Così è (forse)

Teatro del Simposio punta su un grande classico di Pirandello per dar vita a uno spettacolo complesso, nella messinscena e nei contenuti, che convince il pubblico della prima nazionale.

Il 18 giugno 1917, al Teatro Olimpia di Milano, debutta Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello, la trasposizione per le scene della novella La signora Frola e il Signor Ponza suo genero, pubblicata quello stesso anno nella raccolta E domani, lunedì…. A distanza di cento anni, sempre a Milano, è possibile assistere alla prima di Così è (forse), una libera riscrittura del melodramma dell’autore siciliano firmata da Francesco Leschiera e Giulia Lombezzi, in cartellone sino a domenica 11 novembre al Teatro Litta.
Libera, liberissima riscrittura, stravolgendo i singoli elementi prestesto di discussione nel testo pirandelliano e ricorrendo al consueto escamotage di traslare l’azione in un contesto più vicino alle persone in sala, rimuovendo vezzi e riti della società di inizio secolo. Eppure Così è (forse) è aderente alle tematiche della versione originale e dimostra l’immutata pregnanza del valore del messaggio morale – e dei dubbi filosofici – che lo scrittore insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1934 vuole trasmettere agli spettatori.
Al pubblico milanese convenuto per il debutto si presenta una situazione che ogni sera, in qualche galleria della città, si ripete inesorabile con i suoi riti e le sue ansie: l’inaugurazione di una mostra d’arte. Purtroppo per l’ambiziosa addetta stampa la galleria non è sita nella capitale italiana del lusso e del design ma in provincia e realizzare un evento indimenticabile, ottenendo il plauso del grande critico del momento giunto appositamente dalla metropoli, è garanzia di poter dare il via a una carriera di respiro internazionale. Ovviamente si tratterebbe finalmente di un lavoro vero e non dell’ennesimo stage mal retribuito cui si è adattata dopo aver conseguito un prestigioso master in comunicazione, per poi riparare nella galleria dello zio Lamberto Laudisi.
Ettore Distasio con fare tanto beffardo quanto enigmatico – che sconfina nel mefistofelico – offre una convincente interpretazione di Laudisi, l’alter ego di Pirandello. Egli si compiace nell’esemplificare al pubblico la teoria del relativismo conoscitivo e a svelare i piccoli grandi segreti che le persone presenti all’evento celano dietro l’immagine costruita con cura. Sarà capace di infrangere sino in fondo le convenzioni sociali – andando contro il proprio tornaconto economico – e far cadere anche la maschera della misteriosa artista che millanta un tragico passato solamente per attrarre curiosi al vernissage? E il celeberrimo critico (Andrea Magnelli), stanco del proprio ruolo pubblico, troverà il coraggio di dare un calcio ai propri privilegi e passare da opinabili creazioni artistiche alla meravigliosa semplicità della natura?
La percezione della realtà, il doppio, l’ossessivo bisogno di conformarsi alla classe sociale cui si ambisce appartenere, la curiosità e la meschinità umana sono solo alcuni dei temi fondanti il corpus delle opere pirandelliane cui Così è (forse) conferisce un ampio respiro e una frizzante vitalità. Agli attori il compito – portato egregiamente a termine – di tenere il proprio personaggio in equilibrio sul filo dell’umorismo senza cadere nel baratro del grottesco. Lo spettacolo risulta così spumeggiante al pari del vino che scorre copioso ai vernissage – spesso per distrarre dalla bruttezzza delle opere e, come di rado capita, angosciante eppure pieno di vita.
Il regista, dopo il coinvolgente successo di Opera Antigone, opta per una definitiva demolizione della quarta parete e muove con un complesso intreccio di voci, pensieri ed echi il folto gruppo di attori – e di sculture viventi – tra i luoghi del teatro: palcoscenico, platea, balconata e foyer. Una performance a tutto tondo in cui persino il pubblico da spettatore diventa egli stesso attrazione.
Leschiera e Lombezzi lanciano anche interessanti spunti di dibattito sull’arte che nella società contemporanea si fa – magnifica? – ossessione e, ironizzandoci un po’ su, dissertano a tutto tondo dalle mostre tradizionali alle esperienze multimediali, dalle sculture ready-made ai tableau vivant di Vanessa Beecroft. Il tutto con buona pace della custode della galleria Laudisi che chiede di non essere fotografata quando la si scambia, suo malgrado, per un’installazione artistica.
Di rimando sono poste sotto lente di ingrandimento anche le reazioni di quanti assistono a suddetti eventi: gli iper-critici, impassibili dinnanzi qualsiasi trovata; gli entusiasti a prescindere; i dannati della tecnologia che ormai osservano la realtà e serbano ricordi solo attraverso l’obiettivo dello smartphone – quante nuove novelle potrebbe trarne Pirandello – o gli pseudo-intellettuali all’ossessiva ricerca di significati reconditi.
Noi? Sebbene avvezzi al rigore con cui Teatro del Simposio approccia i grandi classici, dando vita a riscritture fresche – senza esimersi dall’introduzione di approfondimenti e contaminazioni – e dai toni onirici, ci siamo compiaciuti nel vederci ricordata l’estrema attualità del pensiero di Luigi Pirandello. Dopo decenni di letture e approfondimenti pensavamo onestamente lo scrittore avesse esaurito gli stimoli che poteva riservarci invece ci siamo sorpresi a lasciarci trasportare dal cinico humor di Così è (forse), immedesimandoci in personaggi e situazioni. Un ringraziamento quindi ad autori e attori per questa nuova produzione che, dopo Zio Vanja di Anton Čechov, dimostra l’incontenibile vitalità di un altro caposaldo del teatro, senza alterarne lo spirito o ricorrere a stucchevoli escamotage.

Silvana Costa

Lo spettacolo continua:
MTM Teatro Litta
corso Magenta 24 – Milano
fino a domenica 11 novembre 2018
orario: da martedì a sabato ore 20.30
domenica ore 16.30
www.mtmteatro.it
 
Così è (forse)
da Luigi Pirandello
da un’idea di Francesco Leschiera
drammaturgia di Giulia Lombezzi
con Ettore Distasio, Andrea Magnelli, Camilla Violante Scheller, Alice Bignone, Anahì Traversi, Ermanno Rovella
scene e costumi Paola Ghiano, Francesco Leschiera
luci Luca Lombardi
elaborazioni e scelte musicali Antonello Antinolfi  
assistente alla regia Alessandro Macchi  
grafica di Valter Minelli
regia Francesco Leschiera
produzione Teatro del Simposio
durata 1 ora e 30 minuti
prima nazionale
http://teatrodelsimposio.wixsite.com/teatrodelsimposio

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