Le donne gelose

Le donne gelose 022Per un mese, al Piccolo Teatro Studio Melato, è in scena la prima commedia scritta da Carlo Goldoni in lingua veneziana: un impietoso ritratto della società lagunare che assiste indifferente al declino della Repubblica marinara e induce il pubblico a fare inquietanti parallelismi con l’attualità.

Show must go on! Nessuna sorpresa dunque se Le donne gelose, lo spettacolo cui Luca Ronconi lavora nei mesi precedenti la morte, è stato portato comunque a compimento e ha debuttato lo scorso 22 ottobre al Piccolo Teatro Studio Melato. Un lungo applauso ha premiato Giorgio Sangati – il giovane regista formatosi al fianco di Ronconi – che, in questa importante occasione, ha dato prova di grande perizia, senza cadere nella tentazione di imitare banalmente lo stile del Maestro.
La regia della commedia è estremamente dinamica per assecondare un copione degno di una produzione cinematografica, tanti sono i cambi di scena previsti: le donne gelose corrono instancabili per calli e campielli per pedinare i mariti, si trovano a teatro per bisticciare o si riuniscono nel privato delle loro dimore per confabulare. Il lavoro sembra essere azione sconosciuta alle loro indaffarate giornate! Goldoni non ha alcuna pietà nel rappresentare la decadenza della società veneziana al volgere della metà del XVIII secolo. Egli sceglie i protagonisti delle sua commedia nella classe dei commercianti, tra le persone che dovrebbero essere le più operose della città invece Boldo e Todero, pur con i conti già abbondantemente in rosso, trascorrono le giornate giocando d’azzardo e ricorrendo ai servigi della vedova Lugrezia per avere denari in prestito o farsi suggerire numeri da giocare al lotto. Le mogli – ignare, come da stereotipo, della drammatica situazione economica famigliare – sfogano frustrazione e noia parlando e sparlando del prossimo. I personaggi si muovono in un sestiere buio come le loro anime, con gli echi del Carnevale che si odono in lontananza; si affannano ciascuno pensando solo al proprio profitto – misero tra l’altro – senza più curarsi di tessere un rapporto di comunità, senza alcun senso di appartenenza alla città.
Questa commedia rappresenta un significativo punto di svolta della produzione goldoniana: nel 1752, l’occasione del cambio di compagnia e teatro è ghiotta per l’autore per sperimentare nuovi escamotage narrativi. Ne Le donne gelose il Carnevale è una mera componente scenografica di sfondo e non più l’occasione per combinare burle o conquistare ragazze celando la propria identità dietro una maschera. Qui vanno in scena persone reali e il povero Arlecchino, quando condotto nel Ridotto del teatro e obbligato a indossare bautta e maschera, resta turbato dall’idea di perdere la propria identità e confondersi nella massa. Il gioco di Goldoni di spostare l’azione dalla convenzione teatrale alla realtà è reso ulteriormente manifesto preferendo come ambientazione il Ridotto – luogo anti teatrale per eccellenza – al palcoscenico: è proprio qui che, come sottolinea Lugrezia, c’è il più bel spettacolo del mondo. Altro che commedie! Utilizzando le presone reali come soggetti del nuovo filone creativo, Goldoni, per essere filologicamente corretto, fa esprimere i suoi personaggi in dialetto: Le donne gelose è quindi la sua prima commedia interamente scritta da in veneziano.
Le soluzioni sceniche progettate da Marco Rossi si prestano ai continui cambi di ambientazione e riescono a rendere il senso di claustrofobia che si respira per le strette calli in cui si apposta Orsetta sperando di scorgere Baseggio, il suo innamorato. Evocano, con i loro colori scuri e polverosi, il clima di imminente disfatta che attende queste infelici coppie di coniugi senza figli e, a livello più generale, l’ormai decadente Repubblica veneziana. Botte e infelicità fanno da filo conduttore per tutte le tre ore di durata della rappresentazione tanto che Chiaretta, turbata, arriva a sentenziare che se questo è il matrimonio, forse è meglio restare sole. Non è certamente Lugrezia a darle torto: la donna, rimasta vedova e priva di sufficienti mezzi per mantenere il tenore di vita cui è abituata, si prodiga in una serie di battute ciniche – seppure veritiere – sugli uomini e sulla vita. Crediamo che se Le donne gelose fosse stata portata in scena nei ruggenti anni Ottanta, carichi di aspettative per il futuro, non avrebbe avuto lo stesso impatto sul pubblico: la crisi economica dei protagonisti, l’aggrapparsi disperatamente a qualsiasi speranza di riscatto, l’individualismo spinto ai massimi livelli, la mancanza di dialogo all’interno della famiglia e la violenza che sembra regolare i rapporti tra le persone sembrano una triste allegoria di quanto leggiamo oggigiorno sui giornali. Non per questo però aspettatevi uno spettacolo mesto. Le donne gelose è un esplosivo concentrato di battute e situazioni spassose che strappano al pubblico risate di cuore a scena aperta, sottolineando una volta ancora la vivace immortalità dei testi di Carlo Goldoni a oltre due secoli dalla morte.
Ammettiamo infine che uno degli aspetti positivi delle produzioni firmate dal Piccolo Teatro è riuscire a portare in scena spettacoli che necessitano di un cast corposo, nonostante i pesanti tagli operati dal Ministero ai contributi elargiti a questo settore culturale. Gli attori – che Ronconi aveva iniziato a selezionare negli ultimi mesi di vita – sono tutti perfettamente calati nei propri personaggi, tutti a proprio agio con la lingua veneziana d’antan. Superba Sandra Toffolatti nel dare corpo a Lugrezia, disillusa dalla vita e, proprio per questo, in grado di leggere gli eventi con precisione – e grazie alla smorfia ricavare i numeri da giocare al lotto – dispensando saggi consigli a clienti e rivali perché, in fondo, le donne sono gelose di lei solo perché più brutte e insicure. Valentina Picello interpreta in chiave macchiettistica la sventurata Giulia che, fraintendendo le azioni del marito, anima il gruppo delle amiche istigandole contro Lugrezia. Esiste in scena un ulteriore personaggio che non troverete nominato nella lista dei crediti: una scatola preziosa che passa di mano in mano generando rancori ed inquietudini con la sua sola presenza. Non vi vogliamo svelare il suo contenuto, lasciandovi il piacere di andare a scoprirlo a teatro.

Silvana Costa

Lo spettacolo continua:
Piccolo Teatro Studio Melato
via Rivoli 6 – Milano
fino a domenica 22 novembre 2015
orari: martedì, giovedì e sabato, 19.30; mercoledì e venerdì 20.30; domenica 16.00
lunedì riposo
www.piccoloteatro.org

Le donne gelose
di Carlo Goldoni

regia Giorgio Sangati                                                              
scene Marco Rossi
costumi Gianluca Sbicca
luci Claudio De Pace
trucco e acconciature Aldo Signoretti
con (in ordine alfabetico): Fausto Cabra, Leonardo De Colle, Federica Fabiani, Elisa Fedrizzi, Ruggero Franceschini, Sara Lazzaro, Valentina Picello, Paolo Pierobon, Marta Richeldi, Sandra Toffolatti
e con Alfonso De Vreese, Benedetto Patruno e Marco Risiglione (allievi corso Luchino Visconti della Scuola Luca Ronconi del Piccolo Teatro)
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
in dialetto veneziano con sovratitoli in italiano
durata: tre ore compreso intervallo
prima nazionale

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