Prego, farsi riconoscere al citofono

L’originale carnet de voyage di Severino Salvemini presenta i citofoni sotto una luce nuova. Divengono il simbolo esplicito ed esteriore di chi abita in un luogo specifico e sono un carattere dell’ambiente urbano, alla stregua di altri elementi decorativi più nobili del nostro immaginario.
Acquerelli raffiguranti citofoni, che strana idea!
Nel nostro immaginario, l’acquerello è un passatempo caratteristico delle signorine inglesi, di buona famiglia, che popolano i romanzi di Jane Austen: pensiamo, per esempio, alla volubile Emma che sceglie questa tecnica per ritrarre l’amica Harriet, sotto gli sguardi ammirati del padre e degli spasimanti in visita. In realtà, nel saggio scritto per Prego, farsi riconoscere al citofono, Philippe Daverio ci ricorda invece come l’acquerello fosse la tecnica adottata da Goethe e da molti altri gentiluomini suoi pari per appuntarsi le meraviglie viste nel corso del Grand Tour.
Severino Salvemini, economista di chiara fama e docente bocconiano, alla stregua dei nobili viaggiatori dei secoli passati, ci accompagna in un originalissimo giro del mondo: da Abu Dhabi a Volterra, dai monti di Courmayeur al mare di Santa Margherita. In Prego, farsi riconoscere al citofono, il volume appena pubblicato da Skira, sono riprodotti oltre un centinaio di acquerelli aventi come soggetto i citofoni che hanno saputo catturare l’attenzione dell’autore nel corso dei suoi molti viaggi. Questa raccolta, che a prima vista potrebbe essere liquidata come una bizzarria, se osservata con attenzione può restituirci molte informazioni di carattere sociale e culturale sia sugli inquilini sia sul quartiere. Metonimia pittorica, ogni opera ci permette di immaginare il palazzo su cui è posizionato: la pulsantiera penzolante di Nuoro fa pensare ad una casa disabitata, la lucida placca in ottone del citofono dell’editore milanese preannuncia un severo edificio per uffici mentre la maiolica decorata della caprese Villa Maria lascia auspicare una vacanza serena.
È quantomeno originale la scelta di Severino Salvemini di preferire alle fotocamere – che oggigiorno si trovano incorporate anche nel più economico dei cellulari – una tecnica pittorica esteticamente alta, che associa una stesura lieve e fluida dei colori alla sicurezza nell’esecuzione del disegno di base, per realizzare questo personale reportage metropolitano. Sì, perché in campagna i citofoni non hanno ragione d’esistere: in cascina basta il rumore dell’automobile o l’abbaiare dei cani per annunciare l’arrivo dell’ospite. I citofoni non sono ovunque uguali come dimostra la successione delle immagini raggruppate per città, in modo da permetterci di cogliere, come fosse un manuale di decorazione urbana, le analogie di uno stile: sia quello serioso della “Milano bene” o quello multicolore di Amsterdam, siano i modelli high-tech newyorkesi o quelli vetusti di Rio de Janeiro.
I citofoni non sono oggetti banali e impersonali: sono lo strumento che mette in comunicazione la nostra sfera privata – l’abitazione o l’ufficio – con il mondo esterno, proteggendo gelosamente la privacy degli inquilini celandone l’identità dietro un mero numero o cercando di attirare l’attenzione dei passanti con l’utilizzo di targhe vistose. Alla guisa in un grazioso trattato di antropologia urbana, la raccolta di acquerelli di Salvemini ci racconta, senza il bisogno di ricorrere a test noiosi, i diversi approcci pubblicitari adottati da studi professionali, artisti, albergatori, parrucchieri, popolani e alto borghesi.
Con Prego, farsi riconoscere al citofono Severino Salvemini suggerisce un ritorno al “vivere lento”, riscoprendo il piacere di camminare per le vie guardandosi attorno e prendendosi il tempo di fermarsi ad osservare quanto ci incuriosisce, alla stregua di quanti intraprendevano il Grand Tour. Passeggiare e dipingere: due attività ludiche da compiere senza alcun ausilio tecnologico che si inseriscono come un ossimoro in quest’epoca moderna.

Silvana Costa

Prego, farsi riconoscere al citofono
di Severino Salvemini
testi di Philippe Daverio, Severino Salvemini, Beppe Severgnini
Skira, 2014
15 x 21 cm, 80 pagine, 104 colori, brossura
prezzo 18,00 Euro
www.skira.net

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