Intervista a Philippe Daverio

philippe daverio 12Una divertente conversazione sulla fotografia, Venezia e le scelte in campo artistico dei nostri politici con uno dei più affascinanti esponenti dell’attuale panorama culturale italiano.

A Milano, alla Biblioteca del Daverio, è in corso Venezia. Le grandi navi (leggi la recensione) la mostra che espone trenta fotografie di Gianni Berengo Gardin, frutto di mesi di appostamenti tra calli e canali, per denunciare lo scempio ambientale della città lagunare. Artalks coglie l’occasione per uno scambio di battute con il padrone di casa: il celebre storico dell’arte Philippe Daverio.

Berengo Gardin afferma “non sono un artista, non voglio essere considerato un artista, non mi interessa per nulla essere un artista. Mi interessa essere il testimone della mia epoca”. Lei, la fotografia come la considera?
Philippe Daverio: «La fotografia non è la fotografia. È come se uno dicesse la macchina per scrivere: la macchina da scrivere può scrivere una fattura come un romanzo di Kerouac, un pezzo di teatro o uno script cinematografico o un libro di storia o un manifesto politico. La macchina fotografica non è di per sé un apparecchio che porta a fare certe cose nella sensibilità; porta banalmente alla riproduzione dell’immagine. È una macchina! Macchina per scrivere, macchina per fotografare, macchina per fare il caffè: sono tutte uguali. C’è chi il caffè lo sa fare e chi no; ci sono anche mille tipi di miscele diverse. La stessa cosa avviene con la fotografia. In verità la fotografia è, per tre quarti, il sunto della sensibilità di chi fotografa: la macchina fotografica è un pennello evoluto. Chi guarda nell’obiettivo vi mette il suo occhio e la sua sensibilità, la sua visione del mondo e la sua poetica. Per questo la macchina fotografica è interessante perché se la stessa ipotesi di scatto è affidata a cento persone diverse ci saranno cento risultati diversi, ciascuno caratterizzato dalla personalità del suo autore ma anche da differenti scelte di rapporto con la luce, con la definizione, con la precisione. Concludendo: la fotografia è un linguaggio vero e proprio ed è suscettibile, come tutti i linguaggi, a diventare una forma artistica».

A chi denuncia lo scempio naturale ed estetico delle grandi navi da crociera in laguna, molti rispondono che fanno girare l’economia. A questi ultimi, lei cosa risponde da intellettuale e da studioso d’arte?
P.D.:«Io non lo so: non sono in grado di affrontare e capire la tematica. Una risposta non ce l’ho anche se ho fatto delle indagini sulle grandi navi, ho persino dedicato loro un libro (L’arte è la nave, Skira, Milano, 2008; ndr). Questa tipologia di turisti apparentemente non lascia traccia di denaro nei luoghi che visita: chi sale su una nave da crociera entra all’interno di un vaso chiuso dove viene alimentato, divertito e coccolato fino alla discesa e ha un rapporto davvero ridotto con il mondo che attraversa. I soldi che vediamo circolare nelle città di attracco delle navi sono quelli pagati dalle compagnie marittime per i diritti di ancoraggio. È difficile esprimere un pensiero che non sia isterico se non si analizza la faccenda e, mi sembra, la faccenda non sia stata analizzata in un modo trasparente. Il pericolo probabilmente esiste o forse non sussiste; sicuramente la paura è una proiezione delle nostre ansie di fronte all’evento nuovo. Poi magari la paura corrisponde alla realtà. Volevo vederci più chiaro. Tutto qui.».

Eppure c’è chi afferma che, a livello statico, gli edifici soffrano anche per il mero transito di vaporetti e  motoscafi privati.
P.D.:«No. Figuriamoci. Questa roba qua è una balla e sa perché? I vaporetti passano in tre canali. La cosa sarebbe vera se in quei tre canali Venezia fosse handicappata mentre negli altri canali stesse bene. Invece è uguale. Uno accusa i vaporetti ma per le aree dove i vaporetti non passano i problemi a cosa sono dovuti? All’effetto del pensiero cattivo di chi cammina per strada? Le case sui canali e quelle lungo le calli sono handicappate uguale. Quindi, forse, la causa del degrado cittadino non è la navigazione. Un po’ di razionalità ci vuole: non è possibile che chi la canta più grossa abbia vinto».

