note della mesta canzone con cui Belle Gunness, la Vedova Nera (Elena Ferrari) racconta le sue gesta; lentamente, nella stanzetta in cui un novello Angelo della Morte (Chiara Anicito) dorme sonni agitati, si palesano bizzarre quanto inquietanti figure. Si tratta di Erzsebet Bathory alias la Contessa Sanguinaria (Monica Faggiani), Leonarda Cianciulli nota come la Saponificatrice di Correggio (Silvia Soncini) che si affanna ad offrire i biscottini allo zenzero preparati con amore e la feroce Ilse Koch, la Cagna di Buchenwald (Paola Giacometti). I loro spiriti sono giunti dall’inferno per mettere in guardia la nuova assassina sul destino che l’attende qualora decidesse di continuare a voler gustare il dolce sapore dell’omicidio.  La tensione sale ed il pubblico trattiene già il respiro: è questo il momento di abbassare la luce ed alzare la musica, ma nulla accade! Il regista tuttofare non risponde alle proteste, sembra sparito nel nulla. Le attrici perdono la concentrazione: c’è chi mostra preoccupazione, chi asserisce di sapere dove sia andato, chi suggerisce di proseguire la prova generale e chi strepita contro la mancanza di professionalità.
Tutto d’un tratto il palcoscenico su cui stanno provando diviene troppo stretto per contenere le ansie e le ambizioni delle cinque donne. Le singole personalità prendono il sopravvento, rivelando quanto lo studio per l’immedesimazione nel personaggio assegnato le abbia segnate, lasciando affiorare una crudeltà inimmaginabile e riaprendo vecchie ferite dell’animo. Finzione e realtà si fondono, in un alternarsi di drammatici monologhi delle assassine e fitti battibecchi femminili dagli inaspettati risvolti comici che smorzano la tensione e danno vita ad una pièce gustosa, continuamente in bilico tra tragedia e commedia. Poi, quando lo spettacolo pare giunto al termine, un nuovo colpo di scena rimescola le carte sul tavolo, ridefinendo i rapporti tra le protagoniste.
Ottimi gli assoli: Silvia Soncini riesce a dare voce al dramma di madre della Saponificatrice; Ilse Koch di Paola Giacometti, molto più sensuale e conturbante del personaggio storico realmente esistito, ha il potere di trasportare le menti degli spettatori tra le camerate e i laboratori del lager di Buchenwald; la lievità dell’interpretazione di Elena Ferrari trasforma Belle in vittima di un mondo maschilista, inducendoci a definirla più una suffragetta che una serial killer; Monica Faggiani, come un perverso ipnoterapeuta, sfrutta il tono pacato della voce e la misurata gentilezza della Contessa Sanguinaria per indurci a smaniare per un bagno nel sangue per rendere la nostra pelle alabastrina. Sotto la regia di Manuel Renga le attrici, seppur differenti tra loro per stile e – palesemente – per talento, catturano il plauso del pubblico come un quintetto ben diretto, in grado di spaziare da Mozart a Miles Davis all’interno dello stesso concerto.

Silvana Costa

Lo spettacolo continua:
Teatro Libero
via Savona, 10 – Milano

fino a domenica 8 giugno 2014
orari degli spettacoli da martedì a domenica ore 21.00
replica straordinaria domenica ore 18.00
www.teatrolibero.it

Assassine
di Tobia Rossi
regia Manuel Renga
con Monica Faggiani, Paola Giacometti, Elena Ferrari, Silvia Soncini, Chiara Anicito
assistente alla regia Alessandro Sgamma
scene Brein, Martina Lazzarini, Linda Riccardi
costumi DassùYAmoroso
musiche Francesco Lori
trucco e acconciature Francesca Giacovelli
ideazione grafica Alessandra Cirillo
produzione Teatrouvaille

Share
Questa voce è stata pubblicata in Milano, prosa&danza, Teatro Libero e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.