Capitale Umano

Attraverso le immagini delle persone e dei luoghi dove lavorano, la mostra in corso al MAST di Bologna punta l’attenzione sul ruolo determinante che il Capitale Umano ha sempre svolto nello sviluppo dell’economia e della società.

Lungo la via che, dalla stazione ferroviaria di Bologna, porta all’aeroporto, in una zona lambita dallo scorrere lento del fiume Reno, sorge l’articolata combinazione di parallelepipedi del MAST. Il termine è l’acronimo di Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia ed è utilizzato per identificare un complesso dedicato ad iniziative culturali e formative, sia aperte al pubblico che riservate delle attività aziendali di G.D. (parte della multinazionale COESIA), committente dell’edificio. Il progetto è firmato dallo Studio Labics di Roma che, nel 2005, ha vinto il concorso di architettura con questo gioco di volumi vetrati, dalle imponenti intelaiature in acciaio e rampe pedonali, che si pone a guisa di ideale connessione tra lo stabilimento industriale, il parco e la città.
Inaugurata a fine aprile, a ridosso delle iniziative per festeggiare il primo maggio, la mostra fotografica Capitale Umano celebra, nel cuore della rossa Emilia, una delle componenti fondamentali dello sviluppo industriale in ogni angolo del pianeta. Una rassegna di oltre duecentocinquanta scatti, tra opere su commissione, immagini d’artista e fotografie documentarie, racconta come, al di là dell’evoluzione tecnologica, l’apporto umano sia stato e rimanga un fattore strategico di ogni fase dell’attività produttiva. Questa esposizione, la terza curata da Urs Stahel con i materiali tratti dalla collezione della Fondazione MAST, affronta le diverse sfaccettature della tematica: dall’estrazione delle materie prime ai grandi impianti metallurgici, meccanici o tessili; dai cantieri stradali, ferroviari e navali alle centrali elettriche; dagli operai alla catena di montaggio agli imponenti uffici dirigenziali. Per necessità, l’ambito temporale analizzato è circoscritto alle importanti trasformazioni introdotte, tanto nei processi produttivi quanto a livello sociale, nel corso del XX secolo; tali innovazioni hanno generato, a cascata, forti ripercussioni sulla società nel suo complesso. Mentre dall’Unione Sovietica giungono esaltanti fotografie del livello di progresso raggiunto, in occidente, senza troppi filtri, i fotografi ci descrivono la solitudine degli emigranti, i disagi dei pendolari, le strutture per il dopolavoro che offrono alle persone occasioni di svago e formazione ma, soprattutto, gli effetti del crescente impegno dei sindacati – anche attraverso l’organizzazione di tanti scioperi – per la promozione di migliorie relative a salubrità e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Tra gli autori delle fotografie in mostra spiccano nomi noti di maestri della fotografia moderna che, in questa occasione, hanno saputo utilizzare il loro riconoscibilissimo stile per raccontarci le mille sfaccettature del Capitale Umano. Da Erich Lessing, che ha seguito l’epopea comunista nell’Europa orientale, ai ritratti del cecoslovacco Josef Sudek e del russo Max Alpert. Dalla crudezza degli scioperi milanesi di fine anni ‘60 documentati da Giancarlo Scalfati al fascino esercitato da The Table of Power (1993-95 e 2009-11) sull’artista olandese Jacqueline Hassink. Fuori dal coro, spettacolare come sempre, Sebastião Salgado spazia magistralmente dai drammatici chiaroscuri utilizzati per i minatori della Serra Pelada alle eleganti nuance di grigio delle avveniristiche industrie aereonautiche francesi.

Silvana Costa

La mostra continua:
MAST – Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia
via Speranza, 40/42 – Bologna
fino sabato 30 agosto 2014
orari: da martedì a sabato 10.00– 19.00
www.mast.org

Capitale Umano
a cura di Urs Stahel
oltre 200 fotografie documentarie realizzate da 41 artisti tra cui: Anselm Adams, Max Alpert, Robert Doisneau, Emanuel Evzeikhin, David Goldblatt,Brian Griffin, Jacqueline Hassink, Erich Lessing, Jery Lewczyński, Ugo Mulas, Sebastião Salgado, August Sander, Larry Sultan and Mike Mandel, Jakob Tuggener

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