Marta Cadonici al MUG

Si è inaugurata il 7 settembre la mostra della scultrice Marta Cadonici, intitolata Nessuno mi pettina bene come il vento, nell’atmosfera ospitale dell’atelier di Ugo Guidi, oggi Casa-Museo. Un evento per conoscere un’artista di talento, scoprire un luogo che traspira arte e incontrare persone che fanno della cultura una ragione di essere.
Esiste un’altra Forte dei Marmi. Sfatiamo il mito ormai dépassé della Versilia da Sapore di mare e quello ancora più kitsch di panfili, veline in bikini e magnum stappate in locali più o meno chic. Esiste una Forte dei Marmi (non a caso il nome) indissolubilmente legata all’arte e alle cave – a quel prezioso materiale che ha affascinato scultori di ogni epoca, da Michelangelo a Henry Moore. Non sarà quindi un caso che proprio in questo ambiente, circondato da colleghi pensanti, intellettuali e scrittori, è vissuto Ugo Guidi, scultore ostinato nella sua ricerca di un linguaggio personale, unico, in grado di esprimere appieno quel rapporto di odio-amore con la materia che non è un cliché, bensì la magnifica ossessione dello scultore. Perché la materia si può sublimare – ma solo fino a un certo punto e, nonostante in molti Paesi fare scultura oggi sia soprattutto fare happening, a Pietrasanta e a Forte dei Marmi si respira ancora il rapporto diretto con il marmo (e non solo). Una liaison spesso difficile, perché il marmo ha quelle venature e quelle fratture dalle quali non si può prescindere e, al contrario, si deve assecondare. Tutto ciò rapportandosi al materiale non come farebbe un artigiano bensì dando un senso altro – e perciò artistico – a quel vuoto, a quel colpo di scalpello, a quella policromia che, come ogni cosa in natura, ha una ragione elementare per esistere (la presenza, per esempio, di quarzo, grafite o rutilo), sebbene questo non tolga mistero ai significati che possiamo intravedere in quelle inconfondibili sfumature.
Un mestiere arduo, quindi, quello dello scultore quando voglia dialogare con tale materia e Ugo Guidi lo ha fatto, con onestà e intelligenza per decenni, in una dimora semplice ed essenziale che oggi – grazie alla lungimiranza del figlio Vittorio – è aperta al pubblico come Casa-Museo; e dove con cadenza tutta milanese, ossia ogni due settimane circa, si inaugura una nuova mostra.
Un luogo incantato, il giardino di Casa Guidi: vi si respira ancora la polvere di marmo. Un ambiente rilassato e informale per incontrarsi e parlare d’arte, passeggiando nelle stanze dove il Maestro ha vissuto e lavorato fino alla fine. Ambienti in cui è presente il calore della famiglia e si ha la sensazione che la creatività di Ugo scorra ancora in questo susseguirsi di statue, totem, busti, ma anche quadri (davvero toccanti gli ultimi, dove l’orrore della morte devasta la vita di Guidi come l’Urlo di Munch). E ancora, statuine e bassorilievi in vari materiali e tanti cavalli, da quelli fedeli alle forme canoniche, dei primi anni, alle stilizzazioni sempre più ardite e personalissime, nel prosieguo.
In questo ambiente, dove sarebbe davvero interessante proporre anche residenze d’artista, proprio per il valore e la suggestione del luogo, espone in questi giorni Marta Cadonici, altrettanto ostinata nel suo serrato confronto con la materia, che riesce ad alleggerire fino a regalarle l’inconsistenza di una pagina di un libro o di un verso di una canzone. È infatti la stessa scultrice che ci racconta di essersi ispirata, per esempio, per pag. 48, a una poesia, e di lavorare facendosi spesso suggestionare dalla musica. Guardando le sue opere (esposte anche nell’atrio del vicino Logos Hotel, che conferma come la vocazione imprenditoriale possa sposarsi alla passione per l’arte senza per questo dover cadere nel bieco marketing), è sorprendete scoprire le analogie sottili tra l’impalpabile bellezza di una nota e la levigatezza traslucida del marmo trasformato in un pensiero, o in una sensazione. Le opere di Cadonici si integrano perfettamente nell’ambiente che le ospita, e aggiungono, in questo dialogo serrato tra Maestro e allieva virtuale, una contemporaneità, una perentorietà di hic et nunc, propria dell’arte che, sebbene nasca per essere eterna, è sempre espressione del qui e ora, di una contingenza sociale e di un bisogno creativo individuale.
Ma la Casa-Museo di Ugo Guidi ha un’altra caratteristica che vogliamo raccontarvi. L’ospitalità dei nostri ospiti rende possibili sempre nuovi incontri, in questo caso con Fosco Bianchetti, direttore di una rivista di nicchia oltremodo interessante, Twill. Un libro, quasi, più che una rivista monotematica, con uscita annuale. Un modo garbato e intelligente di sviscerare un argomento con contributi in diverse lingue di autori che provengono da vari Paesi, ma che hanno in comune la capacità di affrontare il tema del numero da angolature inaspettate e, sebbene spesso siano articoli in certo modo accademici, con un linguaggio non autoreferenziale. A corredare i pezzi, immagini d’arte che spiazzano il lettore in maniera brechtiana. Basti citare, nel numero #14, l’uso destabilizzante della bellezza femminile negli “anni del colera”, che si respira nel servizio fotografico Becoming Barbie di Phaedra Brody o la denuncia chic & shock di Sans Papier – firmato da Ira Bordo.
Chissà che tra qualche anno, tra i must di Forte dei Marmi accanto agli yacht compaiano più di frequente la Casa-Museo Ugo Guidi, la Fondazione Villa Bertelli o il Museo della Satira.

Simona M. Frigerio

La mostra continua:
Casa-Museo Ugo Guidi
via Civitali, 33 – Forte dei Marmi
e Logos Hotel
via Mazzini, 153 – Forte dei Marmi
fino a giovedì 25 settembre
orari: al Museo Guidi su appuntamento, telefonando al 348020538 o scrivendo a museougoguidi@gmail.com
al Logos Hotel, tutti i giorni, dalle ore 10.00 alle ore 23.00
www.ugoguidi.it
 
Nessuno mi pettina bene come il vento
mostra di scultura di Marta Cadonici

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