Le nuvole di Amleto

La nuova produzione di Odin Teatret conquista il pubblico grazie a una sapiente fusione tra la biografia di Shakespeare e brani di quella che probabilmente è la sua tragedia più famosa, tra passato e un mondo pazzo che minaccia di privare i giovani del loro futuro.

Il  Teatro Menotti di Milano ha ospitato dal 7 all’11 maggio la prima nazionale del nuovo lavoro di Odin Teatret: Le nuvole di Amleto, spettacolo idealmente dedicato a Hamnet e ai giovani senza futuro, prodotto dallo stesso Odin Teatret con Tieffe Teatro ed Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.
Hamnet è il nome dell’unico figlio maschio di William Shakespeare, morto a soli undici anni. È suo il corpo esanime ricomposto nella culla che Shakespeare trascina con sé entrando in scena, legata a una corda. Lo sfregamento del legno sul pavimento produce uno stridore simile a un gemito che va a sommarsi a quello del Bardo che, giunto al centro della scena, si getta a terra sopraffatto da un dolore incontenibile.
Due giovani (Antonia Cioaza e Jakob Nielsen) entrano suonando al violino una melodia gioiosa mentre sullo sfondo si materializzano le figure di re Claudio (Ulrik Skeel) e della regina Gertrude (Rina Skeel). Trarre ispirazione dal lutto per la trama di Amleto è il metodo elaborato da Shakespeare per gestire il proprio dolore come egli stesso spiegherà al termine dello spettacolo. Le mie mani ti vestono di una futura nudità e inventano un altro corpo per il tuo corpo.  Scoprirò i mille corpi del tuo corpo, un’altra vita con il tuo stesso nome, annegato nel sangue. Mi hai abbandonato ai miei balbettii e te ne sei andato. Non ho più lacrime. Mi preparo a piangere altrove e in un altro modo. Conosco solo parole, parole, parole. Hamnet, figlio amato, non dire: mio padre mi ha dimenticato. No! Abiti in me, canti nella mia mente che sogna. Ti onorerò tra le stelle scintillanti che ripeteranno in eterno il tuo nome. Tu sai che so che sai”.
Amleto in lingua inglese è tradotto in Hamlet, nome che, nell’ortografia irregolare dell’epoca, è facilmente confondibile con Hamnet. Il dolore di un padre che ha perso un figlio si fonde così con quello di un figlio che ha perso il padre e lo vuole vendicare e, infine, con quello di un altro padre che ha perso un figlio. Le nuvole di Amleto si chiude infatti con i personaggi che danzano un jig – la danza con cui si concludono gli spettacoli di Shakespeare al Globe Theatre – intorno al fantasma di re Amleto (Else Marie Laukvik), disperato per il drammatico epilogo della richiesta di essere vendicato. Storia personale di Shakespeare e trama di quella che probabilmente è la sua tragedia più famosa si intrecciano e si sovrappongono con la naturalezza con cui le nuvole si muovono nel cielo.
Eugenio Barba per creare Le nuvole di Amleto è partito da una meticolosa analisi di Amleto, individuando tutti passaggi in cui si citano le nuvole, tema guida palesatosi nel marzo 2023, durante una riunione di Odin Teatret per decidere l’argomento del nuovo spettacolo. È quello un momento critico per la compagnia, da poco licenziata dal direttore del Nordisk Teaterlaboratorium – l’istituzione da essa creata oltre cinquant’anni prima – che trova una perfetta metafora in una melodia popolare danese dove una nuvola, nel cielo sereno, disegna ombre sul brulichio del mondo.
Le nuvole osservano dall’alto la follia del mondo mentre i personaggi leggono nei loro movimenti e nelle loro forme premonizioni di un ineluttabile destino e si chiedono tutti insieme “To be or not to be”.
Le nuvole di Amleto, al di là della connotazione tragica, è un superbo elogio dell’essere umano. Eugenio Barba concepisce infatti una scena in cui Shakespeare passa davanti al pubblico elogiando la creatività degli uomini e mostrando, a dimostrazione di ciò, il contenuto di un suo libro. Il libro tuttavia non contiene il testo di una sua opera ma uno specchio in cui ciascuno dei presenti si riflette mentre è invitato dal Bardo a riflettere sulle proprie potenzialità.
Esiste una forte vicinanza tra il pubblico e gli attori che non recitano sul palcoscenico ma in una platea dove le poltrone sono state completamente rimosse a creare un recinto destinato alla rappresentazione, definito da Barba “spazio fiume”. Lo spazio fiume si sviluppa per tutta la larghezza della platea e per una profondità di un paio di metri; su entrambi i muri che delimitano i lati corti vengono proiettate in sincrono immagini dalla forte carica evocativa mentre i lati lunghi sono delimitati da file di sedie destinate al pubblico. Gli spettatori, seduti a ridosso dello spazio fiume, con le loro reazioni a quanto agito dagli attori, costituiscono per quanti seduti loro di fronte un vero e proprio fondale alla rappresentazione e, al contempo, infondono la sensazione di vivere un’esperienza collettiva.
La forma di rettangolo estremamente allungato, peculiare dello spazio fiume, è gestita da Eugenio Barba in veste di regista alternando ora un’unica azione al centro, ora creando due azioni – sovente speculari – ai due estremi, obbligando così gli spettatori, che difficilmente riescono ad abbracciare con lo sguardo tutto lo spazio, a dover scegliere su cosa concentrarsi o a muovere lo sguardo da una all’altra, stimolati dalle voci degli attori o dai rumori dell’azione in corso.
Le nuvole di Amleto, a livello visivo, è un’esperienza affascinante e suggestiva, a iniziare dai pezzi di abbigliamento, provenienti dai quattro angoli della terra toccati negli anni dalle tournee di Odin Teatret, che combinati estrosamente tra loro costituiscono i costumi dei vari personaggi.
La componente fisica dello spettacolo è molto accentuata a testimoniare la forza comunicativa di un’immagine: si pensi per esempio al rapporto sessuale consumato da Claudio e Gertrude, con il re che muove le braccia e le gambe della regina grazie a una corda ad alludere alla sua capacità di soggiogarla come un burattino. È analogamente forte, al momento dell’epilogo, il richiamo alla Pietà Vaticana di Michelangelo nelle pose immobili di Gertrude che sorregge il corpo esanime di Claudio e di Ofelia (Antonia Cioaza), dall’altro capo dello spazio scenico, abbracciata a quello di Amleto (Jakob Nielsen).
Ogni dettaglio rimanda a qualcosa di più profondo smuovendo nell’animo dello spettatore ricordi e associazioni di idee e, per tale ragione, è curato da Barba con minuziosa attenzione. Le nuvole di Amleto è la dimostrazione di come siano le idee e gli interpreti a rendere grande uno spettacolo. Assistervi è un’esperienza onirica e il lungo, lunghissimo applauso finale è il segnale per risvegliare il pubblico in sala da un coinvolgente sogno a occhi aperti.
Un sogno così realistico che, allungando la mano, si riesce a toccarne i protagonisti.
Un sogno sospeso tra storia e presente, tra realtà e finzione: se la morte di Hamnet è imputabile a cause allora sconosciute, quella di Hamlet è invece causata dalla sete di vendetta del padre. Eugenio Barba con la dedica ai giovani senza futuro sottolinea con orgoglio che la dimensione sociale delle origini di Odin Teatret non sia mai venuta meno: è oggi vivida come negli anni Settanta. Le immagini proiettate a rotazione sulle pareti e quel “Il mondo è pazzo!”, gridato a piena voce da Shakespeare e poi ripetuto da Gertrude, denuncia una seria preoccupazione per scelte politiche destinate e condurci sull’orlo di un nuovo conflitto mondiale che priverà del futuro milioni di giovani.

