Bramante a Milano

A cinquecento anni dalla morte di Donato Bramante (1443/44-1514), la Pinacoteca di Brera celebra l’artista con una mostra che, nel tratteggiarne la poliedrica personalità, ricostruisce il suo lungo soggiorno in Lombardia e a Milano e l’impatto che la sua opera ha avuto sugli artisti lombardi.

A causa della costante penuria di risorse che affligge le istituzioni museali, questa primavera abbiamo temuto che la Pinacoteca di Brera non sarebbe riuscita ad inaugurare la mostra dedicata a Bramante. Fortunatamente i milanesi – di nascita e di adozione – hanno risposto con entusiasmo al bando di raccolta fondi ed ora, alle soglie del Natale, l’imponente lavoro di ricerca di  Sandrina Bandera, Matteo Ceriana, Emanuela Daffra, Mauro Natale, Cristina Quattrini con Maria Cristina Passoni e Francesca Rossi si concretizza in un’eccezionale mostra.
Sebbene lo si definisca riduttivamente “architetto”, Bramante è in realtà un artista poliedrico, il perfetto esempio di intellettuale umanista, celebrato dai suoi contemporanei come valente esperto dell’opera di Dante, ricercato poeta in lingua volgare, pittore, ingegnere, cosmografo – come rivela anche il dettagliato mappamondo posto tra Eraclito e Democrito (1486-1487) – e perito di pietre preziose. A Milano Bramante, animatore dei circoli letterari più importanti, dimora presso l’amico Gaspare Ambrogio Visconti, consigliere di corte, trasformando il palazzo nobiliare – sito vicino alla Basilica di Sant’Ambrogio – nel prototipo della dimora rinascimentale in città. Bramante a Milano. Le arti in Lombardia 1477-1499 si focalizza proprio sul processo di evoluzione dello stile innescato in questa terra dal Maestro urbinate attraverso la produzione di opere esemplari: ciascuna delle cinque sezioni in cui è ripartita la mostra si concentra su un capolavoro bramantesco, analizzandolo, circondandolo e, quindi, confrontandolo con oggetti bellissimi realizzati da artisti coevi. Il percorso di visita, in successione cronologica, illustra, con la semplice giustapposizione delle opere, come questo grande Maestro abbia traghettato gli artigiani del ducato, ancora legati alle radici tardogotiche, all’uso  della geometria prospettica e della luce per dar forma a capolavori ambientati in suntuose e realistiche scenografie.
La data di nascita e gli esordi di Donato Bramante sono tutt’oggi avvolti dal mistero; le prime notizie certe su di lui registrano la sua presenza a Bergamo nel 1477 dove, su incarico dei rettori veneziani che governano la città, affresca la facciata del Palazzo del Podestà con ritratti di filosofi classici. La sezione di apertura della mostra – Urbino, Bergamo, esordi – si sviluppa attorno a Chilone, protagonista di uno degli otto pezzi di affresco strappati dalla facciata del palazzo bergamasco e riflette sul possibile percorso formativo dell’artista. Salvator Mundi (sec. XV), tela attribuita a Bartolomeo della Gatta, è stata scelta dai curatori per rappresentare la raffinatezza culturale della corte di Federico da Montefeltro dove, verosimilmente, Bramante nasce nel 1444 e si forma studiando le architetture del Laurana e i trattati dell’Alberti. Fra Sabba da Castiglione – che ha modo di conoscere Bramante a Roma – nelle sue memorie ci racconta che il poliedrico artista ha studiato pittura con Piero della Francesca e Andrea Mantegna incontrato nel lungo e tortuoso viaggio che da Urbino lo porta a Milano.
La seconda sezione, Intorno all’incisione Prevedari e a Santa Maria presso San Satiro, è interamente dedicata alla chiesa costruita a Milano negli anni Ottanta del XV secolo, decorata con volte a botte, colonne, bassorilievi in terracotta dipinti a imitare il bronzo, stucchi che descrivono l’epoca romana e un finto coro. Nei documenti ufficiali Bramante è citato come supervisore ai lavori eppure il suo ruolo deve essere stato ben più significativo perché la chiesa, sin da subito, appare come la realizzazione delle suggestioni contenute nel disegno autografo di un tempio in rovina. Il disegno nel 1481 viene trasposto su lastra dorata dall’orafo Bernardino Prevedari, su incarico del pittore Matteo de’ Fedeli, e suggestiona innumerevoli atisti che prendono a citarne brani nelle proprie composizioni. Accanto a una delle due stampe tratte dalla lastra oggi esistenti al mondo, sono collocati due bassorilievi ispirati a episodi biblici, il meraviglioso Breviario miniato di Ercole I d’Este (1502-1505) di Matteo da Milano e, ancora, la vetrata di San Giovanni Evangelista costringe i giovani al lavoro (1475-78) realizzata da Antonio da Pandino per il Duomo di Milano.
Gli uomini d’arme e le figure all’antica è probabilmente la più braidense tra le sezioni della mostra per l’alto numero di pezzi provenienti alla collezione della Pinacoteca; protagonisti sono l’Uomo con lo spadone e l’Uomo dalla mazza (1487-1488)  realizzati da Bramante a fresco per l’amico Gaspare Ambrogio Visconti. Le imponenti figure intere che osservano il pubblico dall’alto sono state posizionate alla stessa distanza dal pavimento che avevano nella collocazione originaria, servendosi dei rilievi realizzati in occasione degli strappi dalle pareti, suggerendoci quale potesse essere l’effetto sortito sugli ospiti di Palazzo Visconti. La sezione è introdotta, quasi per contraddizione, dalla scultura di un Uomo d’armi (Sant’Alessandro?) di Giovanni Antonio Amadeo, ritratto nella stessa posa dell’Uomo con lo spadone: dinoccolato, con il polso rivoltato e appoggiato sul fianco. Eppure, sebbene siano pressoché coevi, posa e soggetto siano identici, il condottiero di Amadeo – che ricorda un paggio gotico – e il gigante di Bramante sono lapalissianamente distanti tra loro nel modo di rappresentare la figura del condottiero: il primo è solenne e inanimato mentre il secondo appare più realistico, al punto da lasciarsi andare in una smorfia che ha un che di parodistico. L’artista urbinate applica i dettami della cultura umanista anche nell’emozionante Cristo alla colonna (1490-99) mostrato, per l’occasione, senza l’imponente cornice dorata con cui siamo soliti ammirarlo. In quest’opera possiamo individuare i principi della rappresentazione rinascimentale non solamente nell’accurata veduta prospettica che si scorge dalla finestra aperta – ed evoca i paesaggi utilizzati come sfondo per i ritratti dall’amico Leonardo – ma, soprattutto, nel rappresenta la componente umana di Gesù, quasi  eccedendo nella veridicità descrittiva della sofferenza.
Bramante e gli artisti milanesi, 1490-1500 è il titolo dell’ultima sezione della mostra in cui i curatori giocano su un contrappunto costante tra le opere della collezione permanente, quali il Polittico delle Grazie di Vincenzo Foppa, la Crocifissione (1511 ca.) di Bramantino, Madonna con il Bambino tra i santi Ambrogio, Gregorio Magno, Agostino e Girolamo con Ludovico il Moro, Beatrice d’Este e i figli Ercole Massimiliano e Francesco (Pala Sforzesca) (1494-1495), e dipinti appartenenti a collezioni private. Tra quest’ultime segnaliamo i riquadri lignei con Angeli (1500 ca.) di Bernardo Zenale che, in origine, decoravano l’organo della cantoria di Santa Maria in Brera, ora appartenenti ad una collezione privata. Possiamo forse permetterci di affermare che la mostra rappresenta una bella opportunità per riportare a casa – e ricomporre nelle originarie relazioni – un patrimonio disperso nei secoli passati.
Come le precedenti iniziative, anche la mostra Bramante a Milano deve ritagliarsi spazio all’interno delle sale dell’esposizione permanente,  sollevando nuovamente l’annoso problema di mancanza di spazio all’interno dei locali della Pinacoteca. Fortunatamente, dopo gli opinabili allestimenti realizzati dall’ufficio tecnico interno, la Sovrintendenza per questa mostra ha affidato il progetto di allestimento all’architetto Anselmi che riesce sorprendentemente a ricavare nicchie ove meditare davanti alle opere e quinte scenografiche per ospitare i decori di palazzo Visconti.

