Gli innamorati

Al Teatro Franco Parenti, Andrée Ruth Shammah propone un testo di Carlo Goldoni che intrappola il pubblico in un intreccio dove si ride e ci si riconosce nelle dinamiche amorose che l’autore veneziano ha saputo orchestrare con grande acume e infinita umanità.

La nuova compagnia del Franco Parenti, sotto la guida di Andrée Ruth Shammah, affronta un classico del teatro italiano: Gli innamorati di Carlo Goldoni. Il pubblico accoglie la prova con grande entusiasmo, ridendo per l’intera durata dello spettacolo e premiando il cast, a fine serata, con svariati minuti di applausi.
Il candore dei costumi, che fungono anche da quinte, e degli animi dei personaggi è l’elemento dominate di tutta la storia. Sebbene anche in questa commedia troviamo egregiamente espressi i tipici elementi del teatro goldoniano, l’impertinenza dei servi e l’ironia – condita con tagliente sarcasmo – risultano tuttavia contenuti rispetto agli eccessi farseschi di altre opere, forse più note, per lasciare spazio alla purezza dell’amore tra due giovani nella Milano del XVIII secolo. Il termine purezza tuttavia non tragga in inganno. Seppur profondamente innamorata di Fulgenzio, Eugenia, in parte provata dall’attesa che giunga il momento in cui riceverà la proposta di nozze, in parte gelosa della cognata, conduce il giovane in una vorticosa sequenza di capricci, stoccate ed insinuazioni. Se, innegabilmente, il vantaggio principale di un bisticcio per futili motivi è il piacere di fare pace, le continue schermaglie amorose istigate da Eugenia non si limitano a fare uscire di senno Fulgenzio ma mettono in apprensione l’intera servitù. Con grande buonsenso, l’avvocato Ridolfo, la premurosa Lisetta – cameriera delle due signore – e Tognino – il servitore di Fulgenzio – si prodigano per far riconciliare ogni volta i due innamorati. A tale coro si aggiunge Flamminia sorella di Eugenia, rimasta vedova di un modesto commerciante e, a causa delle ristrettezze economiche, obbligata a tornare a vivere nella casa dello zio. Con amore Flamminia ammonisce la sorella, ricordandole come Fulgenzio sia talmente innamorato di lei da essere disposto a sposarla anche senza dote: elemento non trascurabile alla luce del fatto che i loro averi sono stati interamente dilapidati dallo zio loro tutore.
L’arrivo del conte Roberto d’Otricoli, nobiluomo amico dello zio, invitato per ammirarne la collezione d’opere d’arte, sarà risolutivo o servirà solamente a incrementare la dose di astuzie, strepiti, svenimenti, pianti e minacce di togliersi la vita? Purtroppo Fabrizio, zio di Eugenia, orbo della passione esistente tra i due giovani, trama per far fidanzare la nipote con il ricco ospite, complicando ulteriormente la situazione. Aiutato dal fedele Succianespole, Fabrizio si premura di imbandire un banchetto luculliano cui tutti sono invitati. Tutti, compresa Clorinda, la detestata cognata di Fulgenzio.
La grande esperienza nella regia accumulata da Andrée Ruth Shammah le permette di dirigere con meticolosità degna di un coreografo il frenetico viavai di interpreti – alcuni, per esigenze sceniche, alle prese con più personaggi – in un vivacissimo tourbillon di abbracci, rincorse, frustate e pianti sotto gli occhi sbigottiti e divertiti della servitù. Il pubblico segue partecipe, a tratti incitando la scena o abbandonandosi sconfortato sulla poltrona quando le vicende sembrano prendere un’infausta direzione, dando luogo a un coinvolgimento corale che parte dal palcoscenico e arriva sino alle ultime, gremite, file della platea.
Marina Rocco, che già abbiamo ammirato in spettacoli di Filippo Timi (leggi la recensione), si cala magistralmente nei panni capricciosi di Eugenia, dando vita ad un personaggio dalla forte carica mimica, sospeso tra la poesia dell’amore e l’irragionevolezza della gelosia. Silvia Giulia Mendola nel ruolo di Flamminia ed Elena Lietti in quello di Lisetta completano la triade protagonista di questa commedia di Carlo Goldoni: sono innegabilmente le donne le reali protagoniste in scena. Alternando strepiti e sagacia, sorrisi radiosi ed astuzia, charme e buonsenso, padrone e cameriera indirizzano le azioni di Fulgenzio, Fabrizio e del conte Roberto d’Otricoli molto meglio dell’avvocato Ridolfo, facendo sì che il lieto fine possa arridere a Gli innamorati.

Silvana Costa
F.A.-gli-innamorati-31

Lo spettacolo continua:
Teatro Franco Parenti – Sala Grande
via Pier Lombardo, 14 – Milano

fino a domenica 7 dicembre
www.teatrofrancoparenti.it
 
Gli innamorati
di Carlo Goldoni
regia Andrée Ruth Shammah
scene e costumi Gian Maurizio Fercioni
luci Gigi Saccomandi
musiche Michele Tadini
con Marina Rocco e Matteo De Blasio, Roberto Laureri, Elena Lietti, Alberto Mancioppi, Silvia Giulia Mendola, Umberto Petranca, Andrea Soffiantini
drammaturgia Vitaliano Trevisan
collaborazione a scene e costumi Angela Alfano
regista assistente Fabio Cherstich
assistente allo spettacolo Diletta Ferruzzi
direttore dell’allestimento Alberto Accalai
direttore di scena Marco Pirola
elettricista Lorenzo Giuggioli
fonico Davide Marletta
sarta Simona Dondoni
foto di scena Fabio Artese
scene realizzate dal Laboratorio F.M. Scenografie
produzione Teatro Franco Parenti
durata 105 minuti

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