Che storie!

Un affascinante viaggio alla scoperta delle ricche collezioni custodite in musei e archivi d’impresa italiani nella rievocazione di storie straordinarie di uomini, industrie ed oggetti che hanno lasciato il segno nella nostra società e nella nostra cultura e hanno contribuito a fare del Made in Italy un marchio che tutti ci invidiano.Nel nostro Paese esiste un immenso patrimonio sulla storia del design – che diviene a sua volta un osservatorio su società e tecnologia nel corso dell’ultimo secolo – rappresentato dai musei creati dalle singole imprese per custodirvi le proprie produzioni. Da queste realtà, alcune pubblicizzate e visitate, altre meno note, attingono i curatori in occasione delle tante mostre che celebrano la creatività italiana, dal prodotto finito al packaging, dalle soluzioni tecniche alla grafica pubblicitaria, compresa quella che si rinnova ogni anno al Triennale Design Museum a Milano.
Museimpresa – Associazione Italiana dei Musei e Archivi d’Impresa, nata a Milano nel 2001 per volontà di Assolombarda, ha scelto, giustamente, la settimana del Salone del Mobile per lanciare una mostra che divulgasse al grande pubblico il lavoro svolto in questo decennio, promuovendo oltre 50 realtà sparse in tutto il territorio nazionale. Ci sembra che la scelta di allestire l’evento a Palazzo della Ragione, cuore della vita cittadina in epoca medievale valorizzi ancor di più, a livello simbolico, l’innovazione come chiave del successo del Made in Italy nel mondo.
Il percorso espositivo si articola in cinque aree tematiche, ciascuna densa di informazioni, suggestioni e pezzi eccezionali, buona parte dei quali entrati a far parte della memoria collettiva. Nella prima, la più ricca, La storia e la memoria si analizzano i molti modi in cui l’evoluzione della società e quella della cultura materiale si siano mosse all’unisono; la complessità del tema è tale da doverlo articolare in diversi momenti. In apertura una riflessione su quanto i cambiamenti nel rapporto tra uomo e macchina si siano ripercossi sulla divisione dei ruoli, sui ritmi di vita oltre che nelle relazioni sociali sul luogo di lavoro sia che esso fosse una fabbrica, un ufficio, la campagna o un laboratorio di ricerca. Una timbratrice a muro e la rastrelliera porta cartellini datate anni ’50 provenienti dalla Dalmine, come accade in tanti film e documentari, anche in questa occasione sono posti a simboleggiare generazioni di lavoratori dipendenti che hanno ricostruito l’Italia nel dopoguerra, transitando il Paese nell’era industriale e terziaria. Oltre alle modalità di lavoro ed ai metodi di produzione – che, a cascata, necessitano di innovazioni nelle modalità di confezionamento, commercializzazione e promozione – dei beni, nella prima metà del XX secolo sono progressivamente introdotti nuovi materiali, a scapito di quelli tradizionali quali legno ceramica e vetro: in mostra, dagli archivi Pirelli, la lingerie modellante in lastex per cui furono coniati slogan quali “ il filato delle meraviglie”; il borghese servizio di bicchieri da whiskey nella versione marchiata Guzzini abbandona il cristallo per materiali infrangibili mentre riconosciamo nell’insalatiera datata 1954 forme e colori che sono tutt’ora in commercio. Tanti di questi prodotti ci sono divenuti famigliari ben prima di entrare nelle nostre case grazie a riuscite campagne di comunicazione di cui ammiriamo un’esauriente quanto varia carrellata: manifesti, calendari, oggetti promozionali oltre ad inserzioni sulla stampa ed in televisive iniziando con il celeberrimo Carosello. Ha un palco d’onore il gioco dell’oca con i bizzarri personaggi di Jacovitti per la campagna di sensibilizzazione contro lo spreco energetico, lanciata da ENEL 1984 mentre sulla parete scorrono i manifesti firmati Dudovich, Magritte, Munari e Testa; in una vetrina è infine offerto un assaggio delle opere d’arte custodite nei musei delle imprese: dai pupazzi lignei di Depero per Campari ai disegni realizzati da Folon nel 1968 per l’agenda Olivetti sino alle pezze di velluto operato datate 1934, provenienti dall’archivio Rubelli, create da Gio Ponti.
Al potere suggestivo di certi prodotti del design italiano, che trascende le mere motivazioni tecnologiche, economiche o di innovazione, è dedicata la seconda tappa della mostra: Il mito e la passione. Qui si palesano davanti agli occhi del visitatore veri e propri oggetti del desiderio di un immaginario collettivo che supera i confini nazionali: le scarpe di Ferragamo (che per l’occasione si associa a un altro mito, il personaggio di Marilyn Monroe, con le décolleté in coccodrillo cucite a mano per la diva nel 1958/59), la Ferrari qui presente nella versione da competizione con la F10, l’ETR 300, la macchina da scrivere Valentine disegnata da Ettore Sottsass per Olivetti nel 1969 e la leggendaria Isotta Fraschini.
La sezione successiva, Scoperta e meraviglia, svela invece cosa stia dietro ogni singolo oggetto, in termini di storia, cultura e tecnica, sia presentando una selezione di prodotti che attraverso filmati multimediali proiettati su schermi che ricordano quei tecnigrafi su cui sino a pochi anni fa stavano chini tecnici e creativi per tracciare i disegni da inviare al reparto produzione. Dai cavalli a dondolo – per l’occasione, dal Museo del cavallo giocattolo, sono giunti in prestito Pascal, Edoardo e Nicola – alla bicicletta, dalle berline sportive firmate Alfa Romeo ai sofisticati quadri di bordo per le automobili, dagli occhiali alle calzature e, poiché stiamo celebrando il Bel Paese, dalle macchine per l’espresso alle varie versioni della moka.
È proprio grazie all’esistenza dei musei di impresa che si conserva e valorizza l’eredità culturale industriale italiana permettendo di trovare nello studio del passato spunti per il futuro: questo è quello che ci ricorda la sezione Identità e innovazione con una carrellata degli esempi virtuosi: Kartell, Alessi, Zucchi la sua straordinaria collezione di blocchi decorati per la stampa a mano dei tessuti, Ducati, Peroni, Campari e Piaggio qui presente con il prototipo della Vespa realizzato da Corradino d’Ascanio nel 1945/46. A chiudere il percorso, una quinta sezione, istituzionale, rivolta alla valorizzazione dell’associazione Museimpresa che ha promosso questa ed altre iniziative di valorizzazione della cultura e della storia del costume italiano.

Silvana Costa

La mostra continua:
Palazzo della Ragione
piazza Mercanti 1 – Milano
fino a domenica 12 maggio 2013
orario: lunedì 14.30 – 19.30; da martedì a domenica: 09.30 – 19.30; giovedì: 09.30 – 22.30
ingresso gratuito

Che storie! Oggetti, miti e memorie dai musei e dagli archivi d’impresa
a cura di Davide Ravasi
sezione multimediale Riccardo Mazza / Interactive Sound
grafica Thomas Berloffa Design Studio
allestimento Sermedia
patrocinata da Ministero dei Beni Culturali e da Assolombarda
in collaborazione con MinaDesign
www.museimpresa.com

Share
Questa voce è stata pubblicata in design&grafica, Milano, Palazzo della Ragione e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.