Iliade, mito e guerra

L’archeologo Schliemann apre le porte del cantiere di scavi in Anatolia invitando il pubblico alla ricerca della vecchia città di Troia e degli spiriti dei guerrieri che lì combatterono per contendersi la bella Elena.

Torna a Milano il tour di Iliade, mito e guerra lo spettacolo ispirato al celeberrimo poema omerico, in scena al Piccolo Teatro Studio Melato fino a sabato 17 marzo 2018.
Che senso ha nel XXI secolo ricostruire in scena per l’ennesima volta le vicende della guerra di Troia, svoltasi settecentocinquant’anni prima della nascita di Cristo? La risposta è nelle entusiastiche parole di Nicola Ciaffoni, laureato in lettere antiche all’Università di Verona, diplomato alla Scuola di teatro del Piccolo e travolgente protagonista del monologo diretto da Stefano Scherini. “In maniera molto banale, secondo me non esiste altro al mondo paragonabile ai poemi di Omero. Tutta la letteratura successiva è loro figlia; in quanto a poesia, a potere di immaginazione e di ironia non c’è nessun’altro testo che gli stia alla pari. Dalla notte dei tempi l’uomo convive con la guerra e quando vedi certe notizie in televisione o leggi i giornali ti domandi come possiamo non imparare dai nostri errori: esiste una guerra di Troia ancora oggi. Iliade è un grande archetipo: è la prima storia di guerra raccontata per iscritto e, in qualche modo, le contiene tutte”.
Iliade, mito e guerra si configura come un monologo in cui si incrociano vita e morte, umani e divinità, realtà e mito, dramma e comicità. La drammaturga Giovanna Scardoni alterna estratti dal poema, riproposti in purezza, al fare televisivo contemporaneo, generando veri e propri cortocircuiti linguistici. Il ruolo di narratore è affidato a Heinrich Schliemann, l’archeologo ottocentesco scopritore della città di Troia e del tesoro di re Priamo. Egli riceve il pubblico nella modesta tenda dove alloggia e poi lo conduce fuori, tra i cantieri di scavo, e lo fa partecipe di strepitose scoperte di oggetti che evocano episodi significativi, stampati nella mente e nel cuore di ciascuno di noi sin dalla prima lettura del poema ai tempi della scuola. Episodi che come un bignamino – chissà se le moderne generazioni di studenti sedute in platea sanno cosa sia o se per loro esiste solo Wikipedia – raccontano i passaggi chiave del conflitto: il giudizio di Paride; lo scontro tra Agamennone e Achille col pretesto della schiava Briseide; lo strazio di Achille per la perdita dell’amato compagno Patroclo e il feroce scontro con Ettore; la dolente supplica di Priamo per riavere le spoglie del figlio. Episodi in cui valorosi guerrieri, principi e semidei tolgono metaforicamente l’elmo che li protegge in battaglia rivelandosi uomini comuni, che soffrono per invidia, per la perdita di una persona amata o per un’ingiustizia subita.
Schliemann si scuote di dosso la polvere accumulata scavando sotto il sole e indossa i panni glitterati del conduttore di giochi a premi o, con piglio giornalistico, intervista con pruriginosa curiosità Era, la regina degli dei, inducendola a raccontare le trame di palazzo piuttosto che i tanti amori del consorte Zeus. La figura dell’archeologo funge dunque da snodo tra i tre diversi livelli della narrazione: la guerra narrata prendendo a prestito le parole dai canti di Omero; la manciata d’anni dal 1871 e il 1872 durante i quali Schliemann riporta alla luce le mura della città di Troia; l’era contemporanea illuminata dall’accecante luce dei riflettori che tutto appiattiscono – e banalizzano – con la potenza della loro luce.
Nicola Ciaffoni coinvolge il pubblico, lotta con le ombre, smonta la scenografia trascinando le poche semplici componenti in giro per il palcoscenico e, servendosi di costumi e oggetti di scena, dà camaleonticamente vita ai personaggi, caratterizzando ciascuno indelebilmente. Come accade leggendo i canti dell’Iliade, anche a teatro ci si indigna per le ingiustizie, si soffre per l’incessante sequenza di morti e si ride per le grottesche macchiette cui sono ridotte le divinità dell’Olimpo. Il ritmo è serrato e incalzante in un coinvolgente crescendo emozionale. Il pubblico in sala segue attento e si lascia affascinare dalla magia del racconto: la sala trabocca di studenti, alcuni giovanissimi, accompagnati da genitori e insegnati. Siamo certi che l’entusiasmo con cui l’Associazione Culturale Mitmacher ha portato in scena Iliade, mito e guerra sia contagiosa e predisporrà i ragazzi a una lettura più approfondita del testo, a seguire le avventure di Agamennone, Achille, Ettore e Priamo con maggior interesse e a non sottovalutare il ruolo delle donne – e delle dee – nell’indirizzare le azioni dei condottieri. A riflettere sul testo e ritrovare in pagine scritte quasi tra millenni fa l’eco delle guerre fratricide che continuano a infiammare la Terra.

Silvana Costa

Lo spettacolo continua:
Piccolo Teatro Studio Melato
via Rivoli 6 – Milano
fino a sabato 17 marzo 2018
orari: lunedì 12 e venerdì 16 marzo 20.30
giovedì 15 e sabato 17 marzo 19.30
recite scolastiche martedì 13, mercoledì 14, giovedì 15 e venerdì 16 marzo 10.30
www.piccoloteatro.org

Iliade, mito e guerra
da Omero
drammaturgia Giovanna Scardoni
regia Stefano Scherini
con Nicola Ciaffoni
light designer Anna Merlo
scene Gregorio Zurla
costumi Giada Masi
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
in collaborazione con Associazione Culturale Mitmacher
durata: 75 minuti

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