Raffaello. La Madonna Esterházy

Il Comune di Milano, in occasione del Natale, rinnova l’appuntamento annuale con i capolavori d’arte: fino all’11 gennaio 2015, nella Sala Alessi a Palazzo Marino, è ospitata una splendida opera proveniente dal Museo delle Belle Arti di Budapest.

Molte sono le iniziative che compongono la ritualità natalizia milanese. Oltre all’albero in piazza Duomo, alla fiera degli Oh bej! Oh bej! ed all’inaugurazione della stagione operistica al Teatro alla Scala, a dicembre, nella suntuosa Sala Alessi al piano terra di Palazzo Marino, da alcuni anni viene offerta al pubblico la possibilità di ammirare gratuitamente un capolavoro del Rinascimento italiano. Quest’anno, grazie alla collaborazione stipulata dal Comune di Milano con il Szépművészeti Múzeum di Budapest, è possibile vedere la Madonna col Bambino e San Giovannino (circa 1508) di Raffaello, altrimenti nota come Madonna Esterházy, dal nome del proprietario che la donò al museo ungherese.
La Sala Alessi è stata allestita dall’architetto Corrado Anselmi per ospitare, oltre al dipinto del Maestro urbinate, altre due preziose tele di proprietà di istituzioni cittadine: la Vergine del Borghetto (1510-20), attribuita a Francesco Melzi, concessa in prestito dalla Congregazione Orsoline di San Carlo e la Madonna della rosa (1495 ca.) di Giovanni Antonio Boltraffio, proveniente dal Museo Poldi Pezzoli. Un filo sottile accomuna queste tre opere, pressoché coeve, e rimanda direttamente alla figura di Leonardo da Vinci: il percorso di visita diviene così un’opportunità per tuffarsi nell’epoca d’oro dell’arte italiana e indagare le relazioni intercorse tra alcuni dei sui protagonisti più significativi. Non dimentichiamo che Raffaello, giunto a Firenze, ha modo di imparare molto osservando Michelangelo e Leonardo sfidarsi nella decorazione a fresco del Salone del Cinquecento a Palazzo Vecchio, impegnati il primo nella Battaglia di Cascina e il secondo nella Battaglia di Anghiari. La lezione d’arte, appresa nello studiare cotali Maestri al lavoro, segna prepotentemente il suo stile ed il suo destino.
La Vergine del Borghetto che ci si para dinnanzi appena entriamo nella sala, altri non è che la copia eseguita da Francesco Melzi della prima versione della Vergine delle Rocce (1483-86), realizzata da Leonardo su commissione della Confraternita milanese dell’Immacolata Concezione, oggi conservata al Musée du Louvre. Melzi entra quindicenne a bottega da Leonardo, divenendone in breve tempo l’allievo prediletto; successivamente segue il Maestro, in veste di assistente, nei viaggi a Roma e in Francia e, alla sua morte, ne eredita tutti i disegni e i manoscritti artistici e scientifici. Anche la Madonna della rosa (1495 ca.) è realizzata da quello che fu uno dei giovani apprendisti di Leonardo all’epoca della sua permanenza alla corte di Ludovico il Moro: Giovanni Antonio Boltraffio, ritenuto dalla critica uno dei  più talentuosi allievi del genio di Vinci. Come ben descrive il titolo, l’opera di Boltraffio raffigura Maria che trattiene il piccolo Gesù che si protende nel tentativo di raccogliere un fiore: la conoscenza del destino che attende il figlio induce il gesto istintivo e protettivo della Vergine che sembra volerlo sottrarre alla morte simboleggiata dalla rosa, rossa come il sangue. A dispetto della meticolosa rappresentazione naturalistica appresa da Leonardo – che troviamo ben espressa nella Vergine delle Rocce – Boltraffio ne la Madonna della rosa preferisce restituire arbusti e fiori in maniera più stilizzata, caricandoli però di una fitta trama di allusioni simboliche, sia religiose, sia atte a celebrare Ludovico il Moro, munifico protettore degli artisti milanesi. Possiamo riscontrare un altro discostamento di Boltraffio dalla lezione del Maestro: la scelta di uno sfondo uniforme e neutro, finalizzato a non distrarre l’attenzione dello spettatore dalla scena oltre che ad esaltare l’oro delle vesti e il pallore degli incarnati dei due protagonisti.
Maria che assiste con sguardo tenero all’incontro tra Gesù e Giovanni Battista – entrambi bambini, ma già consci del ruolo che la vita avrebbe loro assegnato – è la scena sacra, tratta da un episodio narrato dai Vangeli Apocrifi, scelta come soggetto sia per l’imponente tela della Vergine del Borghetto sia per la Madonna Esterházy. Il piccolo Giovanni che si inginocchia per ricevere la benedizione del cuginetto nella tela leonardesca è inserito in un contesto cupo, con le rocce che incombono scure sui personaggi come a presagire le sofferenze che i protagonisti dovranno patire nel portare a compimento il proprio destino.
Lo sfondo scelto da Raffaello per la sua versione dell’episodio religioso è, all’opposto, estremamente luminoso al fine di infondere nello spettatore un senso di serenità. Alla Galleria degli Uffizi è presente uno studio preparatorio per la Madonna Esterházy, perfettamente sovrapponibile al dipinto in mostra, se non per la parte dello sfondo, lasciando così spazio alle ipotesi degli storici. Si crede che la piccola tavola in legno sia stata dipinta da Raffaello per il proprio uso devozionale; il giovane artista inizia il lavoro durante il soggiorno alla corte medicea dove si può ispirare ai dolci colli toscani per lo sfondo. In seguito alla convocazione papale si trasferisce a Roma e qui, suggestionato dalle vestigia dell’antichità, modifica lo scenario introducendo le rovine di un tempio pagano, identificato con quello di Vesta. Avvicinandoci alla piccola e preziosa tavola del Maestro urbinate possiamo notare che il dipinto è incompleto: i volti dei tre personaggi sono solo abbozzati, velati di un sottile strato di colore cui non sono seguiti gli ulteriori, necessari a conferire consistenza all’incarnato ed espressività. Questo aspetto rappresenta un ulteriore indizio del fatto che Raffaello, troppo impegnato con le molte commesse ricevute abbia trascurato di finire quanto stesse realizzando per sé stesso.
Le bizzarrie del destino, riscontrabili in analoghe vicende di cronaca che vedono coinvolte sia la Madonna Esterházy che il ritratto di Monna Lisa, accomunano ulteriormente le figure di Raffaello e Leonardo. Se ci avviciniamo alla piccola tavola raffaellesca, possiamo infatti scorgere una sottile linea che l’attraversa in verticale, conseguenza dei danni subiti in seguito al furto su commissione commesso nel 1983 ad opera di malviventi italiani. Italiano è anche Vincenzo Peruggia, l’immigrato che nel 1911 trafuga dal Louvre la Gioconda, mettendo a segno uno dei più clamorosi furti del XX secolo.
Vi suggeriamo di non mancare la visita per scoprire, complice il dettagliato catalogo, la competenza delle guide e gli incontri di approfondimento, i mille segreti che rendono ancor più affascinanti le opere esposte.

