Il nuovo lavoro di Corrado d’Elia è uno spettacolo potente, incentrato su Galileo Galilei a rievocarne l’inarrestabile frenesia di comprendere il mondo intorno a sé. Un ritratto che lascia ampio respiro alla componente umana e famigliare, mettendo sotto i riflettori il profondo conflitto interiore tra rispetto dei dogmi della fede e progresso scientifico.
Teatro Leonardo di Milano ospita la prima nazionale di Galileo, oltre le stelle di e con Corrado d’Elia. Lo spettacolo, in scena fino a domenica 16 marzo, prende l’avvio dalla vita privata di Galileo Galilei per spiegare come dalle sue curiosità, dai suoi dubbi e dalle sue vicende personali egli tragga forza per il proprio lavoro.
Galileo è probabilmente una delle menti più vivaci di tutti i tempi. Sin dai primi anni di scuola infatti si apprende come i suoi studi astronomici abbiano confermato la teoria eliocentrica di Copernico. Il suo nome si ripropone insistentemente nel corso del ciclo di studi, associato a molteplici discipline scientifiche ma pure alla letteratura, alla filosofia e alla storia. Una molteplicità di contributi trattati singolarmente, come fossero episodi slegati tra loro e non il frutto del fluire delle riflessioni di una mente poliedrica e reattiva alle stimolazioni derivanti dal mondo esterno.
Corrado d’Elia allo scienziato e all’uomo di lettere antepone il ruolo di figlio, padre, amante e cittadino ricoperto da Galileo. Nasce così un ritratto in versi, appassionato e vibrante, che va ad aggiungersi alla galleria ideale dell’autore dedicata a personaggi le cui gesta – reali o frutto della fantasia di scrittori – possono ispirare il pubblico del nuovo millennio. Accostando d’Elia a Galileo è indiscutibile riscontrare affinità nella passione infusa da entrambi nel proprio lavoro, alimentata dalla costante osservazione del mondo che li circonda e dal tentativo di restituirne una lettura – uno con un testo teatrale e l’altro con una formula matematica – ai propri contemporanei.
Galileo, oltre le stelle fa breccia nel cuore e nella mente dell’uomo e dà evidenza alle correlazioni tra vita privata e pubblica. Racconta per esempio come la necessità di provvedere alla famiglia numerosa lo induca ad accettare di trasferirsi a Padova, sede di una delle più prestigiose università dell’epoca, conseguendo grazie a quel peculiare contesto risultati non raggiungibili altrove. D’Elia va quindi oltre, elenca i mille “perché” sul funzionamento del mondo che ne affollano la mente da bambino, come accade a tutti i suoi coetanei; ricorda l’invenzione di compasso e cannocchiale; si sofferma sul rapporto con Marina Gamba da cui nascono tre figli e, in particolare, quello con la figlia Virginia cui scrive sino alla fine dei suoi giorni lettere dense di dolcezza. Uno spazio importante d’Elia è ovviamente riservato al rapporto tra scienza e fede, ai mille dubbi di uno scienziato desideroso di condividere con il mondo il frutto delle proprie scoperte, non con l’intento di far vacillare la fede in Dio ma per il dovere di far progredire la ricerca scientifica, di contribuire alla conoscenza del cosmo e delle leggi che lo regolano.
Il ritmo della narrazione è un crescendo, alla pari dell’ardore profuso da Galileo nel proprio lavoro che si rinvigorisce a ogni avanzamento compiuto nel lungo cammino di ricerca. La musica, analogamente, si fa a ogni capitolo della vita di Galileo via via più maestosa sino a toccare vette di struggente lirismo nel descrivere lo struggimento interiore di un uomo ormai anziano cui si chiede di rinnegare le conclusioni cui è giunto dopo decenni di ricerca per aver salva la vita. L’uomo, provato nel fisico da una lunga prigionia, abiura ma lo scienziato non ci sta e sussurra al pubblico quell’ “eppur si muove” consegnato al mito.
Tre semplici parole che riscattano Galileo dall’aver ceduto alla debolezza di non voler finire arso vivo come Giordano Bruno. Una debolezza che non inficia una vita spesa a squarciare il muro di superstizioni e – perché no? – di credenze religiose per comprendere e condividere il funzionamento dell’universo. Un percorso compiuto con umiltà, analizzando meticolosamente i dati in suo possesso e confrontandosi con i colleghi per un dialogo costruttivo gettando le fondamenta della scienza moderna. Un percorso di ricerca della verità che porta alla conoscenza e, con essa, alla libertà che oggi servirebbe idealmente prendere a modello per non abbracciare supinamente opinioni e idee imposteci dall’alto e cercare di elaborare un proprio pensiero originale suffragato dai fatti, sia da quelli evidenti, sia da quanti taciuti. Una verità poi da urlare, come fa Corrado d’Elia dal palcoscenico, per svegliare le persone dal torpore indotto dai media a servizio del potere.
La conoscenza che come una luce fende il buio dell’ignoranza da metafora si fa realtà grazie all’installazione ideata da Chiara Salvucci per Galileo, oltre le stelle. Una serie di lenti, collocate su basi rotanti, quando colpite dai fari creano coni di luce che vanno a squarciare il buio in cui è immersa la platea del Teatro Leonardo. Lenti disposte sul palcoscenico intorno a Corrado d’Elia a semicerchio, a ricordare i pianeti che, mentre ruotano su sé stessi, compiono un’orbita intorno al Sole. Un allestimento minimalista eppure potente, capace con pochi elementi e il gioco di proiezioni sul fondale di strizzare l’occhio al prezioso contributo di Galileo nel dimostrare che, a dispetto dell’apparenza, la Terra “eppur si muove”.
Silvana Costa
Lo spettacolo continua:
MTM Teatro Leonardo
via Andrea Maria Ampère, 1 – Milano
fino a domenica 16 marzo 2025
orario: da martedì a sabato 20.30
domenica 16.30
www.mtmteatro.itGalileo, oltre le stelle
di e con Corrado d’Elia
assistente regia Marco Rodio
scene e grafiche Chiara Salvucci
assistente scene Chiara Negrisoli
tecnico luci Francesca Brancaccio
tecnico audio Matteo Gobbi
produzione Compagnia Corrado d’Elia
durata 75 minuti
prima nazionale

