La biografia di Nadia Comăneci, trasposta per le scene da Federico Riccardo e restituita con grande intensità da Claudia Bianchi, convince e conquista il pubblico anche per merito di una minuziosa ricostruzione del contesto storico in cui si svolgono i fatti.
Il 17 e 18 aprile ad Alta Luce Teatro di Milano è andato in scena Il 10 perfetto. Storia di una ginnasta, lo spettacolo di chiusura della Stagione 2025/26.
Il 10 perfetto è lo straordinario risultato ottenuto nel 1976 alle parallele asimmetriche da Nadia Comăneci ai Giochi Olimpici di Montréal. Un punteggio pieno mai registrato prima nella storia della ginnastica artistica, indubbiamente inatteso dall’organizzazione, a giudicare dai tabelloni luminosi non predisposti per la doppia cifra, ma non da quanti hanno ammirato la giovanissima atleta rumena volteggiare con movimenti fluidi, senza alcun timore o esitazione. Nadia Comăneci a soli 14 anni viene consegnata al mito e, ancora oggi, a cinquant’anni di distanza – complice un regolamento che eleva a 16 anni l’età minima per partecipare ai Giochi – resta la più giovane ginnasta ad aver vinto un oro olimpico.
Il testo di Federico Riccardo, portato in scena da Claudia Bianchi con la regia di Cecilia Vecchio, si propone di indagare quanto e come quel risultato abbia condizionato il resto della vita di Nadia Comăneci.
Nel 1976 Nicolae Ceaușescu è alla guida della Romania da quasi un decennio, la popolazione dopo un iniziale benessere si ritrova sprofondata in condizioni di estrema povertà, situazione aggravatasi negli anni Ottanta con il razionamento del cibo, dell’energia elettrica e dei combustibili per il riscaldamento a causa dell’aumento delle esportazioni nel tentativo di ripianare il forte debito pubblico. La Romania, alla pari degli altri Paesi afferenti al blocco comunista sovietico, dà molta importanza all’attività sportiva per formare i giovani alla disciplina. Lo Stato inoltre setaccia ogni angolo del territorio alla ricerca di nuovi talenti da esibire nelle competizioni internazionali a dimostrazione dell’efficacia del proprio sistema di governo.
Nadia a soli sei anni viene notata da Béla Károlyi che la prende sotto la propria ala protettrice – se così si può definire – sottoponendola a intensi allenamenti quotidiani, vessazioni psicologiche e diete rigide, portandola in pochi anni a imporsi nelle competizioni, ottenendo così di entrare di diritto nella nazionale olimpica. La giovane affronta le prove olimpiche di ginnastica artistica con rigore e disciplina: come un soldato esegue gli ordini così lei porta a termine i propri esercizi sperando in un buon piazzamento solamente per ambire a porzioni extra di cibo. Ottiene molto di più: conquista l’oro nel concorso generale individuale, alla trave e alle parallele asimmetriche, un argento nel concorso generale a squadre e una medaglia di bronzo al corpo libero, diventando un’autentica eroina nazionale. La celebrità le porta inviti alla dimora di Ceaușescu, dove cibi di ogni tipo sono disponibili in grandi quantità, ma pure la espone a pesanti pettegolezzi, alla curiosità della stampa e a una stretta vigilanza del regime che teme possa fuggire come molti altri atleti del blocco sovietico e come lo stesso Béla Károlyi che nel 1981 chiede asilo politico negli USA.
La pressione e l’attenzione eccessiva spingono Nadia Comăneci a cercare una via di fuga e finalmente, la notte del 27 novembre 1989, a pochi giorni dalla caduta del regime, riesce a raggiungere l’Ungheria, riparando da lì in Austria e, poi, in Nord America dove si costruisce una nuova vita. Il 10 perfetto inizia proprio da quella fatidica notte: Claudia Bianchi, nel ruolo di Nadia Comăneci, entra in scena indossando strati su strati di abiti, scarpe robuste, un caldo colbacco e uno zaino abbastanza piccolo per non rallentare la fuga ma sufficientemente capiente da custodire i ricordi più cari della vita lasciata alle spalle. Si guarda intorno con circospezione, cammina bassa, quasi strisciando nel fango, per non farsi scoprire dalle guardie di confine, e solo quando riesce finalmente a superare il confine con l’Ungheria si concede il meritato riposo e inizia a raccontare.