Nel video di presentazione della mostra denuncia l’intenzione del sindaco di Venezia, Brugnaro, di vendere un’opera di Klimt (ma alcuni vociferano anche Chagall). Non crede che vendere pezzi del patrimonio pubblico dovrebbe essere illegale, dato che è pubblico e, quindi, appartiene a tutti noi e non solamente a un sindaco o agli eletti in Parlamento?
P.D.:«In teoria non dovrebbero farlo. È anche vero, però, che il sindaco, in quanto eletto dai cittadini, avrà pure il diritto di prendere certe decisioni. In questo caso specifico la questione è più facile: siccome queste opere non potrebbero mai uscire dall’Italia, valgono anche poco. Il sindaco è facilone e non è informato. Lui non sa nulla di queste cose e un po’ mi dispiace. Lui ha visto il prezzo di vendita di questi capolavori alle aste di New York (nel 2011 la tela Litzlberg am Attersee dipinta da Klimt nel 1915 è stata venduta per 40,4 milioni di dollari; ndr), ma quelli sono sul mercato libero. In Italia le quotazioni avrebbero raggiunto al massimo gli 800 mila Euro perché l’opera che non può uscire dal Paese e l’acquirente è obbligato a dichiararne il possesso quindi, il mattino dopo, il fisco gli bussa alla porta per chiedergli dove abbia trovato i soldi per tale acquisto. Il sindaco queste cose non le sa, però avrebbe anche potuto alzare il telefono e informarsi».

Scusi, ma il sindaco di una città importante come Venezia non dovrebbe avere uno staff che lo consigli su aspetti così delicati?
P.D.:«Venezia è una città con pochi abitanti, per la maggior parte anziani. È molto più piccola di Gallarate».

Sul materiale promozionale della mostra Venezia. Le grandi navi campeggia il logo giallo di Save Italy. Ci racconta quando è stato lanciato per la prima volta questo grido d’allarme e quali iniziative ne siano poi seguite?
P.D.:«Save Italy è nato nel 2012, quando abbiamo lanciato una manifestazione per evitare che la Polverini mettesse nel Lazio, davanti alla Villa di Adriano, una discarica. Sono sempre strani i politici: dicono delle cose improbabili. Il sindaco di Venezia non è l’unico, la Polverini si comportava in modo uguale. Abbiamo organizzato una manifestazione di protesta alla quale è venuta tanta gente: siamo riusciti a sensibilizzare la Cancellieri – che allora era Ministro dell’Interno – e l’operazione è stata bloccata. L’anno successivo ne abbiamo organizzata un’altra a Caserta per evitare il definitivo disfacimento della sontuosa villa borbonica: la mobilitazione ha funzionato di nuovo. Difendiamo luoghi d’arte e paesaggi naturali. Sempre nel 2012 abbiamo partecipato alla passeggiata organizzata da FAI e WWF per preservare via Gaggio, un percorso di alto valore naturalistico che collega l’aeroporto di Malpensa con l’area milanese, destinato ad essere cancellato per lasciare il posto a dei capannoni. Sono azioni molto libertarie ma non c’è nessun programma di base. Siamo semplicemente quattro amici che, quando si prospetta un evento sciagurato, tentano di comunicarlo a più persone possibili per generare un momento di sensibilità. Se Save Italy diventasse un’iniziativa strutturata mi farebbe paura perché prenderebbe una strada complicata. Forse sarebbe giusto strutturarla; un giorno probabilmente accadrà, ma non voglio occuparmene io. Non sono un politico».

Lei dice che l’intellettuale deve fare il grillo parlante. Non pensa che oggi l’intellighenzia, come si chiamava una volta, sia troppo legata al potere per affermare scomode verità?P.D.:«C’è l’intellighenzia che è al servizio del potere e c’è quella libera. Noi facciamo parte di quella libera. Non so poi come mi comporterei se il potere mi offrisse dei ponti d’oro: magari agirei come hanno fatto altri, ma non credo. Non me li hanno mai offerti e non credo lo faranno, quindi non mi devo nemmeno porre la domanda. Ci vuole sempre una voce critica».

A questo punto saremmo ben lieti di sentire anche il parere di Luigi Brugnaro, sindaco di Vanezia, sulla questione della vendita dell’opera di Klimt di cui abbiamo dibattuto con il Professor Daverio in questa intervista.

Silvana Costa

philippe daverio 1

www.philippedaverio.it
www.saveitaly.info

 

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