Picasso. Metamorfosi

A Palazzo Reale di Milano apre la mostra dedicata al rapporto tra Picasso e la mitologia che si sviluppa in una straordinaria rassegna di opere d’arte antica poste in dialogo con le creazioni del genio spagnolo. Due mostre in una per rendersi conto di quanto la moderna civiltà sia ancora strettamente legata alla cultura greco-romana. E non solo!

Si fa presto a dire Picasso!
Morto alla veneranda età di 91 anni, Pablo Ruiz y Picasso nel corso della sua lunga carriera produce uno straordinario quantitativo di opere, quantificate dagli studiosi in circa 60.000 pezzi. Egli non solo attraversa da protagonista le principali correnti artistiche e culturali del XX secolo ma, partendo dalle solitarie sperimentazioni di Cézanne, nel primo decennio del Novecento con Georges Braque dà vita al Cubismo.
Con queste premesse una qualsiasi mostra antologica difficilmente riuscirebbe a soddisfare il pubblico più esigente, presentando opere o dei soli periodi celebri tralasciando quelli minori o ponendo sullo stesso piano sia creazioni rivoluzionarie sia sperimentazioni estemporanee. Meglio dunque cimentarsi su una tematica ben definita come proposto da MondoMostre Skira in occasione di Picasso. Metamorfosi a cura di Pascale Picard, l’esposizione in corso a Milano fino a domenica 17 febbraio. L’argomento si inserisce in quel filone di riflessioni sull’arte antica e sulla sua influenza sui linguaggi contemporanei svoltesi in questi ultimi anni a Palazzo Reale di cui la mostra  Mito e natura. Dalla Grecia a Pompei è stato probabilmente l’evento più eclatante.
Il percorso espositivo di Picasso. Metamorfosi vede i capolavori del Maestro spagnolo – eseguiti in differenti periodi della propria carriera, rimettendo ciclicamente in discussione la tecnica con cui traduce ispirazioni ed emozioni – dialogare con sculture, affreschi e oggetti di epoca classica, rivelando come il meticoloso lavoro di studio di forme e tematiche sia poi sfociato in straordinarie e originali riletture in chiave moderna. Il Vaso tripode (2.300-2.000 a.C.) del Pittore di Monaco in ceramica rossa è riproposto da Picasso coperto di Volti di donna (1950); l’Askos (330-310 a.C.), il vaso versa unguenti dall’originale forma di anatra, diviene un vaso per i fiori (1950-51); lo Specchio raffigurante la scena del giudizio di Paride (350-300 a.C.) è accostato a Tre nudi (primavera 1907) mentre l’Orante (125-75 a.C.) di manifattura iberica alla Donna stante (autunno 1930) che ricorda lo stile di Giacometti; e poi, ancora, i piatti, le statuette e gli studi sino all’incantevole scultura di Arianna addormentata (III sec d.C.) giustapposta a Nudo disteso (4 aprile 1932) e Nudo in un giardino (4 agosto 1934).
C’è un secondo motivo che ha spinto gli organizzatori a scegliere di esplorare il rapporto di Picasso con gli abitanti del Monte Olimpo. Esattamente novant’anni fa a Losanna Albert Skira fonda l’omonima casa editrice e tre anni dopo dà alle stampe il primo libro, Metamorfosi di Publio Ovidio Nasone, illustrato da Picasso. È il primo di una lunga serie di pregiati volumi d’arte e oggi è anche il protagonista della sesta e conclusiva sezione della mostra milanese: L’antichità delle metamorfosi. Il prezioso tomo è riposto sotto una teca mentre le pareti sono tappezzate di acqueforti che raccontano queste e altre storie di donne, uomini e creature fantastiche. In mezzo alla sala troneggia La donna in giardino (primavera 1930), una scultura in ferro saldato, di bianco dipinta quasi a volersi uniformare alle classiche sculture in marmo.
Picasso. Metamorfosi conta la presenza di duecento capolavori, distribuiti in quattordici sale e sei sezioni, accompagnati da citazioni che esprimono la concezione dell’arte e della vita del loro autore. Il percorso di visita si apre con quello che forse è il soggetto prediletto del Maestro: Mitologia del Bacio – Ingres, Rodin, Picasso. L’emozione invade tosto cuore e mente del visitatore che, in una manciata di metri quadrati, trova raccolti L’abbraccio (26 settembre 1970) e diverse versioni de Il bacio (25 agosto 1929, 1943 e 26 ottobre 1969) oltre alla statua in bronzo de Il bacio di Auguste Rodin dove i corpi si fondono l’uno nell’altro e lo Studio per “Paolo e Francesca” (1819) di J.-A.-D. Ingres, autori dal linguaggio estremamente sensuale le cui opere Picasso deve aver ammirato, appena ventenne, al suo arrivo a Parigi.
Arianna tra Minotauro e Fauno è una sezione corposa in cui sfilano le incredibili creature che popolano i quindici libri di versi di Ovidio. Picasso, moderno semidio, reinterpreta e rivive i miti dell’antichità, immedesimandosi in stati d’animo e in amori, in particolar modo con le modelle-muse che si diletta a sedurre. Picasso è il Minotauro che osserva la donna dormire, cercando di entrare nei suoi sogni perché, come egli stesso sostiene, ”Quando un uomo guarda dormire una donna cerca di capire”. Il pittore è anche un fauno – uomo con attributi animaleschi quali corna e zoccoli caprini -, essere dalla pronunciata mascolinità che corteggia le ninfe, compagno ideale per folli baccanali o amico degli animali dei boschi. La tematica è declinata in una gran rassegna di incisioni dalla forte carica erotica come Il Minotauro e una donna fanno l’amore (Il Minotauro violenta una donna) (18 giugno 1933) e delicate gouache tipo Fauno, cavallo e uccello (1936) intercalate da affascinanti reperti archeologici, dal Torso e testa del Minotauro (500-1000 d. C.) al mosaico raffigurante Teseo liberatore (I secolo a.C.) sino al Cratere a figure rosse raffigurante Dioniso, satiri e menadi (390-380 a.C.). È emozionante in un unico colpo d’occhio poter confrontare creazioni distanti tra loro migliaia d’anni, constatando come sia rimasto immutato il fascino delle mitologiche avventure degli dei dell’Olimpo, caricate dalla psicoanalisi di nuove interpretazioni.
L’antico e l’attenzione con cui Picasso – seguendo i precetti della formazione accademica – ne studia le proporzioni in gioventù per rielaborarne i temi in età matura sono i protagonisti di Alla Fonte dell’Antico – Il Louvre. Nel 1900 egli infatti si reca nella capitale francese, a guisa di centinaia di artisti di tutto il mondo, per respirarne il frizzante vento di innovazione creativa. È l’anno dell’Esposizione Universale – e al Padiglione spagnolo è esposto un suo dipinto – ma una delle prime tappe del giovane artista è il Museo del Louvre per ammirare i capolavori di ogni epoca e stile lì esposti. Anni dopo, dissoltasi l’euforia cubista, complice un lungo viaggio a Roma, Napoli e Pompei – una sorta di moderno Grand Tour -, Picasso torna a produrre opere di fattura più classica come testimoniano le sue Donne alle fonte (1921) e il disegno La fonte (estate 1921).
Di fianco ai più celebri esempi dell’arte di periodo greco e romano, il Louvre mostra ai suoi visitatori reperti di altre epoche e civiltà: idoli del III millennio a.C., provenienti dall’Anatolia, che con le loro forme semplici ispirano a Picasso il Nudo seduto su fondo verde (1946) o stilizzate statuette votive iberiche del IV-II secolo a.C. poi rielaborate nella serie de I Bagnanti (estate 1956). La sezione Il Louvre di Picasso: tra greci, etruschi e iberici indaga questo processo creativo mentre la ceramica è protagonista di Antropologia dell’antico. Nell’estate del 1946 Picasso conosce infatti la ceramista Suzanne Ramié che lo incita a sperimentare e plasmare la duttile argilla. Seguendo quel suggerimento prendono forma piatti – decorati su entrambi i lati, passando così da oggetto bidimensionale a scultura tridimensionale – e vasi che si fanno animali e piastrelle smaltate, in un continuo rimbalzare tra citazioni greche, turche o etrusche come nel ritratto della moglie Françoise con chignon floreale (14 settembre 1950).
Duecento opere che sembrano moltiplicarsi tante sono le volte che le si osserva, saltando in continuazione dall’antico alla reinterpretazione picassiana per cogliervi elementi ripresi e apporti originali. Duecento opere dalla forte personalità che l’architetto Pierluigi Cerri cerca di domare con un allestimento semplice che al contempo indica al pubblico il percorso della visita. Una struttura di sezione a L accoglie e isola gli oggetti d’arte dall’involucro di Palazzo Reale, fornendo loro basamento e fondale. Il legno prezioso ha tonalità talmente chiara da divenire anonima al cospetto della magnificenza dei capolavori che espone mentre il percorso a tratti si apre in specchi su cui galleggiano i bronzi de I Bagnanti o lascia il posto a una foresta di teche in cui alloggia prezioso vasellame.

