Falsari illustri

Harry Bellet, storico dell’arte, giornalista nonché avvincente giallista, racconta ai lettori le storie di falsari capaci di beffare prestigiosi musei e titolati esperti. Artisti di talento, traditi da piccoli sottovalutati dettagli, consegnati all’onore della cronaca mondiale per l’imbarazzo sollevato dalle loro gesta.

L’intenzione è la discriminante nel distinguere tra una “copia” e un “falso”: non c’è nulla di illegale nel copiare l’opera altrui ma ci si guadagna l’epiteto di “falsari” quando si cerca di farla passare per autentica. È pur vero che molti personaggi consegnati alla storia come falsari hanno sottoposto con finta ingenuità le proprie creazioni ai massimi esperti del momento, lasciando fossero loro a stabilirne la prestigiosa origine e immetterle sul mercato come capolavori sino ad allora considerati perduti. La perizia nell’esecuzione, le accortezze tecniche necessarie per superare verifiche di laboratorio e la costruzione di documenti che ne provino i passaggi di proprietà nel tempo inducono a clamorosi errori di autenticazione che, quando scoperti, occupano le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, scatenando la caccia al falso.
In Falsari illustri il giornalista Harry Bellet snocciola senza pietà le percentuali di falsi presenti in musei pubblici e collezioni private, rivangando clamorosi errori di attribuzione, confessando come anche il suo occhio esperto sia stato in più occasioni tratto in inganno. Il volume, da poco edito da Skira, raccoglie la serie di articoli sull’argomento scritti da Bellet per il quotidiano Le Monde: la perfetta sintesi delle sue diverse competenze artistico-investigative. Tra tanti casi l’autore non manca di menzionare il ritrovamento a Livoro nel Fosso Reale, nel 1984, di alcune sculture di Modigliani: falsi etichettati come tali solamente in seguito alla confessione degli autori in un’intervista a Panorama. Pensiamo dunque a quanti contraffattori non sono stati ancora smascherati.
La creazione di falsi è un’attività che affonda le proprie origini nella notte dei tempi: ci sono esempi documentati realizzati nell’antico Egitto. In ogni epoca i falsari si dedicano a peculiari tipologie di manufatti: statue in epoca romana; editti e reliquie nel Medioevo; reperti di epoca classica dal Settecento in poi, venduti ai turisti come souvenir del viaggio in Italia. Harry Bellet, dimostrando un grande senso pratico e notevole ironia, sottolinea come questo imbroglio abbia limitato il numero di oggetti trafugati dal nostro Paese e abbia contenuto le depredazioni dei tombaroli.
Falsari illustri reca esempi degni del titolo, a iniziare da un giovanissimo Michelangelo che con la riproduzione di una statua di epoca romana si guadagna dall’incauto acquirente, il cardinale Raffaele Riario, l’invito alla corte papale. Prosegue quindi con El Greco che fa realizzare dai ragazzi di bottega copie dei suoi dipinti più acclamati per accontentare le innumerevoli richieste dei clienti. Il suo favorito sembra essere tuttavia Eric Hebborn, specializzato in disegni di ogni epoca e stile, che arriva a bacchettare il British Museum perché nella mostra dedicata ai falsi non ha esposto alcuna sua opera, obbligando i curatori alla disperata ricerca dell’intruso.
I falsari sono innegabilmente abili artisti, alcuni, a ben guardare, riconoscibili per uno stile proprio: per esempio Wolfgang Beltracchi, John Myatt e Pei-Shen Qian, una volta smascherati e regolati i conti con la giustizia, proseguono la carriera di pittori con una produzione originale, ottenendo anche un discreto successo. Le pene per tale crimine sono infatti esigue: se falsificare denaro rappresenta un reato gravissimo commesso ai danni dello Stato, falsificare un’opera d’arte è un atto trattato con grande condiscendenza. Alcuni autori diventano addirittura i beniamini del pubblico che segue le cronache giudiziarie attraverso i media: Han van Meegeren, passato alla storia come “Vermeer redivivo”, diviene una sorta di eroe nazionale per aver beffato Hermann Göring con Maria Maddalena che lava i piedi di Cristo.
Ovviamente Harry Bellet non tralascia di narrare episodi epici accaduti in Francia, dal caso della preziosa Tiara di Saitaferne acquistata dal Musée du Louvre al processo a Eugène Legros, uno dei più celebri mercanti di falsi, attivo tra Europa e America. La carriera di Legros si conclude con una condanna inflittagli da un tribunale parigino che, secondo Le Monde, ha motivazioni più opportunistiche che reali: “l’aspetto più grave per i magistrati è […] il discredito che questa vicenda ha gettato sul mercato dell’arte di Parigi, i cui acquirenti si sono allontanati a favore di altre capitali” (pag. 62). La condotta di Legros diventa in un certo senso il capro espiatorio per giustificare il progressivo e irreversibile spostamento da Parigi a New York della capitale dell’arte mondiale, prima dell’arrivo della globalizzazione del mercato.
Nel capitolo conclusivo, Piccolo manuale del falsario, Harry Bellet, ispirato dall’ormai introvabile prontuario pubblicato da Eric Hebborn e prendendo spunto dagli errori che hanno permesso di smascherare i falsari illustri, fornisce utili consigli per quanti vogliano intraprendere tale attività. Attività forse rischiosa ma non dimentichiamo che, come dimostrano le aste milionarie, c’è una domanda di opere d’arte di gran lunga superiore all’offerta del mercato.

Silvana Costa

Falsari illustri
di Harry Bellet
Skira, 2019
14 x 21 cm, 128 pagine, brossura
prezzo: 19,00 Euro
www.skira.net

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