Dai Visconti agli Sforza

A Palazzo Reale si racconta di quando, tra XIV e XVI secolo, l’estro artistico di autori di fama internazionale, coniugato con la competenza artigianale dei grandi maestri lombardi, trasforma Milano da crocevia di artisti provenienti da ogni angolo del mondo allora noto a vera e propria fucina di innovazioni stilistiche.

La mostra su Leonardo da Vinci (leggi la recensione), ospitata a Palazzo Reale di Milano da metà aprile a luglio inoltrato, è probabilmente uno degli eventi di punta promossi dal Comune in occasione di Expo 2015 eppure, per comprenderla sino in fondo, riteniamo sia indispensabile la visita ad Arte lombarda dai Visconti agli Sforza. L’esposizione, curata da Mauro Natale e Serena Romano offre una dettagliata rassegna sullo stato delle arti con cui Leonardo deve confrontarsi al suo arrivo nel Ducato di Milano: il lungo percorso di visita ci porta ad approfondire oltre due secoli di storia lombarda, indagando il ruolo strategico del mecenatismo dei Visconti e degli Sforza per lo sviluppo culturale e artistico delle peculiarità territoriali.
È una mostra dall’evidente impronta didattica che aiuta anche chi è a digiuno di storia medievale a focalizzare come a importanti eventi politici corrispondano momenti di fecondità figurativa che si esprimono, di volta in volta, con linguaggi e materiali diversi. Le sezioni che si susseguono nel percorso di visita mostrano l’evoluzione dell’arte lombarda dalla scuola giottesca a Bramante; il cuore dell’esposizione è tuttavia costituito da eccezionali esemplari di Gotico Internazionale che abbagliano il pubblico con la preziosità dei materiali e la raffinatezza dell’esecuzione. I numerosi, quanto interessanti, pannelli storici redatti da Edoardo Rossetti costituiscono momenti di approfondimento fondamentali per ripercorrere le gesta dei membri delle due signorie milanesi, da Azzone – cui si deve la salita al potere della famiglia Visconti – alla caduta di Ludovico il Moro alla vigilia dell’invasione francese.
Il titolo è un chiaro omaggio alla mostra omonima allestita nel 1958 con la curatela di Gian Alberto dell’Acqua e Roberto Longhi cui è dedicata una sala apposita, posta in chiusura del percorso di visita, ricca di documenti d’epoca e dominata dalla Circoncisione di Bernardo Zenale (1520 circa), dipinto allora fortemente voluto da Longhi. Quell’esposizione rappresenta il punto da cui Mauro Natale e Serena Romano sono partiti, arricchendolo con il frutto dei successivi sessant’anni di studi, portando approfondimenti sui maestri attivi in terra lombarda, identificando ulteriori opere e ricostruendo i singoli percorsi formativi. Oggi come allora riteniamo che un simile evento serva «a emancipare la storia dell’arte lombarda da questo senso di inferiorità che è radicato ancora in Giorgio Vasari», come scrive Roberto Longhi nel 1958 nell’introduzione al catalogo. Il trattatista toscano sceglie infatti di ignorare completamente gli artisti attivi nel Ducato milanese – non li cita in nessuna delle edizioni delle Vite (1550 e 1568) – ritenendo i loro lavori troppo distanti dal suo ideale, rappresentato dalla produzione di epoca classica. La tradizione culturale e artistica lombarda è, per certi versi, ancora oggi trascurata a favore di altre scuole regionali quali, per esempio, quella toscana. Eppure Milano, tra XIV e XVI secolo, è un importante polo ove soggiornano artisti da tutto il mondo allora noto che qui trovano terreno fertile per esprimere la loro creatività: pensiamo a Giotto, Leonardo, Bramante o alla confluenza di architetti, costruttori e decoratori transalpini coinvolti nell’edificazione del duomo.
L’allestimento concepito da Corrado Anselmi è complesso e spettacolare: ogni singola sala è strutturata in modo a sé stante al fine di valorizzare le differenti tecniche artistiche e le competenze artigianali dei maestri lombardi: dalla miniatura alla scultura su legno, dalla pittura su tavola all’affresco, dalle imponenti sculture in marmo alla minuta oreficeria, dalle terrecotte alle vetrate policrome. Seguendo l’evoluzione dei gusti, in apertura del precorso di visita, possiamo ammirare affreschi e sculture tra cui San Pietro martire (1330-1334) utilizzata da Giovanni di Balduccio per importare alla corte dei Visconti il linguaggio classicheggiante dei pisani, molto più morbido di quello allora in voga. Nelle sale successive prende il sopravvento la pittura mobile, sia su tavola che su volume: qui restiamo incantati dai preziosi volumi, molti dei quali concessi in prestito da istituzioni francesi perché, dopo la sconfitta di Ludovico il Moro nel 1499, i tomi della grande biblioteca viscontea e sforzesca di Pavia sono stati trasferiti oltralpe.
Il lungo ducato di Filippo Maria Visconti (1412-47) coincide con l’apice della grande stagione del Gotico Internazionale, un linguaggio cosmopolita per definizione, di eleganza formale, che nasce nelle corti dell’Europa centrale e si diffonde capillarmente nell’intero continente, con variazioni locali. Milano costituisce un importante centro di ricezione, produzione ed evoluzione e Michelino da Besozzo – sua la scintillante Madonna del roseto (Madonna con Bambino e Santa Caterina) (1420) utilizzata come immagine icona della mostra – ne è esponente di spicco. Con la salita al potere di Francesco Sforza si registra una vera e propria cesura rispetto al passato che non corrisponde a un nuovo programma culturale quanto alla disponibilità ad aprire la corte a nuove componenti culturali e artistiche. Il Gotico è ancora protagonista perché ben incarna il gusto del lusso della corte e resiste, elegante e seducente, fino agli anni Settanta del XV secolo; Bonifacio Bembo, poliedrico artista, perfetta espressione dello stile cortese, è il grande regista dei cantieri ducali.
Parallelamente nasce un grande interesse per la pittura del nord Europa: a partire dal 1440 i pittori fiamminghi – autori particolarmente apprezzati dagli umanisti – conquistano l’intera Europa grazie alla capacità di eseguire eccellentemente quella figurazione basata sulla varietà e sull’abbondanza di dettagli naturalistici teorizzata dall’Alberti. La grande ammirazione degli Sforza per questo stile, induce il duca a mandare Zanetto Bugatto a Bruxelles, a bottega da Rogier van der Weyden, per apprenderne la tecnica; in mostra i curatori sembra siano riusciti nella complessa opera di riunire tutto quanto attribuito a Bugatto, riconoscendo i suoi lavori tra quanti, in precedenza, genericamente ascritti al gruppo denominato Maestro della Madonna Cagnola.
Pochi metri più in là possiamo invece ammirare il rigore ruvido di Vincenzo Foppa: il celebrato autore del ciclo di affreschi della Cappella Portinari in Sant’Eustorgio (1464-68), formatosi tra Padova – alla bottega di Andrea Mantegna – e la Toscana propone alla corte il raffinato stile rinascimentale che finirà per imporsi con quel suo modo sobrio e razionale di rappresentare cose e luoghi. La mostra illustra con dovizia di esempi i tre principali modi di fare arte presenti in Lombardia nella seconda metà del XV secolo: tre stili complementari, che, grazie ad un fitto gioco di scambi e corrispondenze, sposa l’innovativa componente naturalistica leonardesca – aggressiva ed elegante – con la mai interrotta passione della corte per il lusso degli ori utilizzati per far risplendere qualsiasi superficie. Come l’idillio culturale degli Sforza si infrange nel settembre 1499, quando Ludovico il Moro scappa da Milano lasciando il Ducato in balia delle truppe di Luigi XII di Francia, così giunge al termine anche il percorso della mostra, dopo essersi sviluppato in modo continuo e coerente attraverso i secoli, lasciandoci sazi di bellezza e maggiormente consapevoli delle nostre origini culturali.

