L’Italia dei primi italiani

Il ritratto dell’Italia e dei suoi abitanti all’indomani dell’unificazione è il tema attorno al quale si sviluppa la nuova mostra di pittura in corso al Castello Visconteo Sforzesco di Novara. Il visitatore compie un viaggio dalle Alpi alle coste siciliane, osservando le consuetudini mondane della borghesia e assistendo alla nascita dello stato sociale.

Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II, già sovrano del Regno di Sardegna, promulga la legge n. 4671, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il giorno successivo, con la quale assume per sé e per i propri successori il titolo di Re d’Italia. Nasce ufficialmente l’Italia. I libri di storia raccontano che Massimo d’Azzeglio abbia commentato: “Fatta l’Italia ora bisogna fare gli italiani”.
La mostra L’Italia dei primi italiani. Ritratto di una nazione appena nata a cura di Elisabetta Chiodini, in corso al Castello Visconteo Sforzesco di Novara fino a lunedì 6 aprile, attraverso una serie di dipinti dell’epoca racconta il territorio e le persone che lo abitano, spaziando dalle Alpi alla Sicilia, dalle grandi città alle strade sterrate che corrono in mezzo ai campi. Sono esposti, suddivisi in 7 sezioni, 72 dipinti realizzati da 53 pittori differenti, tra cui spiccano i nomi di Giuseppe De Nittis, Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Angelo Morbelli, Silvestro Lega e Guglielmo Ciardi.
Il percorso di visita parte tuttavia da oltre confine, da L’esule che dall’Alpe guarda l’Italia (1850) di Stefano Ussi: è un tributo a tutti i patrioti perseguitati dai vari stati preunitari a causa del loro impegno per l’unità e l’indipendenza italiana, obbligati a fuggire per salvarsi dalla prigione o, peggio, dalla condanna a morte.

L’economia italiana dei decenni a cavallo del 1861 si basa principalmente sull’agricoltura. La prima sezione, Un territorio variegato: vita rurale tra pianure, valli e monti conduce il visitatore in un viaggio ideale attraverso la penisola per fargli conoscere le peculiarità delle diverse aree geografiche. Un viaggio che si apre non lontano dalla sede della mostra, nelle risaie tra Vercelli e Casale Monferrato con Le risaiole (1897) di Angelo Morbelli, ritratte mentre eliminano le erbacce dalla risaia, immerse nell’acqua sino al polpaccio. È stato dipinto invece alcune decine di chilometri più distante, nella zona intorno a Verbania, il ritorno dei contadini dai campi di Vespro (1895) di Arnaldo Ferraguti.
Proseguendo la visita si può ammirare Sur la route de Castellammare (1875) di Giuseppe De Nittis da cui emerge una peculiarità che accomuna molte delle vedute in mostra: una grande attenzione a restituire fedelmente il vero, senza teatralizzarlo anche quando si tratta del giorno de La raccolta delle zucche (1873) di Francesco Paolo Michetti, trasformato in una sorta di festa popolare. La strada sterrata di De Nittis riflette come uno specchio la luce che finisce per inondare l’opera, così come accade con i lunghi teli appena prodotti in una delle telerie della Brianza, posti a sbiancare al sole nell’imponente Alla sbianca (1890) di Eugenio Spreafico, largo oltre 2,5 metri, o con la biancheria stesa da Le lavandaie nell’Ema (1884), ritratte da Angiolo Tommasi nella Valle del Chianti.
La seconda sala offre una suggestiva serie di vedute montane tra cui La slitta (1908) e Veduta di Cortina (1920/25 circa) di Cesare Maggi o Processione a Prestinone di Val Vigezzo (1896) di Carlo Fornara.
Il mare e le sue risorse sono i protagonisti della seconda sezione: Lo sviluppo costiero della penisola e le attività delle regioni marittime. Il mare, analogamente alla neve, alle strade sterrate sotto il sole del Sud o ai panni stesi è infatti uno sfidante cimento per un pittore, meticoloso nel cogliere le mille sfumature di verde e azzurro del mare e del cielo, il gioco dei riflessi del sole sull’acqua e il contrasto con i colori caldi della spiaggia e delle case dei pescatori. Nascono così opere quali Caprera (1863 circa) e L’isola dei Ciclopi (1865 circa) di Luigi Steffani, Scelta delle moeche (1900 circa) di Leonardo Bazzaro, Imbarcadero a Chioggia (1890 1893 circa) di Mosè Bianchi, Porto d’Anzio (1878-1880 circa) di Guglielmo Ciardi o Riposo a Riomaggiore (1892 circa) di Telemaco Signorini.
L’esplorazione del Nuovo Regno conduce quindi tra le vie e le piazze di alcune delle principali città: Torino, Firenze, Roma, Milano e Napoli, le protagoniste della terza sezione, Il volto delle città. Città di lì a poco soggette a profonde trasformazioni connesse al progressivo sviluppo industriale del Paese che, nell’arco di un paio di decenni, ne modifica totalmente l’aspetto. Firenze, la capitale dal 1865 al 1871, è rappresentata in un’elegante veste borghese, Roma, Milano, Napoli e Venezia sono invece restituite nella loro quotidianità con vedute dei mercati di piazza Navona, del Verziere, di Porta Capuana e di Rialto.  Torino, da cui si è mosso il processo di unificazione, è tornata tranquilla e mostra uno scorcio placido e sonnacchioso: Il Po a Torino (1880 circa) di Marco Calderini.

