Il grido della scultura

Un’accurata selezione di opere vuole ricostruire il percorso artistico dello scultore Giovanni Paganin (1913-1997) che giunge a Milano, appena venticinquenne, ed entra in contatto con Ernesto Treccani e il gruppo di Corrente.

Dopo la bella mostra incentrata sulle ceramiche e sui vetri di Ernesto Treccani (leggi la recensione), alla Fondazione Corrente di Milano ci attende una nuova monografica dedicata alla scultura. Protagonista è Giovanni Paganin, artista legato a doppio filo al Movimento di Corrente grazie a cui,  nel 1941, alla vigilia della partenza per il fronte, riesce a organizzare la sua prima personale, esponendo quelle sue sculture apparentemente ancora allo stato grezzo eppure così vitali ed emozionanti.
L’allestimento di Giovanni Paganin. Il grido della scultura rispetta uno schema ormai consolidato alla Fondazione: nella sala al piano seminterrato sono collocate le sculture, i dipinti ed i disegni più significativi mentre nella biblioteca trovano spazio gli schizzi di studio e una ricchissima documentazione d’archivio, fondamentale per ricostruire le tappe di una carriera eccezionale. Le vicende umane e artistiche di Paganin hanno la fortuna di intrecciarsi con quelle degli esponenti di Corrente nel tracciare un capitolo, tanto emozionante quanto poco esplorato, della cultura del Novecento. Nel catalogo che accompagna l’esposizione Patrizio Paganin ricorda come il padre «entra subito in contatto con il gruppo di Corrente, che è appena stato fondato e che egli sente istintivamente vicino alla propria concezione dell’arte, caratterizzato com’è da quella volontà di realismo che a suo giudizio è la condizione sine qua non dell’arte, quel suo proclamare un’idealità o comunque una feconda contiguità tra arte e vita».
Protetti sotto le teche allineate lungo i muri della biblioteca, i documenti d’archivio raccontano di come Giovanni Paganin, nel 1939, pochi mesi dopo l’arrivo a Milano dalla natia Asiago, riceva la visita di Ernesto Treccani e Duilio Morosini – uno dei critici d’arte più famosi dell’epoca – che, affascinati dalla forza delle sue opere, gli propongono di organizzare di lì a poco una mostra nei locali della Bottega di Corrente. Poco più in là possiamo ammirare una rara copia del piccolo catalogo della seconda personale di Paganin, allestita alla  Galleria Borgonuovo nel 1947, accompagnato da una recensione di Treccani. Gli intensi reportage in bianco e nero di Toni Nicolini dimostrano infine come Paganin prenda frequentemente parte con le sue sculture alle collettive realizzate su Corrente; significativo è il suo contributo alla mostra dedicata agli scultori di Corrente, nel dicembre 1979, curata da Raffaele De Grada. Nell’introduzione al catalogo Zeno Birolli si interroga su chi fossero gli scultori ascrivibili a questo Movimento che, per propria definizione, mai ha avuto la caratteristica di un gruppo chiuso, mai ha prodotto un manifesto programmatico o un elenco degli artisti che ne facessero parte. Dall’esame di quanto pubblicato sui fogli della rivista o esposto nelle mostre organizzate negli anni precedenti, Birolli deduce che «erano caratteri dell’orientamento di Corrente scultura l’antimonumentalismo, l’antagonismo alla tradizione dei valori plastici, la ripresa appassionata e talvolta anche acerba della garbosità pittorico plastica dell’impressionismo [….] tutto ciò che si avvicinava alla potenza espressiva dei pittori e comunque la tendenza antinovecentista». A questo gruppo, conclude Birolli, appartengono Luigi Broggini, Sandro Cherchi, Lucio Fontana, Nino Franchina, Luigi Gross, Manzù, Gastone Pancera e, naturalmente, Giovanni Paganin.
Paganin, desideroso di partecipare al dibattito culturale in corso a Milano nel dopoguerra, frequenta numerosi circoli artistici, entrando in contatto con i protagonisti di quel momento di grandi trasformazioni; a ricordo di quel periodo fecondo, in mostra è presente una copia del Manifesto del realismo di Pittori e scultori noto col nome di Oltre Guernica, stilato con Testori, Vedova, Morlotti, Peverelli, Tavernari, Dova, Bonfante, Ajmone e Bergolli.
