Le mille e una Notte

Prima nazionale al Teatro del Giglio di Lucca. La Compagnia del Carretto e il ritorno alla carne con Le Mille e Una Notte.

Ottobre. Sono tornati: ancora elitari, sempre unici. Sanno cosa dire e lo dicono, lo urlano. Sono il cielo inspiegabile che si frappone tra il crepuscolo e la notte inoltrata, tutto sanguigno e nero, mutevole fautore dell’inquietudine.
Questo è il Giglio. E loro sono il Teatro del Carretto.
L’ultima volta che abbiamo potuto parlarne era per l’Iliade. Fu la notte dei vapori, la notte dei mantici e del fuoco. E come definirla altrimenti? Fino all’ultima scena nessuno potè vedere l’ombra di un essere umano. Il mondo, allora, era delle macchine.
Stasera, sabato 25 ottobre, ore 21.00, la Compagnia recupera la sua prerogativa principale: la carne. Torna la sua maniera, sublimata nell’Iliade, riportata ai primordi: tra il loro morso e i nostri tendini non c’è più il drappo di seta artificiale. L’aggressione di stasera è Le Mille e Una Notte, in prima nazionale.
Estrapolata dai propri intenti, quest’opera conserva poco del ciclo narrativo orientale, i cui demoni, le cui vicende sono stati banditi. La tela è disfatta: è solamente il filo a restare e ad affascinarci. Giunti alle midolla umane di questo mito, di più miti, come vedremo (le novelle di questa Sharāzād si srotolano tra le leggende occidentali), la Compagnia mette a nudo l’animo stesso dello spirito umano per collegarlo, se possibile, al nostro presente. Il mito: la culla del popolo; e in esso, l’embrione dell’oggi. Qua è il punto. Perché stasera, deviando un po’ dal loro consueto linguaggio, che tende, non tanto a sussurrare, quanto a gridare frasi sconnesse – e a gridarle in loop, finché le parole non emergono come bolle in superficie – questa volta gli attori optano per una forma espressiva più schietta, sebbene altrettanto violenta.
Ne Le Mille e Una Notte s’insegue la dicotomia donna/violenza sin negli abissi del mito. Il meccanismo, volendo, è simile a un Cuore di Tenebra conradiano: lo scivolare, lento e mirato, verso la nera origine del male, strade diritte, pettinate, rilucenti come olio colato. Giù giù per Sharāzād: divertire l’uomo per aver salva la vita, verso Arianna abbandonata da Teseo, fino a Eco, la rifiutata; Daphne, in fuga da Apollo, che l’ama e l’avrà, che lei lo voglia o meno. E così via, l’opera è una fune contesa dalle schiere in gioco, ora il passato, ora il presente, senza interruzioni, scivolando le storie l’una nell’altra, caoticamente, in un marasma di citazioni letterarie, musicali, mimiche che non sono alla portata di tutti. Come detto nelle prime righe, il Teatro del Carretto è elitario.
Mentre Sharāzād trasmuta se stessa in tutte le donne, senza mai cambiare, re Shāhrīyār, l’archetipo del bruto, mormora frasi informi che noi occidentali potremmo accostare, magari all’inizio, al gergo arabo, che ci pare tanto crudo, un susseguirsi d’imprecazioni. Ma il berciare del re, di Teseo, di Otello, di Orlando, è soltanto l’abisso, il crogiolo d’iniziazione, la materia pulsante al suo stadio primitivo. L’essenza della Compagnia, appunto. Non è il re, né Teseo, Otello o Orlando. È il modello, il prototipo di questi uomini e degli altri che seguiranno – violenti, astuti (Amleto parla, ma le cose che dice sono ben più taglienti della violenza fisica di Orlando). Poco importa: quel dito punta sempre verso la donna.
A questo si accosta la presenza del nudo, altro dettaglio ricorrente in una produzione che punta a instaurare col pubblico una comunicazione tribale. Vertice di questa caratteristica, inutile a dirsi, si riscontra pienamente nel combattimento tra uomo e minotauro, entrambi livellati al piano prettamente animale. Con il Teatro del Carretto si disarticolano i poemi, crollano cattedrali, la storia si eclissa.
Le Mille e Una Notte vuole dunque, con i consueti sbalzi di atmosfera (l’impulso omicida può scattare in qualsivoglia istante) catapultare la violenza attraverso i secoli, oltre il mito e la cronaca, fino al pubblico, a cui viene apertamente porta attraverso lo sfondamento della quarta – invisibile parete che si frappone tra platea e attori: ecco materializzarsi, al di sopra della donna uccisa, il banco dell’asta coi suoi pezzi cruenti (abiti sanguinanti, un teschio), il cui acquirente, c’è da sorprendersi? È il pubblico.
Avremmo altro di cui parlare: suoni e luci, sempre bruschi, interpreti eccellenti della tensione che persiste in tutta l’opera; la figura del narratore, possibile personificazione della violenza (o abbiamo dimenticato la sua complicità con i vari brutalizzatori?), o ancora il procedere dell’opera, coerente, su questo punto, con la tradizione de Le Mille e Una Notte originale.
Tuttavia, lo spettacolo non tollera rigiri, né parole. Sipario. Riportiamoci a casa.

Sharon Tofanelli e Andrea Bernardo

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro del Giglio
piazza del Giglio, 13/15 – Lucca
da venerdì 24 a domenica 26 ottobre
(da lunedì 20 a giovedì 23, recite scolastiche alle ore 9.45)
www.teatrodelgiglio.it
 
Teatro Del Carretto
Le mille e una notte
con Elsa Bossi, Nicolò Belliti, Giacomo Vezzani
drammaturgia e regia Maria Grazia Cipriani
scene e costumi Graziano Gregori
suono Luca Contini
luci Fabio Giommarelli
assistente alla scenografia Viviana Natalini
segreteria organizzativa Michela Betti
foto Guido Mencari
prima nazionale
www.teatrodelcarretto.it

Prossime tappe:
Teatro Sala Fontana
via G.A. Boltraffio 21 – Milano
dal 20 al 30 novembre 2014
orari martedì, mercoledì, giovedi e sabato ore 20.30;
venerdì ore 19.30, domenica ore 16.00
www.teatrosalafontana.it

 

Share
Questa voce è stata pubblicata in Lucca, Milano, prosa&danza, Teatro del Giglio e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.