Rievoca i trionfi in competizioni internazionali mentre indossa con orgoglio le tre medaglie d’oro conquistate a Montréal, spiegando al pubblico quanto dolore fisico e psicologico le siano costate e quanto poi abbia continuato a pagarle, esibita ella stessa come un trofeo del regime comunista, come un animale del circo che, al termine dell’esibizione, torna a essere richiuso in gabbia. Descrive le desolanti condizioni in cui versa la Romania al momento della sua fuga, con code estenuanti dinnanzi ai negozi vuoti e le numerose vittime del freddo ammassate negli ospedali. Spiega come, arrivata negli Stati Uniti, abbia compreso cosa significhi essere liberi e felici, si sia costruita un futuro su misura dei propri desideri e abbia scoperto l’amore.
Federico Riccardo è sorprendentemente abile nel far scivolare costantemente il piano narrativo dalla biografia della ginnasta alla Storia di un intero Paese, riportando alla luce memorie di un passato recente che la coscienza collettiva si ostina a voler rimuovere, insieme agli episodi violenti legati alla caduta del regime e al drammatico passaggio al sistema capitalistico.
Claudia Bianchi è perfetta nel ruolo: fredda e analitica come un soldato che combatte in prima linea nell’analizzare i sentimenti della ginnasta ma furiosa come una cittadina che vede calpestati i propri diritti nel descrivere le condizioni di vita in un regime dittatoriale. La performer Lara Viscuso ne cura i movimenti scenici permettendo all’attrice, pur non facendola volteggiare realmente tra parallele asimmetriche e trave, di restituire con efficacia l’intensità degli allenamenti e la compostezza dei movimenti in pedana premiati con la medaglia d’oro.
Cecilia Vecchio alla regia con fare sapiente crea un crescendo di rabbia, pathos e suspence atto a catturare l’attenzione degli spettatori in sala e a non lasciarla mai scemare sino all’epilogo. Una regia che punta esclusivamente sulle doti interpretative di Claudia Bianchi in quanto la scenografia è composta unicamente da un vecchio televisore che trasmette telegiornali, condotti dalla stessa Bianchi, e immagini d’archivio della prova da 10 perfetto alle Olimpiadi del 1976.
Lo spettacolo è assolutamente da vedere per capire quanta violenza si possa nascondere dietro una competizione sportiva d’altro livello, disattendendo in pieno lo spirito con cui Pierre de Coubertin riporta in vita i Giochi Olimpici. Non bisogna infatti tornare indietro agli anni Settanta nella Romania comunista ma basta fermarsi al 2022 quando alcune ex atlete della nazionale di ginnastica ritmica italiana denunciano gli allenatori per metodi di allenamento vessatori e abusi psicologici.
Il pubblico tributa a Il 10 perfetto un lunghissimo appaluso, premiando, da un lato, l’attento lavoro di ricerca e ricostruzione storica compiuto da Federico Riccardo e, dall’altro, l’intensa restituzione in scena.
L’appuntamento ad Alta Luce Teatro è per la presentazione della Stagione 2026/27.
Silvana Costa
Lo spettacolo è andato in scena:
AltaLuceTeatro
Alzaia Naviglio Grande 190 – Milano
17 e 18 aprile 2026
www.altaluceteatro.comIl 10 perfetto
Storia di una ginnasta
Omaggio a Nadia Comăneci
con Claudia Bianchi
drammaturgia Federico Riccardo
regia Cecilia Vecchio
musiche Cristian Donà, Gipo Gurrado
movimento scenico Lara Viscuso
voce Béla Kàrolyi Enzo Curcurò
foto e video Christian Zecca
vincitore del Premio Milano Sportcity (Fondazione Milano Sportcity e MIOFF Fringe Festival 2025)
Menzione speciale di Casa Shakespeare | Verona al MIOFF Fringe Festival 2025

