Stracci della Memoria. La sessione internazionale

Bologna, 29 maggio. Al LAB Oratorio San Filippo Neri si ritrovano Instabili Vaganti e i performer che costruiranno, fino al 5 giugno, un percorso di ricerca comune. Al termine della sessione di lavoro, l’incontro con noi per capire come mai abbiano scelto di fare questa esperienza.

Su invito di Instabili Vaganti, abbiamo approfittato dell’occasione per incontrare i partecipanti al progetto Stracci della Memoria, che si compone di una serie di attività, quali workshop gratuiti – e aperti anche ai non professionisti – e sessioni di alta formazione (a Bologna, si sta tenendo la settima edizione proprio in questi giorni). Ci interessava, come critici, conoscere più che la loro provenienza geografica quella professionale, e registrare le motivazioni di base e le impressioni che si stanno formando con questa esperienza.

Partiamo da alcune considerazioni pratiche. La prima sensazione è quella che Anna Dora Dorno e Nicola Pianzola abbiano trovato altri giovani con la medesima voglia di conoscere e apprendere tecniche nuove di fare/attuare teatro, utilizzando ogni possibilità – anche a livello di finanziamenti e progetti formativi – che le Nazioni, delle quali sono ospiti o in cui vivono, possono fornire loro. In secondo luogo, si nota come il viaggiare e il soggiornare lontano dai propri Paesi d’origine siano diventati una consuetudine – quando non una necessità – legata alle possibilità di crescita, non solamente in campo artistico ma anche e soprattutto umano.

Ma conosciamo meglio i partecipanti. Juliana Spinola Marcili, brasiliana (ma di origini italiane), vive e studia in Messico. Dotata di una voce melodiosa ed espressivamente matura, ha raccontato le sue difficoltà in un Paese – come il Messico – molto interessante dal punto di vista culturale ma pieno di contraddizioni. Qui a Bologna sta tentando di superare quelle chiusure psicologiche che le impediscono di dedicarsi totalmente al canto – sentito come un’arte che le appartiene totalmente, e che la rivela agli occhi del pubblico aldilà di quanto il suo pudore umano le permetterebbe.

Per Curtis Gault, dalla Gran Bretagna, Stracci della Memoria è un tassello della sua ricerca personale – umana ancora prima che artistica, di come sia e senta profondamente. Avvertendo le sovrastrutture sociali e culturali del suo Paese come ghettizzanti, Curtis ha espresso con grande sincerità il proprio disagio per gli atteggiamenti maschilisti, omofobici e in generale per l’omologazione imposta ai giovani in base a presunti modelli comportamentali che non gli appartengono. La sua richiesta potrebbe essere tradotta in una semplice domanda: “Perché un uomo non può piangere?”.

Accanto a lui, Sun Yung Park dalla Corea del Sud, che avevamo già conosciuto alla presentazione del libro, Stracci della Memoria, e che ha seguito ben sei delle sette sessioni internazionali che si sono tenute in giro per il mondo, in questi ultimi dieci anni. Come performer e insegnante, la Park ha sottolineato che il suo è un lavoro sulle emozioni più profonde, sull’espressione del dolore e dell’assenza, intesa come vuoto, come venir meno di chi amiamo. Anche in lei il confronto su queste tematiche (proprie della sessione internazionale in atto) si coniuga a una ricerca personale, dove il corpo e le emozioni dell’attore si specchiano in quelle dell’individuo.

E ancora, la statunitense Cecilia Seaward (con origini europee e che, attualmente, vive in Ungheria) ha raccontato il suo percorso variegato fra le arti, dal canto (ha studiato al Conservatorio) alla danza (anche classica) fino allo yoga. Un viaggio nello spazio e in tecniche molto distanti fra loro ma che Cecilia vuole ricondurre a una stratificazione di linguaggi significanti per lei, come persona e come performer, e che potranno trovare in questa esperienza un ulteriore stimolo di conoscenza.

E per finire, la messicana Ana Gabriela Pulido Alvarez, che da un po’ di tempo vive in Italia, e che ha trovato la propria strada dopo la laurea in ingegneria e qualche anno di lavoro per risparmiare i soldi che le sarebbero serviti a studiare arti performative. La sua è una ricerca ancora agli inizi, che si nutre del suo entusiasmo e della conoscenza dell’altro da sé – sia a livello culturale e artistico che umano.

Cinque individui, ognuno con la propria storia, le proprie tecniche, passioni, e con talenti artistici più o meno definiti. Ma tutti con la medesima voglia di confrontarsi, di scendere in campo per dialogare con l’altro e costruire quell’eutopia, di cui ha parlato Anna Dora durante la presentazione del libro, quel luogo buono dove è ancora possibile sognare.

Luciano Uggè e Simona M. Frigerio

Le Sessioni Internazionali di Alta Formazione si svolgono nell’ambito di PerformAzioni Festival:
LAB Oratorio San Filippo Neri
via Manzoni, 5 – Bologna

fino a martedì 5 giugno
www.instabilivaganti.com

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