L’ironia di Open agli Arcimboldi

Alla viglia del debutto scaligero Daniel Ezralow delizia il pubblico milanese con una gioiosa e irriverente combinazione di danza contemporanea e musica classica.

Tra pochi giorni, il 7 dicembre, Macbeth di Verdi inaugurerà la stagione operistica del Teatro alla Scala di Milano: il direttore d’orchestra è Riccardo Chailly, il regista Davide Livermore mentre a Daniel Ezralow è assegnata la cura di tutti i momenti ballabili, a iniziare da quelli del terzo atto. In attesa del debutto il coreografo statunitense fa le prove generali di seduzione del pubblico milanese con Open, in scena sabato 4 dicembre agli Arcimboldi in Bicocca.
Open è una riuscita combinazione di danza, musica, colori e video performance che esplode con potenza sul palcoscenico e raggiunge il pubblico in sala infondendo gioia e allegria. È lo spettacolo con cui Daniel Ezralow, ormai da quasi un decennio, miete successi in tutto il mondo, letteralmente spalancando una finestra sul suo fantastico immaginario dove la danza trascende il genere e il tempo.
Sono otto i danzatori in scena, di provenienza sia americana sia italiana, che si esibiscono in circa una quindicina di quadri che si susseguono senza soluzione di continuità. Dei pannelli mobili, mossi dagli stessi danzatori, come le mani di un mago attraversano il palco e al loro passaggio ogni traccia del pezzo appena concluso sparisce e si palesano gli artisti protagonisti del successivo. La scenografia è costituita di null’altro, potendo contare su un accurato gioco di proiezioni che, di volta in volta, riscostruiscono ambienti, giocano con linee e forme geometriche o lanciano messaggi attraverso scritte e simboli. Ezralow rientra indubbiamente nel novero degli artisti impegnati che in Open, al di là dell’apparente leggerezza, lancia inviti inequivocabili al rispetto ambientale e sociale. Nel delicato Grounded, per esempio, due danzatori si trasformano in giardinieri che piantano con cura alberelli e poi, grazie alle loro cure, dalla terra nasceranno altri alberi che prenderanno a danzare alla vita.
Open a partire da una base musicale composta da una sequenza di noti e amati pezzi classici – una sorta di greatest hits del genere – inanella esibizioni collettive a straordinari assoli, passi di classica alternati alla danza moderna, all’acrobatica e alla street. Lo spettacolo si apre con ironiche citazioni della Hollywood anni Cinquanta, popolati di rampanti uomini d’affari che in Biz Men corrono per le strade di New York, recando con sé la ventiquattrore zeppa di contratti da far firmare ai clienti, e in Clean Up, a fine giornata, brindano al successo, circondati da belle ragazze, sino a quando l’inserviente li manda via, chiude il locale e si mette a pulire con gran sussiego. Le musiche scelte, degne di un’apertura in pompa magna, sono rispettivamente La danza delle sciabole di Khachaturian, un brano utilizzato in molti film tra cui il felliniano Amarcord, e l’Inno alla gioia di Beethoven. L’ironia è la chiave di lettura di buona parte dei quadri di cui è composto Open: basti citare quali ulteriori esempi l’assolo sulle musiche della Carmen di Bizet, declinato al maschile con il danzatore che, nel momento clou della morte della sigaraia, opta per stendersi comodo a terra e cedere la scena ai burattini calzati sulle dita, e Kelp Dreams lo struggente – almeno sino all’inatteso gesto finale – pas de deux che sulle note del Notturno di Chopin narra l’incontro d’amore tra un uomo e una sirena. All’idillio della fase di innamoramento Daniel Ezralow contrappone le difficoltà del matrimonio che, dal momento in cui gli sposi si scambiano i voti, si trasforma in un infinito combattimento. In AFGO il pubblico ride assistendo all’incontro di pugilato tra moglie, ancora in abito lungo bianco, e marito mentre i testimoni delimitano lo spazio del ring con un nastro rosso.
Il tono della coreografia si fa invece serio quando la gioiosa suite de La danza della fata confetto da Lo schiaccianoci di Tchaikovsky non basta a bilanciare il dramma in scena con Three Fates. Sul palco quasi completamente sprofondato nel buio le tre Parche di nero vestite recidono, uno dopo l’altro, i fili dei palloncini che un uomo reca con sè quale metafora degli anni che gli restano ancora da vivere.
L’antica Grecia con i suoi miti ed eroi rivive anche in Olympiads, una chiara celebrazione del valore fisico degli atleti che si sfidano negli sport e un riferimento alle coreografie elaborate da Ezralow per la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici svoltisi a Sochi nel 2014. Hanno pari tono epico anche altre due esibizioni caratterizzate da grande rigore formale: Syrinx e Black and White, l’eterno scontro tra gli opposti elaborato sulla Danza dei cavalieri del Romeo e Giulietta di Prokofiev.
I quadri di chiusura di Open riportano il pubblico ai giorni nostri, strizzando l’occhio al contributo di Daniel Ezralow alle manifestazioni di musica contemporanea e agli show televisivi. Stepping Stones, come il già citato Black and White, combina tra loro elementi agli antipodi, creando un numero tanto inatteso quanto convincente. La magnificenza della musica barocca di uno dei Concerti brandeburghesi di Bach accompagna i danzatori, vestiti con tuta da meccanico e stivali di gomma, in una coreografia ispirata all’hip hop. Ezralow, come la Wiener Philharmoniker in occasione del gran concerto di capodanno, opta quindi per il valzer Danubio Blu di Strauss quale brano finale di Open. Chroma, questo il titolo del quadro, è un’autentica esplosione di colori – nei costumi di scena – e di gioia in cui i danzatori si divertono a giocare tra loro e con la video proiezione del proprio corpo.
L’applauso dura a lungo e si tramuta in autentica ovazione al palesarsi sulla scena di Ezralow. A tal proposito, osservando il pubblico anagraficamente eterogeneo che riempie il Teatro degli Arcimboldi in ogni ordine di posto, ci si domanda quanti siano lì per amore della danza e quanti per curiosità verso il personaggio mediatico. Lo spettacolo d’altro canto è chiaramente montato in quadri di breve durata ma di forte impatto emotivo – con un ritmo che potremmo definire televisivo – col chiaro intento di entusiasmare tanto i cultori della danza quanto i neofiti del genere. Forse più i secondi ma, in fondo, poco importa: è bello rivedere le persone a teatro ad assaporare il piacere di uno spettacolo dal vivo perché di televisione, lo scorso anno, se ne è vista anche troppa.

Silvana Costa

 

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Arcimboldi
viale dell’Innovazione 20 – Milano
sabato 4 dicembre 2021
www.teatroarcimboldi.it

Open
Ezralow Dance
musica di Khachaturian, Chopin, Beethoven, Ponchielli, Bizet, Tchaikovsky, Debussy, Prokofiev, Albinoni, Strauss, Bach
Raw Zeal Production, Art Works Production

In tour:
5 dicembre 2021
Parma – Teatro Regio

10 dicembre 2021
Padova – Gran Teatro Geox

29 marzo 2022
Firenze – Teatro Verdi

30 marzo 2022
Torino – Teatro Colosseo

31 marzo 2022
Bergamo – Creberg Teatro Bergamo

10 aprile 2022
Bologna – Teatro Celebrazioni

11 aprile 2022
Genova – Politeama Genovese

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