House Housing

Una storia inattuale dell’architettura e dei beni immobiliari in diciannove episodi presenta una carrellata significativa di casi di studio a confutare le tesi proposte da Rem Koolhaas per la 14. Mostra Internazionale di Architettura.Nel primo weekend di giugno, parallelamente all’inaugurazione della 14. Mostra Internazionale di Architettura, nei palazzi veneziani, è tutto uno sbocciare di iniziative – ufficiali, collaterali o antitetiche – volte ad approfondire le tematiche proposte da Rem Koolhaas, direttore di questa edizione della Biennale. Sotto il titolo di Fundamentals Koolhaas raccoglie in realtà tre manifestazioni complementari: Absorbing Modernity 1914-2014, Elements of Architecture e Monditalia, finalizzate ad immaginare il futuro della disciplina attraverso lo studio di quanto accaduto in questo ultimo secolo.
Come sempre controcorrente, tra le tante iniziative in corso, abbiamo scelto di dare spazio a House Housing, un progetto pluriennale di ricerca, condotto dal Temple Hoyne Buell Center for the Study of American Architecture della Columbia University, che si colloca in posizione antitetica rispetto alle linee guida dettate da Koolhaas alle rappresentanze nazionali ufficiali. Leggiamo nei comunicati stampa che  “Absorbing Modernity 1914-2014 è un invito rivolto ai padiglioni nazionali che mostreranno, ciascuno a modo proprio, il processo di annullamento delle caratteristiche nazionali, a favore dell’adozione quasi universale di un singolo linguaggio moderno e di un singolo repertorio di tipologie.” Ebbene, la mostra allestita all’interno della base in laguna della Columbia University, porta diciannove casi di studio, scelti dai ricercatori statunitensi tra episodi di edilizia residenziale intrapresi tra il 1910 e il 2014, a dimostrare che quanto ci viene proposto come fondamentale altro non è che un artefatto storico, soggetto a mille declinazioni differenti. Le leggi del mercato immobiliare imperanti in un determinato momento storico e in un delimitato luogo geografico hanno il potere di condizionare, a cascata il valore dei terreni, la dotazione di servizi e infrastrutture nell’area, finanziamenti per le imprese edili prima e per l’acquisto o l’affitto dell’abitazione poi, la tipologia e giù sino alla scelta delle singole componenti  costruttive, a prescindere dal prestigio dell’architetto che ha sviluppato il progetto dell’intervento.

Una figura ricorrente nelle diciannove tappe del percorso di visita è quella di Frank Lloyd Wright, che nel 1910 conquista l’Europa grazie a Ausgeführte Bauten und Entwürfe von Frank Lloyd Wright, una monografia pubblicata da Wasmuth Verlag dedicata ai progetti elaborati tra il 1893 ed il 1909,tra cui quello per un’abitazione economica. È datata 1932 Broadacre City, una proposta per nuovi insediamenti utopici ispirati alle idee  jeffersoniane di auto-sussistenza agricola dove, a ogni cittadino è assegnato un acro di terreno per consentirgli di vivere nel verde e sopravvivere alla grande depressione.
Nel 1937, invitato a Mosca in veste di ospite d’onore al congresso Internazionale degli Architetti, Wright spende molte parole di ammirazione per lo spirito collettivo del popolo russo, per l’opposizione alla speculazione ed allo sfruttamento privato della terra, guadagnandosi l’avversione dei media statunitensi. L’ultimo episodio presentato in mostra, legato a Frank Lloyd Wright  sembra derivare dalla lezione sociale appresa il Russia: sette residenze comunitarie, in stile usoniano, destinate ad alcuni docenti della Michigan State University Nel 1939 la Federal Housing Administration nega il finanziamento per la costruzione del complesso asserendo che tali edifici, privi di tetto a spiovente e di altri elementi peculiari dell’architettura tradizionale, rappresentano un pessimo investimento immobiliare.
Anche l’edificio a Santa Monica ristrutturato da Frank O. Gehry per farne la propria residenza, con il suo stile decostruttivista, inizialmente inquieta gli abitanti del quartiere che in quell’ammasso di lamiere e pannelli in compensato vedono una minaccia al valore delle proprie abitazioni. La storia ha poi dimostrato che nel tempo, la vicinanza a questo edificio – annoverato su guide di architettura e riviste patinate – ha contribuito all’aumento dei prezzi delle proprietà del vicinato.