Silvana Costa

La mostra continua:
Palazzo Marino – Sala Alessi
piazza della Scala, 2 – Milano
sino a domenica 11 gennaio 2015
orario: tutti i giorni dalle ore 9.30 alle 20.00 (ultimo ingresso alle ore 19.30)
giovedì dalle ore 9.30 alle 22.30
7 dicembre chiusura ore 12.00; 24 e 31 dicembre chiusura ore 18.00
ingresso libero
 
Raffaello
Madonna col Bambino e San Giovannino (Madonna Esterházy)
a cura di Stefano Zuffi
sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica
con il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali
promossa da Comune di Milano
un progetto di Palazzo Reale
in collaborazione con Museo delle Belle Arti di Budapest, Gallerie d’Italia
organizzata da Arthemisia Group
progetto allestimento Corrado Anselmi
progetto illuminotecnico Francesco Murano
immagine coordinata Sebastiano Gerardi, Matteo Rosso
www.comune.milano.it/raffaello
 
Catalogo:
Raffaello. La Madonna Esterházy
a cura di Stefano Zuffi
21 x 29 cm, 80 pagine, 45 colori, brossura
Skira, 2014
prezzo 17,00 Euro
www.skira.net
 
Incontri di approfondimento:
presso le Gallerie d’Italia di Piazza Scala
giovedì 11 dicembre 2014, ore 18.00
La Madonna Esterházy a Milano: Raffaello accolto da Boltraffio e dalla memoria di Leonardo
incontro con Stefano Zuffi, curatore della mostra
 
giovedì 18 dicembre 2014, ore 18.00
Operazione Budapest. L’avventura a lieto fine di un clamoroso furto d’arte
incontro con Marco Carminati (giornalista de Il Sole 24 Ore)
presentazione di Stefano Zuffi
 
giovedì 8 gennaio 2015, ore 18.00
La Vergine delle Rocce: due versioni, molte derivazioni, straordinarie conseguenze
incontro con Raffaella Ausenda (storica dell’arte)
presentazione di Stefano Zuffi

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