Lo spettacolo è uno dei protagonisti della 53. Biennale Teatro di Venezia, diretta quest’anno da Willem Dafoe e intitolata Theatre is body. Body is poetry. Le nuvole di Amleto andrà in scena da lunedì 2 a mercoledì 4 giugno al Padiglione 30 di Forte Marghera a Mestre; Eugenio Barba e Julia Varley saranno tra gli invitati alla tavola rotonda Biennale ‘75 – ’25. Cinquanta anni di nuovo teatro in calendario giovedì 5 a Ca’ Giustinian.

Silvana Costa

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Menotti
via Ciro Menotti 11 – Milano

dal 7 all’11 maggio 2025
www.teatromenotti.org

Le nuvole di Amleto
Dedicato a Hamnet e ai giovani senza futuro  

attori Antonia Cioaza, Else Marie Laukvik, Jakob Nielsen, Rina Skeel, Ulrik Skeel, Julia Varley 
disegno luci e video Stefano Di Buduo 
consulente film Claudio Coloberti 
costumi Odin Teatret  
spazio scenico Odin Teatret 
direttore tecnico Knud Erik Knudsen 
assistenti alla regia Gregorio Amicuzi e Julia Varley
testo, drammaturgia e regia Eugenio Barba
testo Eugenio Barba e citazioni dall’Amleto di William Shakespeare

drammaturgia e regia Eugenio Barba
produzione Tieffe Teatro, Odin Teatret, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
durata 1 ora e 40 minuti
prima nazionale