Teatro Elfo Puccini, da decenni il palcoscenico milanese per eccellenza della drammaturgia contemporanea in lingua inglese, ripropone la pièce di Ella Hickson incentrata all’ascesa al trono di Elisabetta I d’Inghilterra.
I corpi di Elizabeth, la pièce di Ella Hickson ispirata alla figura della regina Elisabetta I d’Inghilterra, a due anni dal debutto torna in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano prima di proseguire il tour italiano.
L’autrice utilizza il racconto dell’ardua ascesa al potere della giovane Elisabetta, figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena, quale metafora di una società moderna ancora saldamente ancorata al sistema patriarcale, sia nella vita pubblica, sia nel privato.
I corpi di Elizabeth prevede la presenza in scena di soli quattro attori impegnati a ricoprire più parti – Elena Russo Arman, Maria Caggianelli Villani, Enzo Curcurù e Cristian Giammarini – e una serie di piani temporali intrecciati tra loro a dimostrare come Elisabetta sin dall’infanzia sia una pedina manipolata e sfruttata a soddisfare le brame di potere altrui.
La concezione allegorica dello spettacolo è sottolineata nel prologo metateatrale in cui la stessa Elisabetta adulta guarda con dolcezza alla sé adolescente interrogandosi sul significato della paura. I personaggi si trovano quindi a muoversi tra i pochi elementi della scenografia, concepiti da Carlo Sala con forme essenziali a offrire l’opportunità di comporli di volta in volta in modo diverso a dar vita ai diversi ambienti. L’opulenza della corte e il rango dei personaggi è restituito grazie all’utilizzo dei meravigliosi tessuti d’arredo forniti al Teatro Elfo da Carlo Belgir, ricamati con grandi motivi floreali – tralci di cardo, simbolo dei Tudor, insieme alle rose e al trifoglio – utilizzati come fondali o per i suntuosi costumi disegnati da Ferdinando Bruni rielaborando i modelli cinquecenteschi in chiave fiabesca.
Swive [Elizabeth], il titolo originale è tradotto da Monica Capuani in un più elegante I corpi di Elizabeth. Swive è un termine arcaico e popolare per indicare il rapporto sessuale, un atto che Ella Hickson non descrive mai nello spettacolo e nemmeno lascia intendere sia stato compiuto. I dialoghi sottolineano piuttosto come Elisabetta sin da adolescente si riveli abile nel ventilarlo come possibile ricompensa a quanti la proteggano o ne agevolino l’ascesa al trono alla morte del fratello Edoardo VI e della sorella Maria. Il corpo è l’unica merce di scambio della giovane Elisabetta, privata dal padre del titolo di principessa e del diritto alla successione, prima rinchiusa nella torre di Londra e poi isolata in campagna sotto l’occhio vigile di tutori, tra cui la matrigna Anna di Clèves e il marito Thomas Seymour.
È commovente ascoltare Elisabetta ricordare quando a tre anni viene abbandonata sola e al buio, nell’indifferenza totale, mentre la madre è portata via per essere giustiziata: un trauma che le insegna a contare sulle sue sole forze, facendo tesoro di ogni esperienza compiuta. Elisabetta è pertanto furiosa con la sorella Maria che ha trovato spianata la via per il trono, sia per la cessione del potere al marito Filippo II di Spagna reo della restaurazione del cattolicesimo in Inghilterra, sia di aver fatto della disperata ricerca di un erede la propria missione di regina.
Ella Hickson inanella una folta serie in scene in cui nobiluomini, sempre più anziani di Elisabetta, incaricati di vegliare su di lei e guidarla attraverso le insidie della corte inglese, cercano di manovrarne le gesta come fosse un burattino. Non si sottrae a tale malcostume nemmeno Robert Dudley, il presunto amante, né William Cecil, il suo primo consigliere, che ne mette in dubbio il diritto a essere nominata capo supremo della chiesa anglicana. Elisabetta, già in giovane età, dà prova di saper gestire con avvedutezza armi prettamente femminili quali innocenza e vulnerabilità, fascino e capacità di seduzione, senza mai apparire meschina o consumata da brama di potere: è sempre chiaro che ogni azione nasce dall’istinto id sopravvivenza in un ambiente a lei estremamente ostile.
