Intervista a Ivan Bert

Abbiamo avuto un veloce scambio di battute con il compositore torinese, approfittando di una pausa tra l’allestimento dello spettacolo di beneficenza a favore di Alyn Hospital di Gerusalemme – in scena al Teatro Franco Parenti il 16 marzo – le prove con la sua orchestra e l’incontro con il pubblico dello spettacolo Mozart e Salieri per cui ha composto la colonna sonora.

La serata di beneficenza a favore di Alyn Hospital al Teatro Franco Parenti è ormai diventata un appuntamento che si ripete, con successo, ad ogni Stagione. Possiamo avere qualche anticipazione?
Ivan Bert: «Innanzitutto ci sarà, come ogni anno, Philippe Daverio a fare gli onori di casa. Le danze prenderanno il via con le piccole allieve di Alma Baldini di Artè Danza che si esibiranno in un numero coreograficamente complesso che occuperà le balconate del teatro. Avremo quindi l’onore di ascoltare il pianoforte solo di Uri Caine, lo straordinario artista che arriverà da New York appositamente per l’evento. La seconda parte della serata sarà caratterizzata dalla presenza di Stefano Giorgi che dipingerà un racconto traendo ispirazione dagli artisti che si esibiranno sul palco nei successivi 45 minuti. Si inizia con il violino solo di Piercarlo Sacco dedicato alla femminilità, poi toccherà a me con la mia orchestra. I miei brani si accompagneranno con numeri di danza come quello di Raphael Bianco – bravo coreografo di origini indiane – ispirato alla dea Khali, la Capoeira del Mestre Baixino e, a chiudere la serata, la Maculelè: una danza africana dal grande potere evocativo, un gesto fisico molto forte e bello. La regia è curata da me e Alberto Oliva con l’intento di creare una struttura che rendesse più organico lo spettacolo, evitando di farlo apparire una mera giustapposizione di eventi».

Dopo tante edizioni la sfida è inventare un tema nuovo. Quale quest’anno?
I.B.: «Per questa edizione abbiamo scelto I poteri delle donne, spaziando dalla cultura indiana alla brasiliana, all’europea, indagando le diverse sfumature in cui si palesa la femminilità».
 
Credo però sia doveroso spiegare, a quanti non lo conoscono, cosa rappresenti Alyn Hospital in una zona calda come Gerusalemme, in passato culla delle tre grandi religioni monoteiste.
I.B.: «Premetto che io sono un biologo trombettista senza Dio. Alyn Hospital è un importante centro di cura e riabilitazione per bambini e adolescenti; il bello di questa struttura è che ogni paziente è trattato come un caso singolo, con la propria storia e le proprie esigenze. Gli adulti della famiglia – intesa in senso lato – devono adattarsi alle indicazioni dei medici, dando la priorità al piccolo ammalato. All’Alyn Hospital esiste una vera e propria commistione di culture e persone il cui fine unico è rendere possibile la vita per questi bambini, senza considerarli esseri con meno possibilità: lì i medici si spendono per ogni singolo bambino, senza vantarsene, e questa è la cosa che apprezzo di più».
 
Qual è la sua speranza per quanto riguarda la situazione israelo-palestinese?
I.B.: «Credo sia importante appoggiare attività umanitarie come quella svolta all’Alyn Hospital: pensiamo a quanta sofferenza e povertà abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e, dopo un po’, non li vediamo più. Per questo, quando mi è stato proposto di fare questo lavoro – che poi non è un lavoro – ho pensato che qualsiasi azione finalizzata a far sì che la realtà migliori sia molto più utile di tante parole vuote. Parlare dall’esterno di una data situazione politica, economica e geografica è sempre parziale e, penso, anche un po’ ipocrita. Ci tengo a sottolineare che la città di Milano e la comunità stanno dando una bella risposta».

In questo periodo è stato impegnato a comporre le musiche del nuovo spettacolo di Alberto Oliva dedicato allo scontro (del tutto letterario e mai avvenuto) tra Mozart e Salieri (leggi la recensione). Come mai questa scelta di coniugare la sua musica concettuale a uno spettacolo di prosa?
I.B.: «Io sono un OCM – Organismo Culturalmente Modificato: trombettista, biologo, ho studiato pianoforte classico da bambino e poi mi sono diplomato al Conservatorio in arrangiamento e composizione jazz. A Torino esiste una radicata tradizione di teatro off e io ho vissuto tre anni, da ragazzino, lavorando all’Espace, producendo spettacoli di ricerca in più lingue con Ulla Alasjarvi, Beppe Bergamasco e la figlia Ambra. Ulla, che ha un modo molto fisico di recitare – usa più lingue, canta, produce suoni – mi ha guidato nella sperimentazione dell’uso della parola sul palco; insieme abbiamo scritto Tirtha, una pièce dedicata alla cosmogonia femminile, agli archetipi femminili della creazione dell’universo. Sette anni fa mi ha contattato Raphael Bianco e ho iniziato a fare un lavoro sul corpo: la cosa inizialmente mi ha messo in difficoltà perché i musicisti sono abituati a lavorare su elementi effimeri quali la battuta, il tempo, la misura, la singola nota e la loro composizione. Ho poi realizzato che  tutto ciò che produciamo è antropometrico e antropomorfico, per cui le note sono suoni e i suoni frequenze e questo è un movimento fisico; inoltre, i cicli interni del jazz sono assimilabili a quelli della danza. Di Mozart e Salieri mi ha stupito quanto mi abbia coinvolto lo studio di Requiem e Il flauto magico, due opere strane sia in quanto le sue ultime, sia perché contengono molta matematica e fisica».