Poco oltre, seguendo il percorso di visita, ci imbattiamo nel racconto sul prototipo di casa prefabbricata, monofamiliare, commissionata nel 1944 dalla rivista California Arts and Architecture, ed arricchita dai più moderni ritrovati della tecnica, adattando a uso domestico le tecnologie sviluppate nel corso della II Guerra Mondiale per supportare i soldati al fronte. Molto triste si rivela invece la sorte della casa modello americana, destinata all’edizione 2010 della fiera annuale organizzata dall’Associazione Nazionale dei Costruttori di Case. In seguito al ritiro del principale finanziatore della realizzazione del prototipo, la casa non solo non viene esposta ma viene pure pignorata e messa all’asta per un valore nettamente inferiore a quello di mercato.
Se nel 1952 viene fondato House & Home, periodico finalizzato a promuovere il modello residenziale monofamiliare, suburbana, nel 2000, a San Francisco, vede la luce la rivista Dwell dalle cui pagine si lancia il ritorno in auge della residenza urbana, dando spazio a progetti di intervento contraddistinti da definizioni quali “pre-fab”, “sostenibili” e “piccoli”.

A livello socio economico risulta estremamente illuminate la carrellata  sulle misure a supporto dello sviluppo immobiliare residenziale, a partire dal programma varato nel 1918 dalla United States Housing Corporation per costruire case e servizi destinati alle famiglie degli operai  dell’industria bellica. Nel 1962 la Chicago Housing Authority, privilegiando interventi di nuova costruzione a quelli più onerosi di recupero e risanamento urbano, consegna agli inquilini il complesso William Green Homes composto da 1.096 unità abitative. Si prosegue con le tredici new town finanziate grazie al programma Title VII New Communities del US Department of Housing and Urban Development e attuate, con success,o da società immobiliari che oggi ritroviamo quotate in borsa. Procedendo nella visita apprendiamo  come le esenzioni fiscali concesse a partire dal 1986 con la Tassa Federale per Credito Abitativo a Bassi Redditi, successivamente sia stata estesa anche agli interventi realizzati dalle comunità religiose senza scopo di lucro. Il crollo del mercato immobiliare, a causa della contingenza economica ancora in corso, ha permesso agli esponenti delle classi più povere e disagiate di insediarsi all’interno di enclave sino ad allora protette, portando con sé un carico di violenza in grado di scatenare violenti fatti di sangue come accaduto nel 2012 in una gated community a Sanford, Florida.

Ogni caso è illustrato con una straordinaria ricchezza di materiali, da proiezioni di filmati d’epoca a video ufficiali della Casa Bianca scaricati direttamente dalla pagina web ufficiale, da ritagli di stampa a foto di archivio a pubblicità d’epoca, in modo da contestualizzare nel proprio, specifico, contesto socio-culturale. Un percorso nella politica residenziale statunitense in cui sono evidenziati risultati positivi e clamorosi fallimenti, a testimonianza di come, la miriade di fattori in gioco ad ogni intervento, non consenta di estrapolare un’illuminate ricetta di successo.

Silvana Costa


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La mostra continua:
Casa Muraro
Calle Barbaro, Dorsoduro 350 – Venezia
fino a lunedì 16 giugno 2014
orario 14.00 – 18.00

House Housing
Una storia inattuale dell’architettura e dei beni immobiliari in diciannove episodi
progetto pluriennale di ricerca condotto da Hoyne Buell Center for the Study of American Architecture – Columbia University
a cura di Jacob Moore, Susanne Schindler,
con la direzione di Reinhold Martin
coordinatore del gruppo di ricerca Marcelo López-Dinardi
gruppo di ricerca Óskar Arnórsson, Lluis Alexandre Casanovas Blanco, Erik Carver, Blair Dargusch, Francisco Diaz, Leslie Klein, Sigmund Lerner, Diana Martinez, Pollyanna Rhee, Jack Schonewolf, Manuel Shvartzberg Carrió, Micah Stroup
grafica e allestimento MTWTF, Designers – Glen Cummings, Aliza Dzik http://buellcenter.org

Eventi collaterali:
tavola rotonda
sabato 7 giugno
presieduta da Reinhold Martin
a cura di Jacob Moore, Susanne Schindler
co-organizzata da Gaia Caramellino – Politecnico di Torino
ospiti Stefano Boeri – Politecnico di Milano, Marie Antoinette Glaser – ETHZ, Juan Herreros – ETSAM e Columbia GSAPP, Michael Ryckweart – Vrije Universiteit Brussel, Paola Viganò – IUAV, Ludovico Centis – IUAV, SUNY Buffalo
è necessaria la prenotazione da effettuarsi alla pagina
www.eventbrite.com/e/fundamental-13-real-estate-and-the-housing-question-tickets-11606468259

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