Silvana Costa

La mostra continua a:
Palazzo Reale
piazza Duomo, 12 – Milano

fino a domenica 17 febbraio 2019
orari:    lunedì 14.30 – 19.30
martedì, mercoledì venerdì e domenica 9.30 – 19.30
giovedì e sabato 9.30 – 22.30
ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
www.palazzorealemilano.it
 
Picasso. Metamorfosi
a cura di Pascale Picard
progetto espositivo e grafico dell’allestimento Pierluigi Cerri Architetto
con: Maddalena Lerma, Roberto Libanori, Matteo Lualdi
progetto di illuminazione Francesco Murano – Studio Quintiliani Murano
web e comunicazione digitale social networks BStudio
mostra promossa e prodotta da Comune di Milano, Palazzo Reale, MondoMostre Skira
www.mostrapicassomilano.it

Catalogo:
Picasso. Metamorfosi

a cura di Pascale Picard
contributi di Pascale Picard, Annie Maïllis, Elena Pardo, Rubén Ventureira, Laurence Madeline, Audrey Norcia, Violaine Jeammet, Hélène Le Meaux, Pierre Rouillard, Martine Denoyelle, Léopold L. Foulem e quattro sezioni tematiche Mitologia del bacio; Picasso e l’antico; Il Louvre di Picasso; Antropologia della ceramica antica
Skira, 2018
24 x 28 cm; 296 pagine; 315 illustrazioni a colori; cartonato
prezzo 45,00 Euro
www.skira.net

 

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