La Madonna Litta di Leonardo

Il celeberrimo capolavoro del genio da Vinci torna a Milano per un’interessante mostra, aperta al pubblico sino al 10 febbraio.

Gli eventi organizzati a Milano per ricordare il cinquecentenario dalla morte di Leonardo da Vinci proseguono al Museo Poldi Pezzoli con l’inaugurazione della mostra che ruota attorno alla Madonna Litta (1495 circa), giunta in prestito dall’Ermitage di San Pietroburgo. Affiancano infatti il capolavoro vinciano altre 19 opere: 10 dipinti, di cui 3 di proprietà del museo ospitante, disegni e incisioni eseguiti a cavallo del 1500 nella bottega leonardesca presso la corte di Ludovico il Moro.
I curatori, Andrea Di Lorenzo e Pietro Marani, adottano un approccio che permetta al visitatore di avvicinarsi alla Madonna Litta conscio delle relazioni sviluppate tra Leonardo e il proprio entourage – costituito sia da giovani talenti sia da pittori già affermati – che, come in uso all’epoca, collabora per soddisfare le numerose richieste dei committenti. Adottando per la scelta dei materiali il criterio della pertinenza cronologica e della vicinanza tra discepoli e Maestro, i curatori mettono in rapporto il modello originale con gli studi compositivi e le rielaborazioni del tema della Madonna con bambino a firma di Giovanni Antonio Boltraffio ma anche di Francesco Galli detto Francesco Napoletano, del Maestro della Pala Sforzesca e di altri autori la cui identità è ancora sconosciuta.
Scorrendo le targhette a volte apposte dai collezionisti sulle cornici delle opere si può cogliere come nel tempo, fruendo di nuovi documenti emersi dagli archivi ma, soprattutto, dall’implementazione degli strumenti scientifici, siano cambiate le attribuzioni. La mostra, grazie al supporto della Fondazione Bracco, è stata l’occasione per sottoporre alcuni dei pezzi esposti ad analisi diagnostiche presso l’Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare del CNR in collaborazione con l’Università di Milano e l’Università di Milano-Bicocca. Un video, proiettato a inizio del percorso di visita, spiega come i pittori, pur lavorano a stretto contatto tra loro e sotto la comune egida del Maestro, si approccino alla creazione in modo diverso, dal disegno preparatorio alla stesura del colore su tavola. Così come nella vita di Leonardo anche oggi arte e scienza si fondono, permettendo di distinguere le diverse mani che si intrecciano nella sua bottega milanese dal 1482 al 1499.
All’epoca committenti e collezionisti, consci che tante volte Leonardo appone solo l’imprimatur al quadro e nulla più, sono più interessati all’invenzione e all’innovazione del dipinto che alla sua effettiva esecuzione. La sublime idea all’origine della Madonna Litta è rappresentare Maria non quale icona religiosa ma come una semplice madre che allatta il figlio. Ci si accosta quindi a questa tenera composizione con grande reverenza, non solamente per il prestigio dell’autore quanto per timore di violare il momento d’intimità. Maria guarda Gesù con estrema amorevolezza mentre egli si gira verso l’osservatore studiandolo tra il curioso e il severo per essere stato disturbato in un simile momento. Il bambino è infatti intento in due occupazioni fondamentali per ogni infante: cibarsi e giocare. Nella mano sinistra Gesù stringe un cardellino, una poetica scelta di Leonardo per aumentare la dolcezza della scena, connotare la figura del Cristo e alludere al suo destino di passione – tale specie di uccelli, con il capo color rosso sangue, è utilizzata quale metafora del supplizio con la corona di spine – senza utilizzare un severo rosario come fa, per esempio, il Maestro della Pala Sforzesca conservata alla Pinacoteca di Brera di Milano.
