Non chiamatemi maestro

Muovendo dalla figura epica di Giorgio Strehler, Corrado d’Elia celebra, con questo spettacolo in scena al Teatro Libero, l’universalità dell’Arte, in un gioco teatrale di sovrapposizione e immedesimazione con il Maestro.
Al centro del palcoscenico ci sono solamente uno sgabello ed un leggio. Quando il buio si dissolve, Corrado d’Elia, a piedi scalzi, prende posto sotto il fascio di luce dell’occhio di bue. Intorno a lui, sedute a terra con gli occhi e le orecchie spalancati, stanno alcune persone del pubblico che, come discepoli, attendono inizi la narrazione.
D’Elia, sembra calarsi nei ruvidi panni di Giorgio Strehler e, navigando sull’onda del ricordo, ripercorre la vita di uno dei più grandi registi teatrali italiani. Da quando, bambino, nella casa di Trieste si addormenta cullato dalla musica suonata dalla madre, procedendo lungo le tappe della carriera e approdando alla morte sopraggiunta nel Natale 1997, durante le prove di Così fan tutte con cui a breve avrebbe inaugurato la nuova sede del Piccolo Teatro. La musica, in particolare quella classica, è il delicato filo rosso che cuce tra loro gli episodi della narrazione; in particolare, a ricordare le tante opere di Mozart messe in scena da  Strehler, d’Elia inserisce frammenti dello scoppiettante duetto tra Papageno e Papagena, dal Flauto Magico, associando il crescendo della partitura ai nuovi successi raccolti dal Maestro. Prendendo spunto dagli scritti e dalle testimonianze su Giorgio Strehler, Corrado d’Elia lo fa rivivere attraverso i dialoghi con Valentina Cortese durante le prove del Giardino dei ciliegi, gli insegnamenti impartiti agli allievi della scuola di teatro in cui rivede il proprio entusiasmo o le lettere alla madre, in un emozionante flusso di pensieri che tanto ricorda lo stile di un altro triestino: Italo Svevo.
Non chiamatemi maestro è indubbiamente un omaggio sentito ad un personaggio che ha saputo rivoluzionare il teatro italiano, ma è anche molto di più. È una dichiarazione d’amore al Teatro, la celebrazione di un rapporto in cui riversare sacrificio ed abnegazione, un lavoro da portare avanti con l’umiltà di un artigiano che, quando ha raggiunto un buon livello di esecuzione, prende con sé giovani entusiasti cui tramandare i propri segreti. È la celebrazione di un mondo, a tratti spietato, che si nutre di poesia e bellezza e porta piacere a chi lo frequenta: come artista, come spettatore o come critico. Una volta assaporata la magia di uno spettacolo, non si può più fare a meno dell’odore del palcoscenico, del calore delle luci di scena e dell’entusiasmo del pubblico, che in tempo reale, decreta il successo o il fallimento di un allestimento. Corrado d’Elia, in fondo, col pretesto dell’immedesimazione con Giorgio Strehler, racconta magistralmente tutto ciò.
Assistendo allo spettacolo ci rendiamo ben presto conto che la figura di Strehler altro non è che un pretesto per uno dei magistrali monologhi introspettivi che Corrado d’Elia porta in scena per la gioia di tutti noi che lo seguiamo con trasporto, in un crescendo di coinvolgimento emozionale. L’attore – ma anche autore e regista – pur dando voce agli scritti del Maestro, non si cala minimamente nei suoi panni se non nel momento di citare passi celebri dei suoi interventi. Non si presenta sul palcoscenico di nero vestito né recita utilizzando il tono stentoreo di Strehler che, già da solo, quando finalmente riuscivi a giungere al suo cospetto, ti instillava un reverenziale timore. D’Elia si muove sul palcoscenico a piedi scalzi, con la confidenzialità di chi è a casa propria e parla con un tono pacato, quasi il sussurro di chi riflette tra sé e sé mentre il pubblico, confidenzialmente raccolto attorno a lui quasi fosse un vecchio amico, annuisce ai passaggi più coinvolgenti.
Non chiamatemi maestro, in fondo, altro non è che un’altra straordinaria istantanea da aggiungere all’album dedicato a personaggi – reali o di fantasia – che l’autore prende a pretesto per scrivere della vita, dell’arte, dell’amore e dello straordinario potere dei sogni come già ci aveva mostrato nello strepitoso Don Chisciotte – Diario intimo di un sognatore.

Silvana Costa

 

Lo spettacolo continua:
Teatro Libero
via Savona, 10 – Milano

fino a martedì 15 luglio 2014
orari degli spettacoli: da lunedì a sabato ore 21.00; domenica ore 16.00
www.teatrolibero.it

Non chiamatemi maestro
liberamente tratto dagli scritti e dalle testimonianze di Giorgio Strehler

progetto e regia Corrado d’Elia
luci e fonica Alessandro Tinelli
fotografie Angelo Redaelli
produzione Teatro Libero
prima nazionale

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