Parole come proiettili. Da Ovidio a Roberto Latini

In anteprima al Festival Inequilibrio di Castiglioncello, Roberto Latini presenta il primo studio sulle Metamorfosi.

Gli elementi si fecero guerra l’uno all’altro – il caldo al freddo, il molle al saldo, il lieve al grave. Tutte le cose, da informi, mutarono in forme. Dalla confusione nacque il cosmo.
Spettacolo in forma embrionale, Metamorfosi, di Roberto Latini, è stato svelato a brani durante la kermesse festivaliera: mercoledì 1° luglio nel viale di accesso del Castello Pasquini di Castiglioncello, i giorni successivi ovunque, anche sulla spiaggia, alle 7.50 del mattino.
Lo studio visto da noi si presenta sotto un cielo notturno che è già morto – anche se non ne siamo al corrente, e ne vediamo una vecchia copia. Con questo paradosso, andiamo incontro a un pezzo di teatro che oramai è altro: un’esperienza sensoriale e mentale. Un tunnel di figure, suoni pronunciati con un gelido calore e un respiro che sono solo e soltanto di Latini. Uno spettacolo che stimola, accentua il battito cardiaco, parte da Ovidio e dall’antichità del mito, per condurre all’oggi e a un punto infinito nella curva spazio-temporale.
Tutti siamo in rituale aspettativa. C’è un religioso silenzio nell’aria che spacca i timpani; un tappeto di plastica bianca, con microfoni avvinghiati da fiori finti, e in fondo una tenda da cui escono loro, intrappolati in un ruolo al confine tra il comico e il tragico: i clown. Esce anche Roberto Latini, tenero e odioso, confuso e illuminato, spaventato e spaventoso. Giunge lentamente all’ultimo microfono. Dalle prime sillabe, da quel: “Tu“, schiude un baratro materiale e poetico, uno sconforto glorioso pieno del concetto di mutazione genetica e spirituale, che ci appartiene e ci respinge. Cambiare è così complicato, difficile, eppure inevitabile. Ci agitiamo per restare ancorati alla forma precedente ma, come nel poema, una forza ci agguanta e non siamo più gli stessi.
La potenza dei versi ovidiani è in mano, prima, a Roberto Latini, e poi, a Giancarlo Ilari, clown dimenticato e affaticato, pietra stabile della composizione, la cui apparizione è accompagnata da risate registrate; e ancora, a Savino Paparella, che striscia fino ai microfoni per narrare la creazione dell’universo dal caos infernale degli elementi. E a legare questi esseri viventi – il Latini creatore, Paparella distruttore, Mugnai baricentro fisso – Sebastian Barbalan impersona il groviglio dei sessi, la confusione dell’identità, la metamorfosi; e sfila con attributi femminili, lanciando secchi di colore – materiale fluido e in divenire, che macchia le cose del mondo. Alessandra Cristiani, fragile ballerina col tutù bianco e il naso rosso, placa il marasma visivo e musicale spargendo polvere diafana, perché noi tutti torneremo a essere polvere, nell’inorganico piacere.
Un oceano con un micro-cosmo al suo interno, nitido e polveroso, esplosivo come una nascita, Metamorfosi sarà presto uno spettacolo integrale. Attendiamo solo di vederlo.

Tessa Granato

 

Lo spettacolo è andato in scena all’interno di Inequilibrio 2015:
Castello Pasquini
piazza della Vittoria, 1 
Castiglioncello (Li)
www.armunia.eu
 
mercoledì 1° luglio, ore 23.30
Metamorfosi 
da Ovidio
traduzione Piero Bernardini Marzolla
adattamento e regia Roberto Latini
musiche e suoni Gianluca Misti
luci e direzione tecnica Max Mugnai
costumi Marion D’Amburgo
con Roberto Latini, Giancarlo Ilari, Savino Paparella, Sebastian Barbalan e Alessandra Cristiani
produzione Fortebraccio Teatro, Festival Orizzonti Fondazione Orizzonti d’Arte
con il sostegno di Armunia Festival Costa degli Etruschi www.fortebraccioteatro.com

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