Scesi nella sala inferiore siamo accolti da alcuni passaggi di  Gridare e testimoniare  un testo con cui Paganin si rivolge, con parole forti, contro chi usa l’arte per addolcire le contraddizioni, contro chi toglie efficacia alla ricerca dell’artista, contro quei filoni artistici esornativi – impostisi sul panorama artistico ben prima dell’era fascista – che riprendono gli elementi dell’estetismo classico e rinascimentale. Le sue sculture sono la lampante espressione di uno spirito ribelle che non accetta il quotidiano come unica realtà possibile, sono la concretizzazione plastica di una grande vis polemica che, nel tentativo di raccontare una società dolente e ferita, raggiungere le vette dell’efficacia plastica, pittorica e poetica. Paganin riesce a dare una forma concreta alla drammaticità: Giovanni Testori, riferendosi alle sue sculture, utilizza l’eficace metafora “gangli di materia ferita”. Sono opere essenziali, prive di orpelli e sovrastrutture che possano distrarre dal messaggio che deve apparire nella sua immediatezza; ci colpiscono subito al cuore come i proiettili che, nel corso dei due conflitti mondiali, hanno trapassato soldati e civili, sollevandoli in aria con le braccia aperte come un Cristo in croce e sbattendoli in terra esanimi, piegati su sé stessi. I corpi di militari e civili martoriati dalla guerra – pensiamo a Caduta (1971) o a Prigioniero (1970) – che riaffiorano ciclicamente nei ricordi e nelle sculture di Paganin, non sono tanto quelli visti durante la campagna d’Albania nel 1941 quanto quelli che giacciono nei boschi attorno ad Asiago, che gli si parano dinnanzi quando a sei anni, al termine del primo conflitto mondiale, fa ritorno nel paese natio.
Nell’esperienza artistica di Paganin ci sono anche significativi episodi di disegno e pittura, come la mostra ben evidenzia: su entrambi i piani sono esposti intensi disegni a carboncino dal vero. Restiamo colpiti da Tre nudi femminili (1968), una versione moderna delle Grazie, e dai grandi oli su tela della serie Cacciata dal Paradiso terrestre dei progenitori (1985-97), dominati dal rosso in tutte le sue sfumature, corredati da una ricca serie di disegni preparatori delle figure di Adamo ed Eva. Nelle quaranta opere in mostra, per la maggior parte inedite, provenienti dalla collezione della famiglia dell’artista e da raccolte private, il corpo umano compare nudo per poterne mettere maggiormente in risalto la plasticità delle forme nei ritratti virili e la sinuosa morbidezza nelle figure femminili.
Come a chiudere le fila di un percorso di ricerca, stima e amicizia con gli esponenti di Corrente – iniziato tre quarti di secolo fa – tra le numerose sculture in bronzo e gesso in mostra è stato posizionato il Nudo accoccolato, già esposto nel 1941 e, in occasione della collettiva del 1979, donato alla Fondazione. Non mancano infine i ritratti stropicciati di Duilio Morosini (1975) ed Ernesto Treccani (1975), mentori e compagni di un lungo cammino artistico.

Silvana Costa

La mostra continua alla:
Fondazione Corrente
via Carlo Porta 5 – Milano
fino a venerdì  30 gennaio 2015
orario: martedì, mercoledì e giovedì ore 9.00-12.30 e 15.00-18.30, venerdì ore 15.00-18.30 ingresso libero
su prenotazione sono possibili visite guidate per gruppi e scuole sia alla fondazione che alla mostra
www.fondazionecorrente.org
 
Giovanni Paganin
Il grido della scultura
a cura di Giorgio Seveso
in collaborazione con Patrizio Paganin
tredici sculture in bronzo, due gessi, ventidue disegni su carta e cartoncino, due dipinti, fotografie e documenti d’archivio
 
Catalogo:
Giovanni Paganin. Il grido della scultura
testi di Giorgio Seveso e Patrizio Paganin
edizioni Fondazione Corrente, 2014

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