La nave fantasma

NAVE FANTASMARenato Sarti e Bebo Storti fanno rivivere in scena il naufragio in cui nel 1996 persero la vita 283 migranti: la prima di una lunga serie di tragedie del mare che si susseguono, ininterrottamente, sino ai giorni nostri.

Il 2016 è iniziato da due mesi appena e già si conta l’arrivo in Italia di 9.086 migranti via mare, cui vanno aggiunti 97 tra morti e dispersi tra i flutti (fonte: IOM – International Organization for Migration). Alla luce di questi dati che, nelle stagioni più miti, registreranno una rapida impennata, non possiamo certamente parlare della riproposizione a teatro de La nave fantasma come del ricordo di vicende che si perdono nella nebbia dei ricordi. In vent’anni non si sono infatti sedati i focolari di guerra nei posti più poveri del mondo né sono stati attivati efficaci interventi per migliorare le condizioni di vita di quanti si barcamenano tra siccità, carestie e malattie. Con buona pace dei governi dei Paesi più ricchi, le ondate migratorie dal Sud e dall’Est del mondo non solo non hanno avuto fine ma hanno preso la forma di un flusso costante di vite umane che lascia, lungo il tragitto, una scia di cadaveri.
Poco o nulla è cambiato dal dicembre 1996 quando una piccola imbarcazione si muove per giorni, silenziosa come un fantasma, nel Mediterraneo, cercando il momento ed il luogo migliore per attraccare e scaricare i passeggeri. Passeggeri provenienti dall’India, dal Pakistan e dallo Sri Lanka che hanno ceduto i risparmi di una vita per sfuggire verso un’esistenza migliore, in cerca di fortuna da condividere con le famiglie rimaste in patria. Passeggeri trattati, in realtà, come bestie; persone stipate nelle cabine come polli in un allevamento a batteria dopo essere state derubate di ogni bene prezioso in loro possesso. Il 25 dicembre, il giorno di Natale, nell’indifferenza generale, a causa dello speronamento con un’imbarcazione complice, la nave fantasma affonda. Sono duecentottantatre le vittime di quella che viene definita la “più grande tragedia navale avvenuta nel Mediterraneo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale”. Un record che in questi vent’anni è stato superato innumerevoli volte, inducendoci a supporre che l’homo sapiens non abbia più memoria di un pesce rosso e si limiti ad osservare gli eventi con indifferenza e malsano fatalismo, senza avertire alcun impulso a prevenirli.
Giovanni Maria Bellu, Renato Sarti e Bebo Storti gli autori di La nave fantasma vanno oltre il mero racconto di questo tragico evento: essi analizzano con piglio scientifico ogni singola componente dell’episodio, utilizzando il pubblico in sala per le loro dimostrazioni. Sarti e Storti denunciano l’assoluta indifferenza dei media nel trattare l’argomento: solo cinque anni dopo Giovanni Maria Bellu conduce un’inchiesta per conto de La Repubblica e, grazie alla testimonianza del pescatore Salvatore Lupo, individua e filma il relitto affondato al largo di Portopalo, in Sicilia. Eppure, nonostante quest’attenzione tardiva, le interpellanze parlamentari e gli appelli pubblici, nulla di concreto è mai stato fatto per punire i colpevoli.
Renato Sarti e Bebo Storti salgono sul palco col sorriso e la verve sarcastica ma il registro si fa rude non appena i due autori/attori si calano nei panni dei pescatori di Portopalo che, intimoriti dalle misure adottate dalle autorità portuali, quando rinvengono i miseri resti tra le reti non possono far altro che rigettarli in mare per non incorrere nel rischio di non poter uscire a pesca per settimane. Nel raccontare le biografie di alcune di quelle vittime, imbarcatesi per sfuggire alla guerra o per inseguire il sogno di frequentare l’università, la voce di Sarti e Storti è rotta dalla commozione. Commozione per le storie spezzate e la consapevolezza che anche uno spettacolo come questo possa aiutare a ri-sensibilizzare le persone che, bombardate quotidianamente dalle notizie di naufragi delle “barche della speranza” nel Mare nostrum, ormai sono diventate indifferenti alla morte. Gli spettatori sono letteralmente trascinati sul palco ad armeggiare con i pochi, semplici attrezzi della scenografia – in realtà, raccontano, quella originale, progettata da Renzo Piano, sta in magazzino poiché troppo imponente per il palcoscenico del Teatro Filodrammatici – divenendo un tutt’uno con la storia. Un teatrino per marionette decorato da Emanuele Luzzati, un ponteggio traballante, una vecchia scrivania, teli colorati, una pila di vecchi quotidiani, il pubblico che, a comando, pesta i piedi in platea e poco più, con la forza della fantasia, possono diventare la costa davanti Portofino o le cabine della nave fantasma. La narrazione si avvale anche di materiale video e di disegni realizzati appositamente da Luzzati per meglio illustrare gli avvenimenti di quel drammatico Natale e per aiutare a comprendere il fenomeno delle migrazioni sperando, almeno per una sera, di mettere da parte pregiudizi, paura del diverso e – ci si passi la frase fatta – facili battute per liquidare velocemente il tema.

Silvana Costa

NAVE FANTASMA - foto by Lorenzo Passoni - media

Lo spettacolo continua:
Teatro Filodrammatici
via Filodrammatici, 1 – Milano

fino a domenica 6 marzo 2016
www.teatrofilodrammatici.eu
 
La nave fantasma
di Giovanni Maria Bellu, Renato Sarti, Bebo Storti
con Bebo Storti, Renato Sarti
disegni Emanuele Luzzati
musiche Carlo Boccadoro
regia Renato Sarti
produzione Teatro della Cooperativa
durata 90’
Premio Gassman / Città di Lanciano 2005 – Miglior Testo Italiano

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