Andrée Ruth Shammah apre ancora una volta il Teatro Franco Parenti alla drammaturgia contemporanea. Il testo di Nicoletta Verna – autrice di romanzi apprezzati sia dai lettori sia dalla critica – colpisce per la straordinaria abilità nel proporre storie ambientate nel passato per stimolare riflessioni su problematiche della contemporaneità.
Al Teatro Franco Parenti di Milano fino a domenica 8 marzo è in scena Il mio nome è Maria Stuarda, la prima opera teatrale di Nicoletta Verna. La scrittrice è nota al grande pubblico per i pluripremiati romanzi Il valore affettivo (2021) e I giorni di vetro (2024).
Il mio nome è Maria Stuarda non è l’ennesima biografia della regina di Scozia fatta decapitare dalla cugina Elisabetta tuttavia, come in I giorni di vetro, la Storia fa da sfondo alla storia personale della protagonista.
Maria Stuarda deve il proprio nome al padre che, soprannominato dai compaesani “Il re di Savoia” per l’estrema povertà in cui soggiace, decide di conferire alla figlia il nome di una grande regina. Una regina di cui l’uomo ignora le violenze subite, le molte incarcerazioni, i processi farsa e la morte per decapitazione.
Maria Stuarda crescendo si rivela una bella ragazza, virtù indispensabile per garantirle un vantaggioso matrimonio con Michele, uno dei migliori partiti del paese, un uomo estremamente brutto ma proprietario di un podere e di un banco di stracci al mercato. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale Michele parte per la campagna di Russia senza mai fare ritorno e Maria, ritrovatasi sola e in difficoltà economiche, ottiene lavoro in un calzaturificio dove la sua bellezza non passa inosservata. Il padrone prende infatti a molestarla e lei, nel disperato tentativo di difendersi da un tentativo di stupro, lo ferisce e finisce sotto processo.
Lo spettacolo inizia proprio da questo punto della vita di Maria Stuarda, dalla sua deposizione dinnanzi alla giuria, e si sviluppa come un racconto della propria vita e degli uomini che ne hanno segnato le tappe, dal padre al marito che la tratta come una regina, sino al datore di lavoro.
Un racconto che non scorre fluidamente perché più volte Maria Stuarda si interrompe per un dialogo immaginario con il marito morto. Un dialogo da cui emerge l’altro lato della medaglia: il ritratto di una regina succube di un marito che in virtù di una presunta cultura la umilia e che, mosso da gelosia, la tiene prigioniera e la picchia.
Nicoletta Verna in Il mio nome è Maria Stuarda ripropone alcuni degli elementi peculiari dei suoi romanzi e, in particolare, di I giorni di vetro. La Storia non è solamente un elemento che fa da sfondo alle vicende della protagonista: vi si ritrovano descritti il contesto economico sociale dell’Italia a cavallo della guerra e gli stereotipi che inchiodano una donna al focolare domestico accettando – e giustificando –, da un lato, i soprusi del marito e, dall’altro, rendendo difficile il suo inserimento nel mondo del lavoro per poter provvedere alla propria sussistenza.
L’autrice è abile nel descrivere le violenze fisiche e psicologiche subite da Maria Stuarda grazie a frasi inserite dalla donna con innocenza e apparente nonchalance nei dialoghi immaginari con il marito, frasi utilizzate purtroppo ancora oggi a descrivere la quotidianità di tante protagoniste di fatti di cronaca.
Maria Stuarda è interpretata da Marina Rocco, un’attrice che, spettacolo dopo spettacolo, matura sempre più, giungendo in Il mio nome è Maria Stuarda a giocare con consapevolezza con la propria sensualità per poi toccare vette di struggente drammaticità nella rievocazione del tentativo di stupro. Una drammaticità amplificata dalle note del sassofono, eseguite dal vivo sul palcoscenico da Marina Notaro, e ben orchestrata dalla regia di Andrea Piazza, concentrata nel sottolineare il valore di ogni singolo gesto e di ogni parola. L’impatto sul pubblico è immediato e forte: Marina Rocco emoziona sino alla commozione, dimostrando una notevole capacità di evocare l’angosciante sotteso di povertà, ignoranza e soprusi in cui è ambinetata l’opera.
Tanto più angosciante quanto più accompagnato dalla constatazione della sua perdurante attualità.
Proporre Il mio nome è Maria Stuarda a ridosso dell’8 marzo è un efficace gesto per indurre a riflettere su quanto poco le donne abbiano da festeggiare, in un contesto sociale in cui il dono di un ramoscello di mimosa una volta l’anno si ritiene debba bastare a compensare il profondo divario tra i sessi presente anche in un Paese che si professa moderno e progressista come l’Italia.
Silvana Costa
Lo spettacolo continua:
Teatro Franco Parenti – Sala Blu
via Pier Lombardo, 14 – Milano
fino a domenica 8 marzo 2026
www.teatrofrancoparenti.itIl mio nome è Maria Stuarda
di Nicoletta Verna
progetto ideato da Andrée Ruth Shammah
con Marina Rocco
e Marina Notaro al sassofono
regia Andrea Piazza
costumi Simona Dondoni
produzione Teatro Franco Parenti
sabato 7 e domenica 8 Marzo 2026 Marina Notaro sarà sostituita da Serena Tarozzo

