La Merda: un Paese sull’orlo di una crisi di nervi

Torna, al Teatro di Rifredi di Firenze, a sei anni dallo strepitoso debutto, La Merda – di Cristian Ceresoli con Silvia Gallerano. Uno spettacolo dalle gambe lunghe, più attuale che mai.

Uno spettacolo asciutto, percorsi di vita appena tracciati che si intersecano con la Storia con la S maiuscola – non solo quella di coloro che la fanno ma anche quella di coloro che, dietro le quinte, ne condizionano gli esiti.
Il racconto o i ricordi di una donna che vuole arrivare al mezzo che è, al contempo, simbolo e trampolino di lancio per la notorietà: la televisione. Con le stesse illusioni, per il futuro, di quegli uomini, in camicia rossa, che salparono da Quarto per unificare una nazione che non esisteva, consegnandola così nelle mani dell’ennesimo monarca.
Un percorso dove tutto è rivendicato quale frutto di scelte personali ma che, in realtà, sottostà ai ricatti e alle convenienze del momento – nella vita privata come in quella politica (e verrebbe da aggiungere ieri come oggi). Resistere a tutto questo, come avvenne con la Resistenza (con la R, quella sì, maiuscola), è necessario per la realizzazione di un futuro dignitoso e degno di essere vissuto.
Le sopraffazioni millenarie affiorano nella famiglia così come nei rapporti tra coetanei, e più tardi con coloro che detengono il potere – solitamente maschi. L’aspettativa è sempre tanto grande quanto la disillusione finale. Il suicidio, come scelta personale o di rifiuto a quanto ci circonda, si intreccia con quello politico e sociale di un popolo (l’italico) che non riesce a fare le scelte giuste per un futuro migliore, ad assumersi la responsabilità del cambiamento – doloroso quanto indispensabile.
La denuncia della notorietà a tutti i costi – altro tema centrale de La Merda -così come dei compromessi che la sottendono, appare ancora più biecamente contemporanea viste le recenti dichiarazioni di coloro che, donne e uomini, ne denunciano – tardivamente e sui mass media – la realtà. Una realtà imposta, a volte, spesso accettata passivamente o addirittura rivendicata, che va a discapito di quelle e di quelli che, magari dotati di maggiore talento, lottano e faticano per realizzare i propri sogni, senza scendere a compromessi (e restano al palo).
Un racconto crudo che contrastava, al suo debutto, con i riti e le celebrazioni imposti solo pochi mesi prima, in occasione dei 150 anni dall’Unità d’Italia – lontanissimo dalle commemorazioni, sdolcinate e autoassolutorie. E di quel periodo, oltre allo spettacolo di Ceresoli, ricordiamo solamente Cittadine – di Lucia Poli e Valeria Moretti – dedicato alle donne escluse dalla storiografia ufficiale ma che irruppero a teatro, accumunando popolane e aristocratiche nelle lotte contro il potere costituito.
Un finale caustico e di ribellione tout court che si scaglia contro l’oppressore più prossimo – il maschio – e il suo simbolo di potere: un rifiuto netto e definitivo. Alla fine ci ritroviamo, impietosamente, come nella realtà di tutti i giorni, circondati dalla merda che cerchiamo di spalare dalle nostre vite, da questa società sclerotizzata, dai mass media che sciorinano ovvietà tra siparietti e veline, da una politica ormai talmente autoreferenziale da parlare solo a se stessa di se stessa, in un narcisistico e onanistico orgasmo. Ma la merda riaffiora e ci torna indietro, ancora e ancora, come in un circolo vizioso (dall’Unità d’Italia a oggi).
Spettacolo curato nei minimi particolari, con una Silvia Gallerano che, come una donna-guerriero cinese, seduta su un trespolo, crea situazioni e dipinge luoghi attraverso piccoli ma calcolati movimenti, la voce sempre chiara e intellegibile pronta a interpretare i diversi personaggi e a pennellare le diverse atmosfere, accompagnata da un sapiente gioco di luci. Un inno (quello di Mameli), sezionato e sbiascicato nella sua prosopopea e bellicosità, che mal si sposa con la realtà della nazione e delle cittadine e dei cittadini che ne fanno parte – e che credono ancora nell’Articolo 11 della costituzione repubblicana. Una condanna senza appello – a meno di non riscoprire motivazioni e ideali di coloro, donne e uomini, che hanno lottato per resistere e cambiare tutto questo.

Luciano Uggè

Lo spettacolo continua:
Teatro di Rifredi
via Vittorio Emanuele II, 303 – Firenze

fino a sabato 5 maggio, ore 21.00
www.teatrodirifredi.it

Silvia Gallerano in:
La Merda
di Cristian Ceresoli
una produzione Frida Kahlo Productions con Richard Jordan Productions
production manager Marco Pavanelli
ecnico Giorgio Gagliano
organizzazione World Entertainment Company
Spettacolo vincitore dell’Edinburgh Fringe First Award 2012 for Writing Excellence / The Stage Award 2012 for Acting Excellence
Arches Brick Award 2012 for Emerging Art / Total Theatre Award 2012 for Innovation Nomination
Premio della Critica 2012 Miglior Spettacolo / Edinburgh Fringe Sell-out Show 2012 e 2013

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