Otello secondo De Capitani

OtelloLa tragedia del Moro di Venezia e di Desdemona non è mai stata così attuale.

A quattro secoli dalla morte, Shakespeare ci appare più contemporaneo che mai. Assistendo al debutto di Otello, la nuova produzione del Teatro Elfo Puccini di Milano diretta da Elio De Capitani e Lisa Ferlazzo Natoli, ci rendiamo conto di quanto dovessero suonare rivoluzionarie a inizio XVII secolo le idee di emancipazione femminile e integrazione razziale contenute nel testo. Scorrendo le pagine di cronaca dei giornali sembrano troppo progressiste pure per il 2016 se leggiamo dell’ennesimo caso di femminicidio e della strenua opposizione di tante comunità locali ad accogliere persone in fuga dalla fame e dalla guerra, ad offrire loro ospitalità e calore umano.
Otello narra la tragedia della coraggiosa Desdemona che, incurante delle convenzioni sociali e dei voleri del padre, sposa Otello, uno straniero – “più bello che negro” come sottolinea il Doge di Venezia – dalla storia avventurosa. Desdemona, discendente di una delle più nobili famiglie della Serenissima, rifiuta ogni altro pretendente perché conquistata dall’animo del Moro in cui si combinano la tenerezza dell’amore e l’orrore della guerra, l’orgoglio per le proprie abilità di stratega e l’inadeguatezza dello straniero incapace di integrarsi nella Patria di adozione. Iago saprà far leva su questi ossimori, trasformando Otello in un essere orrendo che persino Desdemona stenta a riconoscere nonostante i tratti del viso siano rimasti immutati. Eppure, mossa dal ricordo della tenerezza dimostratale da Otello solo pochi giorni prima in occasione delle nozze, Desdemona si ostina a restargli affianco, sperando – come troppe altre donne perite tragicamente per mano dei mariti violenti – che l’esempio del suo affetto lo possa far ritornare l’uomo di cui si innamorò. Morirà tragicamente, seguita in tale triste destino da Emilia (interpretata da Cristina Crippa), la sua cameriera, un altro magnifico personaggio femminile creato dalla penna del Bardo, sovente associato al ruolo della balia di Giulietta in Romeo e Giulietta. Eppure, nonostante sembri un personaggio di secondo piano, a Emilia è affidato  un ruolo chiave nel tirare le fila della storia e, quando nell’intenso monologo antecedente la tragedia spiega alla padrona come “anche le donne hanno le loro esigenze”, in lei vediamo una donna capace di rivendicare il proprio diritto alla parità sessuale, la versione in gonnella di un altro epico personaggio shakespeariano: Shylock – de Il Mercante di Venezia – nell’atto di esigere sia rispettata la sua dignità di essere umano.
Otello offre uno spaccato di vita reale quando mostra come la giustizia riesca a intervenire troppo tardi, a crimine già compiuto. Quando porta in scena i meschini artifizi elaborati da Iago affinché la gelosia si diffonda come un virus nell’aria, soffiando nelle orecchie delle persone perbene un misto di paura e odio tali da indurli ad annientare il “diverso” creduto una minaccia. La felice combinazione della moderna traduzione del testo firmata da Ferdinando Bruni con la regia in tandem di Elio De Capitani e Lisa Ferlazzo Natoli restituisce ritratti di persone, con le mille sfaccettature dell’anima, invece di meri tipi. La messinscena è efficace e coinvolgente; il cast affianca alle colonne portanti della Compagnia, giovani leve di indubbio talento, capaci di infondere carattere ai personaggi interpretati. Su tutti brilla Federico Vanni che, forte della propria maturità, propone uno Iago più meschino che mai, in grado di affascinare e, contemporaneamente, ripugnare con le sue sordide macchinazioni.
Accennavamo pocanzi alla modernità del testo, sottolineato da costumi e scenografia che collocano la storia in una porzione non ben definita della linea temporale, a dispetto dei precisi riferimenti a fatti storici. Sottolineavamo la capacità degli attori di dare vita a persone, uscendo dallo stereotipo del mero tipo. Questo tuttavia crediamo non giustifichi il completo stravolgimento delle caratterizzazioni di Otello e Desdemona. Il testo ci narra di un valoroso soldato giunto da lontano, bello e coraggioso, rude o almeno non all’altezza dei raffinati modi della nobiltà lagunare, ingaggiato dai Senatori del Consiglio dei Dieci per guidare la flotta veneziana nella guerra contro i turchi. Sul palco, nel ruolo del protagonista, c’è Elio De Capitani, un Otello certamente in grado di alzare la voce nell’atto del comando ma che si esprime con l’eloquio, la compostezza e la pacatezza di un nobiluomo. Tanto De Capitani si rivela perfetto nei panni del consumato protagonista di  Morte di un commesso viaggiatore tanto risulta poco credibile nel ruolo del condottiero che passa ampia parte della propria vita a bordo di navi da guerra o sui campi di battaglia. Se, come annunciato nella conferenza stampa di presentazione della  Stagione 2016-17 del Teatro Elfo Puccini, Elio De Capitani possiede abbastanza spirito di autocritica per rinunciare al ruolo di Bottom nel Sogno di una notte di mezza estate per raggiunti limiti di età, forse dovrebbe mostrare coerenza di pensiero anche con le nuove produzioni, preferendo interpretare il Doge o – visto il successo riscontrato da Federico Vanni – Iago. Camilla Semino Favro, al contrario, dà vita a una Desdemona dal portamento trasandato, più consono a una cameriera che a una nobildonna – siede a gambe aperte e cammina con vigore sulle alte zeppe – e sovente risponde con tono arrogante, distruggendo così la memoria di uno dei personaggi più eterei della letteratura mondiale.
Forse siamo ottusi noi a non apprezzare sino in fondo questo nuovo Otello ma, ci chiediamo, sino a che punto è giusto riscrivere un classico?

Silvana Costa

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Lo spettacolo continua:
Teatro Elfo – sala Shakespeare
c.so Buenos Aires 33 – Milano
fino a domenica 13 novembre 2016
orari: dal martedì al sabato 20.30; domenica 16.00
www.elfo.org

Otello       
di William Shakespeare
traduzione di Ferdinando Bruni       
regia Elio De Capitani e Lisa Ferlazzo Natoli
scene e costumi di Carlo Sala
musiche originali di Silvia Colasanti
suono di Giuseppe Marzoli
luci di Michele Ceglia
con Elio De Capitani (Otello), Federico Vanni (Iago), Camilla Semino Favro (Desdemona), Alessandro Averone (Roderigo/Buffone), Cristina Crippa (Emilia), Angelo Di Genio (Cassio), Carolina Cametti (Bianca), Gabriele Calindri (Brabanzio/Graziano), Massimo Somaglino (Doge/Montano), Michele Costabile (Ufficiale/Ludovico)
produzione Teatro dell’Elfo
prima nazionale

durata: 180 minuti + 15 minuti di intervallo

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