Fa nuovamente tappa a Milano la tournée dello spettacolo tratto dal capolavoro di Italo Svevo. Alessandro Haber è magistrale nel restituire la dimensione surreale, ironica e talvolta bugiarda di Zeno Cosini.
Alessandro Haber è il protagonista di La coscienza di Zeno, l’adattamento teatrale dell’omonimo romanzo di Italo Svevo, di nuovo in scena a Milano, questa volta al Teatro Elfo Puccini, da martedì 24 febbraio a domenica 1 marzo. Lo spettacolo, prodotto da Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia e Goldenart Production nasce per celebrare i cento anni dalla prima pubblicazione del romanzo, nel 1923 a Bologna per i tipi dell’editore Cappelli, e già da alcune Stagioni è in tournée in Italia riscuotendo sempre grande successo.
La coscienza di Zeno è uno dei capisaldi della letteratura moderna, un testo sovente imposto a scuola ma di cui in breve tempo ci si appassiona, conquistati dalle nevrosi di Zeno e dalle bugie che racconta nel tentativo di sentirsi finalmente in sintonia con il mondo. Un’inadeguatezza che lo spinge anche a sperimentare la psicoanalisi, una disciplina di moda nella Mitteleuropa di inizio Novecento, e a rievocare gli episodi salienti della propria vita come parte del processo di cura. È il Dottor S., il suo analista, offeso perché il paziente asserisce di non aver più bisogno di lui, che per vendetta dà alle stampe le memorie di Zeno.
Alessandro Haber veste i panni di Zeno Cosini ormai anziano e, sprofondato nella poltrona collocata in un angolo del palcoscenico, con una sigaretta sempre accesa tra le dita, è la voce narrante di La coscienza di Zeno. L’attore è magistrale nel rendere il tono conferito da Italo Svevo al romanzo: è un misto di disincantata ironia e cinismo in cui si riescono a cogliere gli aspetti umoristici di vicende del passato, per quanto all’epoca vissute con frustrazione e angoscia. Haber ammicca sornione, porgendo come fossero gesta eroiche brandelli di una quotidianità priva di una qualsiasi forma di eroismo. Zeno Cosini è infatti un giovane esponente della ricca borghesia triestina, cresciuto nell’ozio e nell’apatia, al punto che il padre decide di esautorarlo dalla conduzione degli affari di famiglia. I pochi fatti eclatanti registrati nel corso della vita e i successi conseguiti sembrano più frutto di fortuna che non di una pur minima dose di impegno. Non stupisce dunque che, al termine di tale percorso e in un contesto di guerra, la ricetta per la guarigione elaborata da Zeno consista nell’estinzione della specie umana, una considerazione maturata da Svevo sulla scia del pensiero pessimistico tardo-ottocentesco di cui Schopenhauer e Nietzsche sono i maggiori esponenti.
Alessandro Haber incarna il perfetto narratore di questa trasposizione per le scene di La coscienza di Zeno diretta da Paolo Valerio, lieve e ironica come solo la vita sa essere. Lo spettacolo nell’arco di un’ora e quarantacinque minuti ripercorre fedelmente la sequenza dei capitoli del romanzo e, man mano Haber prende a rievocarne un qualsiasi episodio, dal fondo del palcoscenico, dove attendono mimetizzati nella scenografia, gli attori avanzano verso il centro della scena e danno vita alla ricostruzione dei fatti. Non possono ovviamente mancare il momento della morte del padre, la frequentazione di casa Malfenti con l’infelice proposta di matrimonio ad Ada o la partecipazione per errore al funerale di uno sconosciuto.
Zeno anziano sovente interagisce con loro – fa per esempio un’imbarazzante proposta di matrimonio ad Augusta – pur privilegiando lo scambiare commenti su quanto sta accadendo con il sé giovane, interpretato da Francesco Godina.
I personaggi che popolano i ricordi di Zeno Cosini sotto l’attenta regia di Paolo Valerio si muovono come a passo di danza, seguendo le eleganti coreografie ideate da Monica Codena, andando a riempire con i propri corpi l’intero palcoscenico, a sopperire all’assenza di scenografia. Le sedie, una per ciascun attore in scena, sono gli unici oggetti presenti sul palco. Proiezioni di pareti di case signorili, ricoperte da ricchi broccati e dai ritratti degli illustri avi, o vedute della città di Trieste vanno a movimentare le quinte del palcoscenico. Sul fondale è poi collocato un grande tondo su cui scorrono i video ideati da Alessandro Papa: amplificazioni di quanto accade in scena, vedute di piazza Unità d’Italia e del mare in un giorno di pioggia o, ancora, la mano di Zeno che verga sul diario i suoi buoni propositi: U.S. – ultima sigaretta, U.T. – ultimo tradimento o U.V. – ultima volta, promesse che non vengono mai davvero mantenute. Tra le immagini video compare a più riprese anche un occhio che scruta quanto accade in scena: è l’occhio severo della psicoanalisi e, se potesse parlare, probabilmente farebbe proprie le parole scritte dal Dottor S. nella prefazione de La coscienza di Zeno: “Sembrava tanto curioso di sé stesso! Se sapesse quante sorprese potrebbero risultargli dal commento delle tante verità e bugie ch’egli ha qui accumulate!…”
È pur vero che il tempo distorce i ricordi rendendoci più condiscendenti verso le debolezze della giovinezza.
Noi invece diremo la verità: lo spettacolo è ben confezionato e merita di essere visto. L’adattamento non compromette la bellezza del testo ma, anzi, la recitazione di Alessandro Haber la valorizza, restituendo grazie all’ironia il patetico ritratto di un uomo ozioso, paranoico e inetto. Alberto Fasoli, Valentina Violo, Alessandro Dinuzzi, Ester Galazzi, Emanuele Fortunati, Francesco Godina, Caterina Benevoli, Stefania Ugomari Di Blas, Chiara Pellegrin e Giovanni Schiavo sono gli attori in scena al fianco di Haber – qui nominati in mero ordine alfabetico e non certamente di merito – cui è delegato il non semplice compito di restituire vita ai ricordi del protagonista in scene corali vivaci e divertenti.
Il pubblico applaude entusiasta e non avrebbe potuto essere diversamente.
Silvana Costa
Lo spettacolo continua:
Teatro Elfo Puccini – Sala Shakespeare
c.so Buenos Aires 33 – Milano
fino a domenica 1 marzo 2026
orari: martedì, giovedì, venerdì e sabato 20.30
mercoledì 19.30, domenica 16.00
www.elfo.orgLa coscienza di Zeno
di Italo Svevo
regia di Paolo Valerio
con Alessandro Haber
e con Alberto Fasoli, Valentina Violo, Alessandro Dinuzzi, Ester Galazzi, Emanuele Fortunati, Francesco Godina, Caterina Benevoli, Stefania Ugomari Di Blas, Chiara Pellegrin, Giovanni Schiavo
scene e costumi di Marta Crisolini Malatesta
luci di Gigi Saccomandi
musiche di Oragravity
video Alessandro Papa
movimenti di scena Monica Codena
produzione Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia, Goldenart Production
durata 1 ora e 45 minuti
