Fashion

“Dobbiamo fare di Vogue un Louvre” disse Edward Steichen ad Edna Woodman Chase negli anni ’20. Allo Spazio Forma si racconta del percorso che ha portato nell’era moderna una delle riviste di moda più apprezzate del mondo.Gli autori degli scatti esposti sino ad aprile allo Spazio Forma sono pietre miliari della storia della fotografia di moda, ascesi all’Olimpo della fama e noti anche a chi non è un adepto del fashion system. Bisogna anche aggiungere che, in realtà, i lavori di molti di questi fotografi sono già sbarcati a Milano, protagonisti di meravigliose personali che hanno goduto di gran risonanza mediatica, ospiti della Galleria Carla Sozzani.
Il percorso si snoda attraverso un secolo di vita della casa editrice Condè Nast (fondata nel 1909) e, in particolare, del suo periodico di punta: Vogue. Si narrano i contributi portati non solo dai fotografi di talento che hanno collaborato con la rivista ma anche delle scelte lungimiranti dei direttori che hanno saputo valorizzare i giovani sconosciuti o degli smacchi inferti ad Harper’s Bazar – la rivista diretta concorrente di Vogue – commissionando alle celebrità del momento eccezionali servizi poi consegnati alla storia.
Il racconto inizia con Edward Steichen, colui che rivoluziona il modo di fare fotografia di moda costruendo ambientazioni sofisticate in cui far muovere le modelle, scolpendo i volumi degli abiti e valorizzando i tessuti con un sapiente uso della luce, portandola a livelli qualitativi sino ad allora impensabili. In mostra possiamo ammirare anche uno scatto firmato da Man Ray che Steichen aveva avuto modo di conoscere a Parigi durante gli anni della sua formazione, poi invitato a collaborare con la testata. I fotografi si susseguono sulle pareti dello Spazio Forma, in una sequenza di immagini che passano dal bianco e nero al colore, mentre gli orli si alzano e le donne si emancipano; i formati delle stampa aumento progressivamente, in proporzione al livello di fama raggiunto dall’autore. La curatrice ha predisposto una profusione di didascalie per accompagnare i visitatori, sottolineando le peculiarità del fotografo ma, soprattutto, spiegando come sia entrato nell’universo Condé Nast e con quali innovazioni stilistiche abbia contribuito al lustro della casa editrice. Ricostruendo i passaggi delle firme più illustri tra Vogue ed Harper’s Bazar si riesce ad immaginare quanto acre sia stata la battaglia tra le due testate per riuscire a confezionare un prodotto elegante che ne facesse aumentare l’apprezzamento dei lettori. Ampio spazio è lasciato anche ai talenti che hanno raggiunto la notorietà grazie all’intuito dei direttori delle varie edizioni europee di Vogue, non ultima quella italiana.
Ovviamente la mostra rappresenta anche un interessante osservatorio sulla storia della moda e del costume del secolo appena concluso e siamo sicuri che una buona fetta del pubblico sia stato attratto da questo fattore. Non bisogna però trascurare altre due interessanti risvolti di quest’evento legate alla figura femminile. Il primo, forse più superficiale, racconta di come sia cambiato il corpo delle donne, non per causa dell’evoluzione della specie quanto per il mutamento dei canoni estetici nel tempo: dalle tornite dame di inizio secolo, alle silfidi degli anni ’70 che Mary Quant manda a spasso per Carnaby Street con le sue coloratissime minigonne, alle statuarie icone degli anni ’90 sino ai giorni nostri quando, ad ogni nuova stagione, si ripropone la polemica sul (ridotto) peso delle modelle. Il secondo è indubbiamente più interessante ed assume connotazioni sociologiche: il cambiamento del modo di ritrarre la donna e, di conseguenza, gli input che si fornivano alle lettrici. Sembra una fattore veniale, ma se consideriamo il progressivo aumento di tiratura della testata, passando da strumento per addetti ai lavori a guida di stile per le masse, il potere di diffondere certi modelli femminili a discapito di altri è elevato: si tratti di mogli amabili, suffragette arrabbiate, grintose donne in carriera, frizzanti groupie o le intramontabili femme fatale che tanto sembrano suggestionare la fantasia maschile.

Silvana Costa

La mostra continua a:
Forma
piazza Tito Lucrezio Caro, 1 – Milano
orari: martedì-domenica dalle 10 alle 20; giovedì e venerdì dalle 10 alle 22; lunedì chiuso
www.formafoto.it

Fashion
Un secolo di straordinarie fotografie di moda dagli archivi Condé Nast
fino a domenica 7 aprile
a cura di Nathalie Herschdorfer
progetto realizzato da FEP – Foundation for the Exhibition of Photography Minneapolis/Paris/Lausanne, in collaborazione con Forma
fotografie di: James Abbé, Miles Aldridge, Diane Arbus, Antony Armstrong-Jones (Lord Snowdon), Art Kane, David Bailey, Serge Balkin, André Barré, Michael Baumgarten, Cecil Beaton, Erwin Blumenfeld, Guy Bourdin, Henry Clarke, Clifford Coffin, Corinne Day, Baron Adolf De Meyer, Patrick Demarchelier, André Durst, Arthur Elgort, Hans Feurer, Toni Frissell, Arnold Genthe, Milton Greene, René Habermacher, Ben Hassett, Horst P. Horst, George Hoyningen-Huené, Mikael Jansson, Constantin Joffé, Bill King, William Klein, Barry Lategan, Peter Lindbergh, George Platt Lynes, Man Ray, Herbert Matter, Craig McDean, Frances McLaughlin-Gill, Raymond Meier, Gjon Mili, Lee Miller, Sarah Moon, Ugo Mulas, Nickolas Muray, Helmut Newton, Norman Parkinson, Irving Penn, Denis Piel, John Rawlings, Terry Richardson, Herb Ritts, Paolo Roversi, Franco Rubartelli, Richard Rutledge, Satoshi Saïkusa, Daniel Sannwald, Jerry Schatzberg, David Seidner, Charles Sheeler, Edward Steichen, Bert Stern, Sølve Sundsbø, Mario Testino, Michael Thompson, Eric Traoré, Deborah Turbeville, Inez Van Lamsweerde/Vinoodh Matadin, Willy Vanderperre, Tony Viramontes, Chris von Wangenheim, Tim Walker, Albert Watson, Ben Watts, Bruce Weber

Catalogo:
Fashion. Un secolo di straordinarie fotografie di moda dagli archivi Condé Nast
prefazione di Todd Brandow
saggi di Nathalie Herschdorfer, Sylvie Lécailler, Olivier Saillard e un’intervista esclusiva con Franca Sozzani direttore di Vogue Italia
Contrasto Due, 2012
26x31cm; 208 illustrazioni, 103 a colori; 296 pagine
49,00 Euro

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