Punto di forza di I corpi di Elizabeth è riuscire a dimostrare l’arguzia di Elisabetta nel contrastare le manovre maschili, un’abilità che matura parallelamente alla consapevolezza di sé, del ruolo cui è destinata e delle sfide da affrontare. È quindi doveroso aggiungere come il nobile lignaggio, anche quando Elisabetta assurge al trono, non rappresenti esattamente un’agevolazione e quanto le pressioni subite siano identiche a quelle subite delle donne nel lavoro.
Un ulteriore punto di forza risiede nei quattro attori in scana, capaci di fluire con naturalezza da un personaggio all’altro, connotando con decisione ciascuno di essi al fine di evitare di confondere il pubblico. Elena Russo Arman è il perno attorno ruotano i differenti piani temporali in cui si articola I corpi di Elizabeth: lei interpreta la regina Elisabetta, Catherine Seymour e Maria Tudor. Maria Caggianelli Villani ricopre invece il ruolo di Elisabetta da giovane, di sua cugina Katherine Grey, inizialmente sua succeditrice, e di una lavandaia che saprà fornire alla regina un interessante argomento di riflessione. Cristian Giammarini è l’intrigante William Cecil mentre Enzo Curcurù interpreta sia Thomas Seymour sia Robert Dudley.
I registi dello spettacolo sono Cristina Crippa ed Elio De Capitani, una coppia di artisti capaci, dall’alto di un’esperienza pluridecennale, di confrontarsi con la giusta ironia al testo di Ella Hickson. Un testo incentrato su un periodo decisamente drammatico della vita di Elisabetta I e dell’Inghilterra, sospesa tra lotte intestine per il diritto alla successione di Enrico VIII e pesanti ingerenze dall’estero. Una biografia proposta dall’autrice quale modello di riferimento per una lotta al patriarcato in cui si usi l’intelligenza e non la forza per farsi largo nel mondo professionale.
Un testo portato in scena da Crippa e De Capitani con eleganza e ironia, incastrando tra loro i diversi piani temporali con la stessa naturalezza con cui la mente spazia attraverso i ricordi. La narrazione è ben cadenzata e anche nella rievocazione dei momenti più drammatici della vita di Elisabetta i due registi evitano di accentuarne il pathos, privilegiando il tono epico usato nella mitologia per rievocare gli anni della formazione dell’eroe.
Un’idea di regia supportata dalla splendida prova offerta da Elena Russo Arman, eccellente nel bilanciare astuzia, malizia, ironia e solennità quando impersona la regina Elisabetta e abile nell’accostarsi al grottesco quando nel ruolo di Maria.
I corpi di Elizabeth merita dunque un posto in cima alla lista degli spettacoli da non perdere in questa Stagione. È una pregevole combinazione di testo arguto, ottima regia ed eccellente recitazione, dall’indubbio merito di solleticare le coscienze a dimostrazione di quanto la storia, anche quella di quasi mezzo millennio fa, possa essere ancora oggetto di acceso dibattito.
Silvana Costa
Lo spettacolo continua:
Teatro Elfo Puccini – Sala Shakespeare
c.so Buenos Aires 33 – Milano
fino a domenica 15 febbraio 2026
www.elfo.orgI corpi di Elizabeth
di Ella Hickson
traduzione Monica Capuani
regia Cristina Crippa, Elio De Capitani
con Elena Russo Arman, Maria Caggianelli Villani, Enzo Curcurù, Cristian Giammarini
scene Carlo Sala
costumi Ferdinando Bruni
luci Giacomo Marettelli Priorelli
suono Gianfranco Turco
assistente alla regia Alessandro Frigerio
assistente alla regia stagista Giorgia Bolognani
assistente scenografa Roberta Monopoli
aiuti Elisa Gelmi e Camilla Longoni (stagista)
assistente ai costumi Elena Rossi
sarte Ortensia Mazzei, Elena Rossi e Ilaria Strozzi
sarte stagiste Fiamma Teoldi, Giulia Lucato, Grazia Ieva
scenografie e costumi realizzati dai laboratori del Teatro dell’Elfo
produzione Teatro dell’Elfo, Teatro Stabile del Veneto
durata 1 ora e 55 minuti senza intervalloIl tour
17 / 20 febbraio
Teatro Duse, Genova
26 febbraio / 1 marzo
Teatro delle Muse, Ancona
7 / 8 marzo
Teatro Pirandello, Agrigento
19 / 22 marzo
Teatro Del Monaco, Treviso