La seconda parte della mostra è intesa a far conoscere la vita quotidiana dei neo italiani. La quarta e la quinta sezione sono dedicate alla nuova classe dirigente del Paese: la borghesia, una classe colta e benestante che dispone di tempo libero da dedicare allo svago e al divertimento, in città come villeggiatura.
La quarta sezione, I riti della borghesia. Il tempo libero in città e in villeggiatura, racconta di attività ricreative quali la Partita di caccia nella campagna romana (1878) di Carlo Pittara e di escursioni – rese popolari anche grazie a mezzi di trasporto più rapidi e meno costosi – con Alpiniste (1874 circa) di Achille Befani Formis o In battello sul lago Maggiore (1915) di Angelo Morbelli. Sono tuttavia le passeggiate in città il nuovo imprescindibile rito cittadino, l’occasione per socializzare, per corteggiare ma, soprattutto, per farsi vedere dalle persone che contano. Un rito descritto per esempio da Nel parco della Villa Comunale di Napoli (1895 circa) di Giuseppe de Sanctis o da Via del passeggio a Livorno (1885) di Luigi Gioli.
La quinta sezione, L’arte declinata al femminile, è invece dedicata alle signore facoltose che, appassionate d’arte, spendono le giornate visitando musei e studi di artisti, collezionando opere d’arte o dipingendo esse stesse come mostrano Silvestro Lega in La pittura (1869), il ritratto di Isolina Cecchini sua allieva e modella, e Giovanni Fattori in La scolarina (1893).
La prostituzione resta purtroppo ancora uno dei mezzi con cui le donne delle classi più povere si possono garantire la sopravvivenza nelle grandi città, come ricorda la sesta sezione, intitolata L’amore venale. Si denuncia qui anche un’altra grave piaga sociale: la tratta delle giovani donne, spesso poco più che bambine, vendute dalle loro stesse madri per poter mantenere il resto della famiglia. È questo un argomento delicato che pochi artisti hanno il coraggio di trattare esplicitamente, tra loro Angelo Morbelli, fermamente convinto del valore di denuncia del proprio lavoro: in mostra sono presenti due delle tre versioni della sua Venduta! (1884 e 1897) con protagonista una ragazzina di soli 13 anni.
Le ultime tre sale sono dedicate a Tempi moderni: la vita nelle metropoli. Le grandi città della neonata Italia, alla pari di quanto avviene in molti altri Paesi industrializzati, non sono immuni da affollamento, disoccupazione e povertà a causa della grave crisi del settore agricolo che spinge all’inurbamento grandi masse, attratte dalla prospettiva di un’occupazione nel mondo dell’industria. La curatrice propone 14 dipinti che, da un lato, raccontino il grande divario economico tra le classi sociali, l’analfabetismo e i bambini avviati troppo presto al lavoro ma, dall’altro, mostrino la nascita di uno stato sociale che, di fianco alle associazioni di carità, offra supporto concreto alla popolazione. Ne sono un esempio La vaccinazione nelle campagne (1894 circa), Il dettato (1891 circa) di Demetrio Cosola e Alle Cucine economiche di Porta Nuova (1887 circa) di Attilio Pusterla.
L’Italia dei primi italiani è probabilmente la mostra più interessante a livello storico e sociale sinora organizzata da METS Percorsi d’arte al Castello di Novara. Il viaggio nell’Italia appena unificata è concepito con cura, toccandone molteplici aspetti e problematiche e si avvale di una moltitudine di opere provenienti da collezioni private ora restituite allo sguardo del grande pubblico. Opere che, contestualizzate da Elisabetta Chiodini in un progetto curatoriale di ampio respiro, traggono enfasi dal dialogo con dipinti coevi con cui vanno a comporre un ritratto articolato di una nazione appena nata.

Silvana Costa

La mostra continua:
Castello Visconteo Sforzesco

piazza Martiri della Libertà, 3 – Novara
fino a lunedì 6 aprile 2026
orari martedì-domenica 10-19
(ultimo ingresso ore 18.00)
www.ilcastellodinovara.it
 
L’Italia dei primi italiani
Ritratto di una nazione appena nata
a cura di Elisabetta Chiodini
comitato scientifico Virginia Bertone, Silvestra Bietoletti, Elisabetta Chiodini, Nicolò D’Agati, Fernando Mazzocca, Isabella Valente
promossa e prodotta da Comune di Novara, Fondazione Castello di Novara, METS Percorsi d’arte
 
Catalogo:
L’Italia dei primi italiani
Ritratto di una nazione appena nata
a cura di Elisabetta Chiodini
METS Percorsi d’arte, 2025
prezzo: 35,00 Euro
www.metsarte.com