Silvana Costa

 

La mostra continua:
Pinacoteca di Brera
via Brera, 28 (accesso disabili da via Fiori Oscuri, 2) – Milano
fino a domenica 22 marzo 2015
orario martedì – domenica  8.30 – 19.15; chiuso lunedì
la biglietteria chiude alle 18.40
www.brera.beniculturali.it

Bramante a Milano
Le arti in Lombardia 1477-1499
a cura di Sandrina Bandera, Matteo Ceriana, Emanuela Daffra, Mauro Natale, Cristina Quattrini
con Maria Cristina Passoni, Francesca Rossi
progetto e direzione dell’allestimento  Corrado Anselmi
con Andrea Damiano
grafica della mostra Emiliano Fioravanti – G&R Associati
 
Catalogo:
Bramante. Da Urbino a Milano
a cura di Daffra Emanuela , Natale Mauro, Quattrini Cristina, Ceriana Matteo
Skira/Pinacoteca di Brera, 2014
280 pagine, 132 colori e 6 b/n, 24 x 28 cm, brossura
prezzo 34,00 Euro
www.skira.net
 
Calendario approfondimenti:
a cura dei Servizi Educativi della Pinacoteca
appuntamenti compresi nel prezzo del biglietto d’ingresso
prenotazione consigliata (massimo 25 persone)
meeting point bancone accoglienza-biglietteria 15’ minuti prima.
Itinerario tematico
sabato 6 dicembre, ore 11.00
sabato 27 dicembre, ore 15.00
Mezz’ora con…
venerdì 12 dicembre, ore 11.00: Vincenzo Foppa, Madonna del tappeto (Sala XVIII)
venerdì 19 dicembre, ore 11.00: Bramantino, Crocifisso (Sala XV)

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