In omaggio alla matrice massonica che caratterizza lo spettacolo Mozart e Salieri, nell’esecuzione delle musiche, ha utilizzato strumenti da carpentiere. E’ stato difficile per lei, trombettista e jazzista, confrontarsi con strumenti non musicali?
I.B.: «Ho creato ed eseguito le musiche usando veramente degli scalpelli per il marmo e martelli per scultura in pietra e legno: me li ha prestati Maurizio Rabino, un amico scultore di Torino che li ha comprati anni fa a Carrara. Si tratta di attrezzi antichi, usati per decine di anni per lavorare il marmo e questo fattore conferisce al metallo una compattezza tale da rendere il suono particolarmente intonato».

Ora siamo curiosi di conoscere quali altri suggestivi progetti abbia in cantiere.
I.B.: «Riparto proprio da Mozart e Salieri. In occasione della permanenza dello spettacolo al Tetaro Out Off ho tenuto una lectio magistralis su come WhAM for Symbolic Orchestra and Vinyls, la colonna sonora, sia nata a partire da un vecchio Requiem di von Karajan del 1987, molto lento, registrato con i Wiener Philharmoniker. Ecco, uno dei progetti cui sto dedicandomi è sicuramente riproporre l’esecuzione dal vivo di questo brano. Devo inoltre finire di lavorare ai pezzi registrati con la Dark Magus Syncretic Orchestra – con cui suonerò al Teatro Franco Parenti lunedì 16 marzo – per fare uscire il disco nei prossimi mesi: è un album molto complesso che mescola jazz elettrico, elettronica e musica brasiliana. Contemporaneamente sto lavorando con lo scultore Alessandro Sciaraffa alla versione sinfonica della fuga per tromba, violino e superficie lunare che ho scritto ed eseguito un anno fa alla galleria di Giorgio Persano. La musica, eseguita da me e Marco Gentile – polistrumentista, autore e arrangiatore – è trasformata da segnale audio in microonde che vengono trasmesse dal radio telescopio dell’Osservatorio Astronomico Val Pellice sulla luna e da questa, come si rifrangessero su uno specchio, sono rispedite indietro, deformate, con una differenza di 2,5 secondi, e offerte a pubblico. Nei rifugi antiaerei di Torino, per il Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà, il 17, 18 e 19 aprile eseguiremo ITINERARIO per una possibile Salvezza: un’opera site-specific che ho scritto per la Galleria Borbonica di Napoli, un percorso sotterraneo che attraversa tutta la città e sbuca di fronte a Castel dell’Ovo. Si tratta di una performance per quattro musicisti e quattro danzatori della Compagnia EgriBiancoDanza, con le coreografie di Raphael Bianco – anche loro al Teatro Franco Parenti. Ho già registrato gli spettacoli a Napoli ma voglio farlo anche a Torino per mischiare i suoni di questi due mondi. Infine, mi sto occupando del Torino Fringe Jazz Festival, che sarà in scena dal 29 maggio al 4 giugno, ideato con l’associazione MAP, fondata da me e Furio Di Castri – direttore artistico del festival, ideatore e presidente».

Silvana Costa

http://ivanbert.wix.com/music
 
L’evento andrà in scena:
Teatro Franco Parenti
via Pier Lombardo, 14 – Milano

lunedì 16 marzo 2015
ore 20.15
www.teatrofrancoparenti.it
 
I poteri delle donne
Arti contemporanee in scena
Uri Caine pianoforte solo

Ivan Bert dirige la Dark Magus Syncretic Orchestra
Ivan Bert: Composizione – Conduction – Tromba
Luca Biggio: Sassofoni – Clarinetti
Andrea Bozzetto: Pianoforti – Sintetizzatori Analogici
Mauro Battisti: Contrabbasso – Basso Elettrico
Kamod Raji Palamputri: Tabla – Voce – Harmonium
Gilson Silveira: Percussioni
Enrico Degani: Chitarre
Gaetano Fasano: Batteria

violino solo Piercarlo Sacco
passo a due di Raphael Bianco della Compagnia Egri Bianco Danza: Elisa Bertoli, Maela Boltri, Vanessa Franke
esibizione danza Maculelè dell’Accademia de Capoeira del Mestre Baixino
opera pittorica dal vivo di Stefano Giorgi
presenta Elisa Marinoni
ideazione e produzione Ivan Bert
regia di Alberto Oliva e Ivan Bert
ricognizione artistica Philippe Daverio
madrina della serata Sultana (Susy) Razon Veronesi
una serata per la disabilità: musica, danza e pittura in scena per Alyn Hospital, centro di riabilitazione pediatrico di Gerusalemme.
il ricavato della serata sarà interamente devoluto a favore di Alyn Hospital di Gerusalemme
http://www.alyn.org/

 

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