Il volo di de Pisis

Una bella mostra antologica rende omaggio all’eclettica figura di un pittore e scrittore che attraversa la prima metà del Novecento tessendo rapporti con importanti artisti pur restando sempre fedele al proprio stile lieve.

Inizia ottobre e al Museo del Novecento si registra un passaggio di consegne tra gli autori in mostra. Un passaggio a ritroso in cui Remo Bianco lascia il campo a Filippo de Pisis, suo maestro all’Accademia di Brera alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale.
Pier Giovanni Castagnoli, con la collaborazione di Danka Giacon, offre al pubblico una delle rassegne più complete sulla pittura di de Pisis mai organizzate. Per l’occasione sono giunte in prestito oltre 90 opere, collocate con ordine cronologico nelle 10 nuove sale messe a disposizione dall’adiacente Palazzo Reale. Successivamente l’esposizione, dal 20 marzo al 20 giugno, sarà ospitata a Palazzo Altemps di Roma dove le opere di de Pisis avranno modo di dialogare con capolavori di arte antica.
Filippo de Pisis nasce nel 1896 a Ferrara e lì, durante la Prima Guerra Mondiale, conosce e frequenta Giorgio de Chirico e Alberto Savinio. Quest’ultimo in particolare lo sprona ad applicarsi nel disegno e nella pittura al grido di “invece di cacciar farfalle caccia il tuo talento”, come ricorda la video-installazione che, nei primi giorni di mostra, ha coperto di farfalle i muri dell’Arengario. Risalgono a quegli anni, sotto l’influenza di siffatti maestri, i collage sperimentali astratti Natura morta isterica e Natura morta occidentale (1919) esposti all’inizio del percorso di visita.
Il Prof. Castagnoli sceglie Marina con conchiglie quale dipinto con cui aprire la mostra. Pur essendo noto che de Pisis si cimenta con il disegno sin dalla giovane età, questa opera realizzata in due fasi, inizialmente il paesaggio e poi nel 1916 le conchiglie, è la prima in cui compaiono insieme questi elementi ricorrenti della sua poetica. Tappe fondamentali per la formazione di Filippo de Pisis sono Bologna, dove frequenta la Facoltà di Lettere per assecondare la passione per la scrittura, e Roma, dove viene travolto dalle suggestioni dell’antico e organizza la prima mostra di disegni alla Casa d’Arte Bragaglia.
Dal 1925 al 1939 de Pisis vive a Parigi insieme ad artisti giunti da ogni parte del mondo per rinnovare il modo di fare arte sino ad allora concepito; tra loro ritrova gli amici conosciuti a Ferrara. Egli partecipa al vivace dibattito senza tuttavia mai aderire a nessun movimento, sviluppando uno stile originale ma di alta qualità che gli fa riscuotere successi sin dalla prima mostra parigina. La sua produzione spazia dal ritratto alla natura morta sino al paesaggio, generi questi ultimi due che l’artista declina in maniera originale, contaminandoli tra loro. Come abbiamo visto nell’iniziale Marina con conchiglie, le vedute naturalistiche diventano sfondo di simboliche composizioni di fiori, conchiglie o oggetti oppure, come Natura morta col martin pescatore (1925), compaiono sul tavolo sotto forma di dipinti, suoi o di colleghi del calibro di de Chirico (1928) o Goya (1925).
A Parigi, così come durante i soggiorni estivi in Cadore, a Milano, Venezia, Bologna e Roma, non è raro vederlo errare per le vie con le tele sottobraccio, alla ricerca dello scorcio ideale da dipingere, attorniato da una folla di curiosi. Sono una trentina le vedute parigine in mostra e restituiscono il sapore di una città vissuta con passione, dove i celebri monumenti che attraggono frotte di turisti restano sullo sfondo.
Avvicinandosi alla tela si può capire il metodo di lavoro di Filippo de Pisis, rigorosamente en plein air a guisa degli impressionisti ma con uno stile tutto suo: le pennellate si posano lievi e veloci, quasi accarezzando la tela, e poi, all’improvviso, esplodono in macchie di colore brillanti e corpose. È un espediente che in La cupola degli Invalidi e la torre Eiffel (1926) usa per segnare l’arrivo della primavera con le prime foglie verdi sugli alberi spogli e in Bagni di Ronchetto (1941) per i corpi dei bagnanti che balzano fuori dalla tela sotto forma di riccioli rosa dalla consistenza tridimensionale. Al contrario, Veduta veneziana (1939) e Canale a Venezia (1931) sono una mirabile opera di sottrazione: la parte chiara è semplicemente la tela non campita, una strategia che consente al pittore di catturare la luce morbida del pomeriggio e il riverbero dell’acqua sui muri dei palazzi lagunari.
I ritratti, come le vedute urbane, sono eseguiti fermando per strada persone che attraggono il suo interesse nel gran miscuglio etnico che popola Parigi come accade con Il moro di Haarlem (Testa di negro) (1926). A questi si aggiungono i vecchi montanari ritratti a Cortina d’Ampezzo negli anni Trenta e Il marinaio francese (1930) dove sullo sfondo compaiono elementi allegorici che rimandano alla metafisica de chirichiana. Con il Ritratto di Colette (1933), segnato da cancellazioni, abrasioni e ripensamenti, l’artista si aggiudica il Premio Roma 1951, uno dei tanti riconoscimenti che ne hanno punteggiato la carriera.
De Pisis trascorre il periodo bellico in Italia, a Milano e Venezia dove dipinge Grande natura morta (1944) e Grande paesaggio (1948) di dimensioni imponenti e inusitate per il suo repertorio ma probabili omaggi alla tradizione dei teleri. Nelle nature morte del periodo si può osservare come le accurate composizioni si riempiano sempre più di oggetti della memoria, presi in prestito dai tanti che saturano la sua casa lagunare. L’accumulo compulsivo è il primo indizio di un disturbo nervoso che nell’ottobre 1949 lo porta al ricovero a Villa Fiorita di Brugherio. Nel serrone della casa di cura per malattie mentali, adibito a studio, dipinge opere di una tristezza straziante tra cui, per esempio, Cielo a Villa Fiorita (1952) o Natura morta con ragnatele (1951).
Si arriva così al termine di un percorso di visita sviluppato sulla scia del crescendo delle emozioni di de Pisis, passando dall’entusiasmo giovanile alla curiosità per il mondo che lo circonda, da una fase introspettiva allo sconforto della malattia.
Un’ultima sala è dedicata all’approfondimento della figura di Filippo de Pisis con testi suoi, di critici e tanti aforismi che tappezzano le pareti, offrendo al visitatore l’opportunità di cogliere l’effettiva importanza di un pittore e di uno scrittore liquidato troppo frettolosamente dai libri di storia.

Silvana Costa

La mostra continua a:
Museo del Novecento
piazza Duomo 8 – Milano
fino a domenica 1 marzo 2020
orari lunedì 14.30 – 19.30
martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30
giovedì e sabato 9.30 – 22.30
il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
www.museodelnovecento.org

de Pisis
a cura di Pier Giovanni Castagnoli
con la collaborazione di Danka Giacon
promossa e prodotta da Comune di Milano – Cultura, Museo del Novecento
con la casa editrice Electa
progetto allestimento Alessandro Colombo
progetto grafico Leonardo Sonnoli, Irene Bacchi -studio Sonnoli

Catalogo:
de Pisis

a cura di Pier Giovanni Castagnoli
apparati Danka Giacon, Rossana Stellato    
Electa, 2019
22 x 28, 232 pagine a colori, 160 illustrazioni, brossura con alette
prezzo: 29,00 Euro
www.electa.it

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