Rumori

rumori 2L’osservazione di due uomini in cattività offre ad Antonello Antinolfi – autore della nuova pièce di Teatro del Simposio – la possibilità di interrogarsi sulle forze che guidano le azioni umane nella società contemporanea.

Teatro del Simposio sceglie l’ultimo weekend di marzo per presentare al pubblico Rumori, la nuova produzione basata su un testo di Antonello Antinolfi. Il debutto nazionale, com è ormai consuetudine, avviene al Teatro LinguaggiCreativi: un po’ per scaramanzia, un po’ per le potenzialità offerte dal luogo. Questo spazio, informale e raccolto, ha infatti il pregio di agevolare l’instaurarsi di un forte legame tra attori e pubblico in sala, permettendo di cogliere immediatamente quanto lo spettacolo funzioni. Da come è stato applaudito, Rumori sembra essere ben proiettato verso il futuro.
Una grande scatola bianca accoglie i pensieri di due uomini, Jonas e  Jorgen: ansioso e irrequieto il primo, misterioso e ieratico il secondo; Jonas si sforza di ricordare la sua vita passata mentre Jorgen si perde in astrazioni teoriche. Nonostante la televisione accesa in un angolo, possiamo ascoltare i loro dialoghi: inizialmente, più che a uno scambio di battute, sembra di assistere alla giustapposizione del fluire orale dei pensieri di ciascuno di loro poi, man mano, le parole acquistano un senso logico, anche se continuano a restare sospesi tanti interrogativi, sia per Jonas che per noi del pubblico. Sospeso è anche un oggetto misterioso che pende dal soffitto e, solo quando cadrà il panno che lo copre, si riannoderanno i fili di tanti discorsi, posizionando la scatola nello spazio e nel tempo. Come lampi emergono ricordi di affetti, visioni di vita quotidiana e strazianti scene di violenza. O almeno così crediamo perché, sia nella pièce di Antonello Antinolfi sia nella vita reale, nulla è come sembra: la memoria potrebbe ingannarci quando causa ed effetto si mischiano sino a non permetterci più di capire se la colpa sia del carnefice o della vittima. Jorgen, con le sue domande che fluiscono come un fiume in piena – e ci travolgono lasciandoci con il fiato sospeso sino all’epilogo – cerca spunti che stimolino i suoi ricordi: è peggio vivere nel limbo senza avere consapevolezza delle proprie colpe o essere schiacciati dal peso del proprio passato? Esiste davvero il libero arbitrio o, piuttosto, le scelte di vita compiute sono diretta conseguenza del fluire degli eventi che ci travolge come un fiume in piena? Riuscirà la circolare sequenza di giorni e pensieri, sempre identici a sé stessi, a infrangersi contro gli spigoli della grande scatola bianca che ingabbia i corpi e i sensi di Jonas e Jorgen?
Antinolfi, firma di tanti spettacoli portati in scena da Teatro del Simposio, con Rumori affronta riflessioni figlie di questa nostra contemporaneità, carica di ansia ed insicurezze. Al suo fianco, in veste di regista – e scenografo – ritroviamo Francesco Leschiera che già con Frammenti di contemporaneità (leggi la recensione), tratto dagli scritti di Martin Crimp, si è confrontato con le questioni filosofico-morali che tormentano tanti autori odierni. Leschiera, di nuovo, sceglie di restare un passo indietro rispetto all’autore, affidando alle parole il compito di riempire, in purezza, lo spazio scenico. Bastano il tono lento e pacato – a tratti ipnotico – di Alessandro Macchi (Jorgen) e il parlare concitato di Matteo Ippolito (Jonas) a delineare con grande nitidezza uno scenario interiore devastato e a dar corpo a protagonisti di una vita passata che, lentamente, riaffiorano dalle nebbie della mente condizionando il presente. Le parole, sparse nell’aria con misurata lentezza, hanno un peso specifico molto elevato e si insinuano in profondità sia nel rapporto tra Jonas e Jorgen, sia nell’animo del pubblico.
La grande scatola bianca che riempie l’intero palcoscenico e ospita Jonas e Jorgen – quasi fossero due animali da laboratorio di cui si stiano osservando i comportamenti in cattività – si dimostra una scelta tanto impegnativa quanto di grande impatto emotivo. Il televisore, fastidiosa presenza di sottofondo, è in realtà l’unico varco per consentire all’eco delle vicende del mondo esterno di giungere alle orecchie dei protagonisti. Come l’animo umano muta in funzione degli impulsi provenienti dall’esterno così, una porzione di spazio scarnamente arredata può trasformarsi al variare dell’intensità luminosa: da bidimensionale e claustrofobica, quando i riflettori sono tutti accesi, ad ostile, quando le ombre si allungano minacciose come un incubo notturno. Quando infine le luci si spengono completamente, noi, come ridestandoci di soprassalto dopo un tremendo sogno, non possiamo che applaudire.

Silvana Costa

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Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro LinguaggiCreativi
via Eugenio Villoresi 26 – Milano

da venerdi 27 a domenica 29 marzo ore 20,30
www.linguaggicreativi.it

Rumori
di Antonello Antinolfi
regia di Francesco Leschiera
con Alessandro Macchi, Matteo Ippolito
scene Francesco Leschiera
assistente regia Sonia Burgarello
luci di Luca Lombardi 
produzione Teatro del Simposio Factory by Tds
debutto nazionale
http://teatrodelsimposio.wix.com/teatrodelsimposio

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