Riallestimento della Sala VII

brera-La Pinacoteca di Brera offre al pubblico un nuovo scenografico allestimento, firmato da Ermanno Olmi, di due dei suoi maggiori capolavori: il Cristo morto di Andrea Mantegna e la Pietà di Giovanni Bellini.

Giusto un anno fa si svolse, presso la sede dell’Ordine degli Architetti di Milano, un incontro sull’opportunità di spostare la Pietà Rondanini di Michelangelo dalla Sala degli Scarlioni – allestita per ospitare la preziosa scultura dallo studio BBPR – alla zona dell’ex Ospedale Spagnolo, sempre all’interno del Castello Sforzesco. In quell’occasione intervistammo il Professor Bertelli, Soprintendente per i Beni Artistici e Storici di Milano dal 1977 al 1986, soffermandoci, tra le altre cose, sulla condizione della Pinacoteca di Brera. (Per approfondimenti, si veda l’intervista)
Lo scorso 3 dicembre, con un’eccezionale apertura gratuita al pubblico, la Pinacoteca ha ufficialmente presentato ai milanesi il nuovo allestimento concepito dal regista Ermanno Olmi per due delle opere di punta del museo: il Cristo morto di Andrea Mantegna e la Pietà di Giovanni Bellini. Noi abbiamo scelto di andare a vedere questo intervento in un secondo momento, lontano dai flash degli inviati stampa e della folla, per godercelo nel silenzio e nella calma, come Olmi immagina avvenga durante una qualsiasi giornata di visita.
L’intervento, realizzato nella Sala VII, utilizzando opere esposte in precedenza nella Sala VI, ha implicato necessariamente la redistribuzione dei ritratti cinquecenteschi eseguiti da Tiziano, Tintoretto, Lotto e Moroni negli adiacenti Saloni Napoleonici. Nonostante la penuria di spazio espositivo, infatti, tutta la Sala VII è ora destinata unicamente a queste due opere. La Sala VI, collocata subito prima dei maestosi Saloni Napoleonici, si presenta come un lungo corridoio che prosegue nella piccola Sala seguente, dalla quale seguendo il percorso di visita suggerito, ci si immette nei Saloni. Prima di questo intervento di riorganizzazione delle opere esposte, si poteva osservare come la gran maggioranza del pubblico si accalcasse attorno al Cristo morto, osservasse di sfuggita la Pietà e tralasciasse di osservare le restanti opere qui esposte: sebbene si tratti di capolavori della scuola veneta tra Quattro e Cinquecento, firmati da autori (tra cui gli stessi Mantegna e Bellini) contesi dalle più importanti corti rinascimentali. Ora, col magistrale intervento di Ermanno Olmi, la situazione non ci sembra sia variata granché: il pubblico, giunto all’imbocco della Sala resta come ipnotizzato dalla Pietà – che con i suoi colori brillanti e la sapiente illuminazione brilla nella penombra e attrae le persone che la raggiungono, ignorando quanto le circonda lungo il cammino.
Sono molti i capolavori custoditi alla Pinacoteca di Brera ma il valore della collezione risiede nel potere didattico che esercita sul pubblico, consentendogli di ammirare opere di prima grandezza ma, soprattutto, di contestualizzarle in un ambito storico e territoriale grazie al confronto con la produzione di artisti coevi seppur di minore importanza. È proprio questo il fine per cui Napoleone impose che, nelle principali città, venisse fondata una pinacoteca. Proprio questa è la differenza tra la Pinacoteca e le chiese, i conventi o le collezioni private da cui molte di queste opere provengono – luoghi dove erano oggetto della devozione o dell’ammirazione fini a se stesse. La penombra nella quale galleggia il Cristo morto – dipinto destinato probabilmente alla devozione personale del pittore, dal momento che risulta registrato fra le opere presenti nel suo studio, nel 1506 (poco dopo la sua morte) quale unica tela non in fase di lavorazione – concilia più con le riflessioni introspettive che con quelle artistiche.
In fondo, Ermanno Olmi da bravo scenografo qual è, ha applicato, anche in questo caso, il suo talento per creare suggestioni nello spettatore, valorizzando tutte le potenzialità drammatiche dei due dipinti, dando vita a una nuova visione, che – seppur nel pieno rispetto delle regole espositive – sovverte ogni criterio museale. Del resto, nella nostra società – basata sul potere dell’immagine – il valore dell’istruzione è in netto ribasso.

Silvana Costa

La mostra continua:
Pinacoteca di Brera – Sala VII
via Brera, 28 (accesso disabili da via Fiori Oscuri, 2) – Milano
orario: 8.30-19.15 da martedì a domenica;  chiuso lunedì
(la biglietteria chiude alle 18.40)
www.brera.beniculturali.it

Riallestimento della Sala VII
progetto di Ermanno Olmi
direzione lavori dello studio di architettura di Corrado Anselmi
illuminotecnica di Metis Lighting e dello studio Maronati

Catalogo
con testi di Ermanno Olmi, Antonio Giuliano, Sandrina Bandera, Edoardo Rossetti, Sandra Sicoli, Andrea Carini e Sara Scatragli
introduzione di Giovanni Reale
Skira editore

Dibattito pubblico
Pinacoteca di Brera – Sala della Passione
giovedì 12 dicembre  2013 ore 17.00

Sandrina Bandera – Soprintendente e Ermanno Olmi
incontrano il pubblico in un dibattito aperto per spiegare il significato e le caratteristiche delle scelte fatte e per rispondere alle richieste di chiarimenti.
carà presente il prof. Andrea Carandini, Presidente del Fondo per l’Ambiente Italiano
ingresso libero, fino a esaurimento posti

Didascalie
Vedute del nuovo allestimento
fotografie di Giacomo Gatti

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