A enfatizzare da un lato l’eccezionalità dell’evento in corso – sono passati 30 anni da quando la Madonna Litta è stata esposta a Palazzo Reale di Milano nell’ambito di una mostra sul Museo Ermitage – e dall’altro l’intima complicità dei due protagonisti del dipinto, lo studio Migliore + Servetto Architects progetta un allestimento che conduca il pubblico attraverso un percorso di scoperta. Partendo dal disegno di Testa di una giovane donna di profilo verso sinistra e disegno di un occhio (1492/92 circa) di Leonardo, muovendosi attraverso un corridoio e una sala zeppa di opere di allievi talentuosi – come probabilmente si presentava la bottega del Maestro – e celebri imitatori, il visitatore giunge infine al cospetto della Madonna Litta. Il capolavoro è di modeste dimensioni, circondato da una larga cornice dorata, accompagnato dai soli disegni preparatori di Boltraffio, probabilmente l’artista di maggior talento presente al fianco di Leonardo: Studio per una testa di bambino che prende il latte e Studio di panneggio (entrambi 1490 circa). Le due finestre dipinte alle spalle di Maria e aperte su un paesaggio montuoso riescono a riempire di luce tutta la sala del Poldi Pezzoli. È emozionante notare come le persone si accostino alla tavola in rispettoso silenzio, spalancando la bocca in muta ammirazione per l’estrema qualità dell’esecuzione e indagando meticolosamente con gli occhi ogni centimetro quadrato per imprimere nella mente i raffinati dettagli.
Il percorso è segnato da pannelli che raccontano i due soggiorni milanesi di Leonardo da Vinci e lo stretto legame esistente tra la città di Milano e la Madonna Litta, qui dipinta agli inizi degli anni Novanta del XV secolo. Quando nel 1499 il ducato viene occupato dalle truppe francesi di Luigi XII e il Moro fatto prigioniero, Leonardo parte per un lungo viaggio, recando l’opera con sé. Sebbene si ipotizzi il dipinto nel 1543 facesse parte della collezione di Michele Contarini a Venezia, di fatto se ne perdono le tracce per quasi tre secoli, sino al 1784 quando viene acquistato da Alberico XII Barbiano di Belgioioso d’Este e collocato nella sua sontuosa dimora, progettata in stile neoclassico da Giuseppe Piermarini. Nella ricca collezione di Palazzo Belgioioso – sito a pochi passi dalla sede della mostra odierna – è allora presente anche il celeberrimo Ritratto di Dama (1470/75 circa) del Pollaiolo, oggi simbolo del Museo Poldi Pezzoli. Nel 1814, alla morte di Alberico le opere sono vendute all’asta dal conte Alberto Litta Visconti Arese che, per il suo ruolo di esecutore testamentario, ha diritto di trattenerne due per sé. La Madonna è così ribattezzata Litta dal nome del nuovo proprietario e collocata nel palazzo omonimo di corso Magenta sino a quando, nel 1865, il duca Antonio Litta Visconti Arese la vende a Stepan Gedeonov, direttore del Museo dell’Ermitage, che anticipa la concorrenza di nobili e istituzioni di tutta Europa, aggiudicandosi anche altri celebri e prestigiosi pezzi della collezione.
Ogni ritorno del capolavoro a Milano è celebrato sin dal Settecento con entusiasmo e segnalato con vanto sulle guide artistiche. Per la mostra Leonardo e la Madonna Litta il progetto grafico dei materiali promozionali – come in occasione degli altri eventi al Museo Poldi Pezzoli – reca la firma di Salvatore Gregorietti.
Segnaliamo che, per motivi conservativi, il flusso dei visitatori è contingentato perciò suggeriamo di andare quanto prima a visitare l’imperdibile esposizione, sfruttando le molte promozioni previste, o di prenotare tempestivamente il biglietto sul sito internet del museo.

Silvana Costa

La mostra continua:
Museo Poldi Pezzoli
via Manzoni 12 – Milano
fino a lunedì 10 febbraio 2020
orari mercoledì – lunedì 10–18
16 novembre – 8 febbraio apertura prolungata tutti i sabati fino alle 21 (ultimo ingresso alle ore 20.30).
chiuso il martedì
www.museopoldipezzoli.it

Leonardo e la Madonna Litta
a cura di Andrea Di Lorenzo, Pietro C. Marani
progetto dell’allestimento e grafica Migliore + Servetto Architects
progetto grafico promozione mostra Salvatore Gregorietti

Catalogo:
Leonardo e la Madonna Litta
a cura di Andrea Di Lorenzo, Pietro C. Marani
Skira, 2019
24 x 28 cm, 152 pagine, 140 illustrazioni a colori, cartonato
prezzo: 29,00 Euro
www.skira.net

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