Silvana Costa

La mostra continua a:
Palazzo Reale
piazza Duomo, 12 – Milano
fino a domenica 28 giugno 2015
orari lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9.30-19.30;
giovedì e sabato 9.30-22.30
il servizio di biglietteria termina un’ora e mezza prima della chiusura
www.comune.milano.it/palazzoreale
 
Arte lombarda dai Visconti agli Sforza
Milano al centro dell’Europa
a cura di Mauro Natale, Serena Romano
promossa da Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
coprodotta da Palazzo Reale, Skira Editore
progetto espositivo Corrado Anselmi con Andrea Damiano
progetto di illuminazione Studio Balestreri Lighting Design – Barbara Balestreri con Lisa Marchesi, Paola Colombo, Luca Moreni
immagine coordinata e grafica di allestimento Dinamomilano – Bruno Stucchi con Chiara Galiano, Sara Murrone
www.viscontisforza.it
 
Catalogo:
Arte lombarda dai Visconti agli Sforza

Milano al centro dell’Europa
a cura di Mauro Natale, Serena Romano
con testi di Edoardo Rossetti, Marco Albertario, Marie-Pierre Laffitte, Laura Cavazzini, Marco Rossi, Emanuela Daffra, Francesca Tasso, Federico Cavalieri, Vito Zani, Stefania Buganza, Pier Luigi Mulas, Frédéric Elsig, Laura Binda
Skira, 2015
416 pagine, 302 colori e 30 b/n, 22 x 28 cm, brossura olandese
prezzo 44,00 Euro
www.skira.net

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