Federico e Giulietta

Un allestimento onirico caratterizza la messinscena della storia cui Federico Fellini lavora a più riprese nel corso della carriera, sperimentando diverse forme di narrazione e di sviluppo del personaggio di Giulietta, sospesa tra la dolcezza dei ricordi e la tristezza della quotidianità.

Questo è l’anno in cui ricorre il centenario della nascita di Federico Fellini, venuto alla luce il 20 gennaio 1920 a Rimini. Un anniversario importante, celebrato al Teatro Franco Parenti di Milano con la riproposizione dello spettacolo Giulietta, tratto dall’omonimo racconto felliniano pubblicato una trentina d’anni fa. È questa una nuova produzione del monologo già andato in scena nel 2004, sempre con l’adattamento teatrale di Vitaliano Trevisan e la regia di Valter Malosti. Nell’anno del debutto la pièce ha collezionato il Premio Hystrio per la regia e l’Ubu a Michela Cescon quale migliore attrice.
All’ingresso in sala, grazie al sipario spalancato e a Roberta Caronia – l’attrice protagonista di questo nuovo allestimento – già in scena, si può immediatamente cogliere uno dei temi cari a Fellini: il circo. L’immensa gonna che intrappola la protagonista – come Winnie di Giorni felici di Samuel Beckett – occupa una gran porzione del palcoscenico ed è concepita da Patrizia Tirino come un tendone per spettacoli itineranti. La scenografia sviluppata da Paolo Baroni completa l’insediamento circense con i pali che tendono le funi su cui si librano i manichini-acrobati. Giulietta ha il viso coperto da uno spesso strato di cerone, due pomelli rossi disegnati sulle guance e una retina in testa come stesse finendo di travestirsi da clown prima di esibirsi per il pubblico. Un travestimento analogo a quello che la donna, raffinata esponente della borghesia, adotta quotidianamente per celare a parenti e conoscenti il tormento interiore che la dilania.
La storia sviluppata per il teatro a partire dal racconto dato alle stampe nel 1989 in molti punti si sovrappone alle vicende narrate in Giulietta degli spiriti (1965), il primo lungometraggio a colori diretto da Fellini, a testimonianza di come l’idea originaria si sia evoluta nel tempo fino a trovare la sua espressione migliore.
La protagonista condivide il flusso dei suoi pensieri con il pubblico in sala come in una seduta psicoanalitica, come in un sogno in cui quotidianità, ricordi, paure e desideri si trasfigurano e si fondono tra loro per dar vita a quel magico mondo che Federico Fellini ha fatto conoscere attraverso i suoi capolavori. Roberta Caronia prigioniera della gonna è metafora di Giulietta intrappolata in schemi sociali e, per questo, infelice nonostante i tentativi di evasione che, anzi, sono fonte di umiliazione e ulteriore infelicità.
Le ore scorrono leggere quando Giulietta si isola nel suo universo fatto di ricordi di cui, anche quando tristi o  drammatici, riesce a cogliere una sfumatura buffa o un risvolto ironico. Ricordi che partono dall’infanzia durante il regime fascista e sono punteggiati dalle avventure vissute con il nonno morto da tempo. L’avo è un autentico mattacchione che ha saputo godersi la vita fino in fondo e compare alla nipote adulta in forma di spirito per esortarla a vivere con maggior leggerezza d’animo. Sono molti gli spiriti che aleggiano nell’aria negli 80 minuti di performance, senza suscitare terrore ma solo a ricreare il clima respirato da Federico Fellini e Giulietta Masina nel corso delle sedute con maghi, veggenti e spiritisti cui assistevano con trasporto.
Giulietta intreccia svariate questioni nel corso dello spettacolo, sollevando riserve morali e obbligando il pubblico a districarsi tra diversi livelli temporali, luoghi e umori con la stessa agilità di un funambolo del circo. Un percorso complesso che assorbe completamente l’attenzione dello spettatore intento a cogliere riferimenti e allegorie, accompagnato in questo viaggio metafisico nella poetica di Fellini dal suggestivo gioco delle luci di Francesco Dell’Elba e dalle musiche originali di Giovanni D’Aquila.
Un viaggio da cui non si può che tornare con la mente alleggerita dalle sovrastrutture che impediscono di guardare oltre il tangibile.

Silvana Costa

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Franco Parenti – Sala Grande
via Pier Lombardo, 14 – Milano
dal 13 al 15 luglio  2020
www.teatrofrancoparenti.it

Giulietta
dal racconto Giulietta
(ed. Diogenes Verlag 1989 / il Melangolo, 1994)
di Federico Fellini
adattamento teatrale di Vitaliano Trevisan       
uno spettacolo di Valter Malosti
con Roberta Caronia
scene Paolo Baroni
luci Francesco Dell’Elba
costume Patrizia Tirino
marionette Gianni Busso
musiche originali Giovanni D’Aquila
progetto sonoro Valter Malosti
ricostruzione e rielaborazione del suono Fabio Cinicola
assistente alla regia Alba Manuguerra
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa
si ringrazia Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare
la prima versione dello spettacolo è stata realizzata da Teatro di Dioniso
in collaborazione con Teatro Regio di Torino / Piccolo Regio Laboratorio
con il patrocinio di FELLINI 100. Celebrazioni per il Centenario della nascita di Federico Fellini
durata 77 minuti

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