Io, Ludwig Van Beethoven

Corrado d’Elia, in una sinfonia di parole, luci, colori e musica racconta la nascita della Nona di Beethoven.

Il 6 ottobre 1802 Ludwig Van Beethoven, sopraffatto dallo sconforto per la crescente sordità, verga una lettera indirizzata ai fratelli Kaspar Karl e Nikolaus Johann in cui annuncia il bisogno di isolarsi dagli uomini. La missiva, passata alla storia come il Testamento di Heiligenstadt, non viene spedita ed è rinvenuta alla morte del compositore, avvenuta oltre vent’anni dopo in uno stato di ritrovata serenità e gioia di condividere il proprio lavoro con il mondo.
Corrado d’Elia in Io, Ludwig Van Beethoven – in questi giorni di nuovo in scena al Teatro Litta di Milano – esplora il difficile percorso compiuto dal musicista per uscire dalla crisi interiore e giungere a scrivere un capolavoro assoluto quale la Nona Sinfonia. D’Elia lo fa nel suo solito, intenso, modo: attingendo a piene mani dalle creazioni del protagonista del racconto, in questo caso sostituendo la descrizione tecnica alle note. La musica riempie la sala del teatro, inonda il cuore degli spettatori, fa vibrare i corpi sino a staccarne le anime per cullarle delicatamente con la Sinfonia 6 – La Pastorale, farle giocare con la reiterazione delle quattro note della Sinfonia 5 o stupirle con l’imponenza della Nona.
Ludwig Van Beethoven, come ogni altro grande artista, non si sottrae dunque alla severa regola di riversare nell’opera la vita con il suo carico di sofferenza ed emozioni. Il genio unisce la perizia tecnica alla capacità di narrare la contemporaneità e indirizza i gusti del pubblico verso nuovi e audaci percorsi: come qualsiasi altro cittadino dell’Europa di inizio XIX secolo, messa a ferro e fuoco da Napoleone, Beethoven trova in sé le risorse per rinascere dalle macerie di una malattia che da fisica si è trasformata in morale e risplendere come non mai.
Nell’ormai totale sordità egli proseguire eroicamente la propria opera e nel 1824 offre al mondo il più sublime incitamento alla speranza mai composto: l’Inno alla gioia. La messa in musica dell’ode scritta dal poeta Friedrich Schiller nel 1785 rappresenta l’apice della Nona Sinfonia, la conclusione di un percorso creativo cui i soli strumenti non bastano più per esprimere quanto fermenta nell’animo dell’autore; l’esplosione della potenza della voce testimonia la fiducia nella grandezza del genere umano. Basta il successo registrato al solo concerto di debutto di questo nuovo lavoro per far capire come la meraviglia dei virtuosi, la leggerezza delle musiche da ballo e la gioia di vivere delle opere di Rossini non siano altro che un interludio in attesa del nuovo capolavoro del Maestro, non siano che meri vezzi di illusoria novità al confronto della rivoluzione attuata dalla tradizione sinfonica ritenuta sorpassata.
Corrado d’Elia in scena si dimostra uno straordinario direttore d’orchestra, combinando le potenzialità degli strumenti a sua disposizione, spingendo poi ciascuno di essi in emozionanti assoli: le luci che inondano di colore il palcoscenico asetticamente bianco; la musica che si fa vera e propria co-protagonista della narrazione; la recitazione che spazia attraverso tutta la scala pentatonica delle emozioni umane. La parola si compone con le note in una sinfonia di emozioni; la descrizione tecnica seziona l’opera per illustrare come le parti siano state genialmente articolate tra loro; la ragione scava nella vita di Beethoven per spiegare come possa essersi formato un autore così raffinato in una famiglia dalle modeste risorse. La conclusione è ovvia e disarmante: il talento non ha spiegazione.
La struttura di Io, Ludwig Van Beethoven segue i movimenti della Nona Sinfonia, l’arte da ruscello si fa via via fiume e tutto travolge con la sua potenza. Una grande prova d’autore: Corrado d’Elia, come accade con i grandi classici della letteratura dall’Iliade in poi, offre al pubblico le chiavi per una corretta contestualizzazione dell’opera, esplica con un linguaggio immediato i passaggi più arditi e l’arcano si fa immediatamente affascinante, il già noto si trasfigura e acquisisce nuova vitalità. Come un elegante maestro di cerimonie d’Elia porta il pubblico al cospetto del più grande compositore di tutti i tempi, lascia che lo si ammiri al piano mentre riempie il pentagramma di note, mostra la semplicità alla base di movimenti che hanno cambiato per sempre il modo di fare musica, ricorda come tutto ciò per Beethoven avvenga nel più assoluto silenzio, svela le piccole manie di una mente grande e, lui per primo, ride e piange ed esulta davanti a tutto ciò. È il potere dell’arte, è il potere della conoscenza

Silvana Costa

 

Lo spettacolo continua:
Teatro Litta
corso Magenta 24 – Milano
da martedì 9 a sabato 13 gennaio 2018
orari da martedì a sabato 20.30
repliche straordinarie
13 gennaio18.00

14 gennaio 18.30
www.mtmteatro.it

Io, Ludwig Van Beethoven
progetto e regia di Corrado d’Elia
con Corrado d’Elia
tecnico luci Alice Colla
tecnico audio Gabriele Copes
grafica Chiara Salvucci
immagine di locandina Laila Pozzo
produzione Compagnia Corrado d’Elia
durata 1 ora
http://corradodelia.it

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