Teatro Menotti di Milano ospita due spettacoli di Danio Manfredini: Tre studi per una crocifissione e, in prima milanese, Cari spettatori.
Danio Manfredini, uno dei più grandi artisti della scena italiana contemporanea, è ospite al Teatro Menotti l’ultima settimana di gennaio con due spettacoli: Tre studi per una crocifissione (27 e 28 gennaio) e Cari spettatori (30 gennaio/1 febbraio), presentato in prima milanese.
Tre studi per una crocifissione ha debuttato nel 1992 ma, a distanza di oltre trent’anni, è ancora estremamente attuale per l’efficacia nel ritrarre una società incapace di vincere con la ragione l’ancestrale paura dell’ignoto. Una società che, al di là di proclami e slogan, non riesce ad abbattere le barriere del pregiudizio e traguardare una reale integrazione.
Il titolo dello spettacolo richiama alla mente l’omonima opera del 1962 di Francis Bacon, oggi esposta al Museo Guggenheim di New York. Entrambi gli autori limitano il riferimento all’arte sacra alla mera scomposizione dell’opera in tre parti, connesse tra loro dal tema di fondo. Osservare il dipinto di Bacon, così come assistere allo spettacolo di Manfredini, è un’esperienza intensa: mette di fronte alla sofferenza psicologica e al dolore fisico in tutta la loro crudezza. Non compare alcuna figura religiosa – al di là di quante invocate invano nella disperazione – che porti salvezza o anche un semplice ristoro all’anima. L’osservatore anzi ammutolisce dinnanzi alla rappresentazione del dolore causato dai e ai propri simili.
I tre personaggi protagonisti dei monologhi che compongono lo spettacolo sono condannati all’emarginazione a causa di scostamenti dalla massa e dalle sue convenzioni: si tratta di un paziente psichiatrico, di un transessuale e di uno straniero. Tre personaggi letteralmente crocifissi dalla società per le proprie diversità nel modo di essere e di sentire, moderni martiri condannati all’oblio già nel corso della vita che, non rassegnandosi a ciò, lanciano un disperato grido di dolore. Tre personaggi resi unici da un’infelice concatenazione di cause scatenanti e dalla loro evoluzione perché, parafrasando Lev Tolstoj nell’incipit di Anna Karenina, tutte le persone felici si somigliano; ogni persona infelice è invece infelice a modo suo.
Il primo è il ritratto di un uomo nella sala di un ospedale psichiatrico dove si aggira dialogando con i cari che non ci sono più. Il monologo nasce dalla lunga osservazione dei pazienti psichiatrici con cui Manfredini è venuto in contatto nel corso del suo percorso di ricerca: è un ritratto dal vero in cui l’attore ne ripropone il modo di parlare incerto, la postura chiusa in sé come a proteggersi dal mondo esterno, i salti repentini da un interlocutore all’altro nella speranza di arrivare a stabilire un dialogo diretto con Cristo. La scena si apre con una citazione dei versi con cui Dante inizia La Divina Commedia a creare un parallelismo con il percorso interiore del protagonista che aspira, pure lui, di arrivare al cospetto divino e trovare la pace o, anche solo, una minestrina calda.
Il monologo, tra i tre che compongono Tre studi per una crocifissione, è probabilmente quello dal più violento impatto su un pubblico che finisce per immedesimarsi in questo uomo dai solidi studi umanistici e con alle spalle una carriera condotta con successo, sino al punto in cui la sua mente devia dal percorso tradizionale. Una deviazione in cui ciascuno, in un pessimo momento della propria vita, può incorrere.
Un rapido cambio in palcoscenico, a sipario aperto, fa sì che Danio Manfredini, mentre esce da un personaggio per entrare nel successivo, offra anche il proprio corpo al pubblico, spogliato e indifeso come quello di Cristo sulla croce.
Il secondo monologo è una rilettura di Un anno con tredici lune (1978) di Rainer Werner Fassbinder. È il racconto di un uomo che, abbandonato da bambino in un orfanatrofio, trascorre la vita alla ricerca dell’amore, subendo violenze fisiche e morali dal compagno di turno pur di ricevere una parola d’affetto o una promessa di felicità. Una sottomissione psicologica sfociata in un annientamento di sé, prima a livello psicologico, poi fisico con l’operazione di cambiamento di sesso: una scelta compiuta per sudditanza emotiva e non perché a disagio con il proprio corpo maschile. Un’operazione con cui non riuscirà mai a convivere.
Il monologo dello straniero dell’ultimo studio per una crocifissione è invece tratto da La notte poco prima della foresta (1977) del drammaturgo francese Bernard-Marie Koltès. È una pièce in cui le parole cedono molto spazio alla danza, lasciando che le movenze del corpo esprimano appieno la rabbia dell’emigrato, solo ed emarginato, ritrovatosi senza riparo in una sera di pioggia. Danio Manfredini affascina il pubblico con la potenza e l’efficacia di questo momento di comunicazione non verbale universale, dimostrando di rimando come invece la parola sia la prima misura per segregare gli stranieri. La musica, unita al feroce battere i piedi sulle travi del palcoscenico, enfatizza la potenza drammatica della scena, avviluppando il pubblico in un crescendo di angoscia per un finale intenso e drammatico, decisamente distante dal lieto fine professato dalle religioni.
Tre studi per una crocifissione non contiene infatti alcun messaggio di speranza o promessa di redenzione: è uno straordinario viaggio nella tragica condizione in cui versano gli esseri umani emarginati dalla società.
Il silenzio assoluto che accompagna la rappresentazione, una volta conclusa, si tramuta in un lunghissimo applauso a Danio Manfredini a ringraziarlo per la superba prova appena offerta e per l’ostinazione nello sferzare gli animi contro il dilagare dell’indifferenza verso l’altrui sofferenza.
Silvana Costa
Lo spettacolo continua:
Teatro Menotti
via Ciro Menotti 11 – Milano
www.teatromenotti.org27 e 28 gennaio
Tre studi per una crocifissione
di e con Danio Manfredini
luci Lucio Lucà, Lucia Manghi
assistente alla regia Luisella del Mar, Vincenzo Del Prete
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
30 gennaio – 1 febbraio
Cari spettatori
regia, scene, costumi, testo e banda sonora Danio Manfredini
luci Loïc François Hamelin
con Vincenzo Del Prete, Giuseppe Semeraro
aiuto Regia Vincenzo Del Prete
produzione Teatro di Sardegna
prima milanese
