Secondo solo a Dio

Alberto Corba porta in scena le vicende di Robert Philp Hanssen, il “re dei segreti”, il protagonista del più grave caso di spionaggio messo in atto ai danni degli Stati Uniti d’America.

Il 18 febbraio 2026 ricorreva il venticinquesimo anniversario dell’arresto per spionaggio di Robert Philp Hanssen, probabilmente il più grande traditore degli Stati Uniti d’America. Teatro dei Lupi, a poche settimane dalla data, il 27 e il 28 marzo, ha portato in scena ad  Alta Luce Teatro di Milano Secondo solo a Dio, lo spettacolo scritto e diretto da Alberto Corba inteso a indagare le ragioni che spingono Hanssen a passare informazioni riservate ai russi.
L’uomo è infatti morto il 5 giugno 2023, a 79 anni, nel penitenziario di ADX Florence in Colorado dove è detenuto in regime di massima sicurezza, senza mai fornire alcuna spiegazione del tradimento. Il denaro non sembra essere una ragione: in quasi vent’anni Hanssen riceve dai russi meno di un milione e mezzo di dollari, una cifra ridicola per il rischio corso e nettamente inferiore ai sette milioni pagati dalla stessa FBI a un agente doppiogiochista del KGB per le prove che lo incriminassero senza ombra di dubbio.
La scena iniziale di Secondo solo a Dio è ambientata nel parlatoio del carcere: il processo si è concluso da pochi giorni con un patteggiamento che gli permette di evitare la pena di morte in cambio della collaborazione con le autorità. Hanssen è in attesa del furgone blindato per il trasferimento al penitenziario di massima sicurezza in Colorado quando le guardie gli concedono di incontrare Selma, l’agente assegnatagli a suo tempo dall’FBI come assistente.
La donna vuole capire le ragioni del tradimento, perché per pochi soldi abbia venduto il proprio Paese e i colleghi in missione, gettato al vento la carriera, messo in difficoltà la famiglia – ora emarginata da tutti e privata dei mezzi economici di sostentamento – oltre ad aver deluso lei per cui costituiva un modello di riferimento, professionale e umano.
Hanssen risponde in modo evasivo alle domande di Selma, cercando di manipolarne i pensieri e distorcerle i ricordi, ritenendosi ancora una volta – l’ultima – nettamente superiore a lei per intelletto e astuzia. Ricordi che man mano prendono forma sul palcoscenico: il dialogo tra i due viene messo in pausa per cedere il posto alla ricostruzione del loro primo incontro, agli infervorati insegnamenti religiosi di Hanssen piuttosto che ai suoi consigli per una felice vita matrimoniale.
Ricordo dopo ricordo emerge il ritratto di un uomo narcisista, supponente, arrogante, sessista ma pure incline al vittimismo. È probabilmente nell’incapacità di legare con i colleghi e nel sentirsi assegnato a incarichi inadeguati alle proprie grandi potenzialità che vanno cercate le origini di quel rancore verso l’FBI e, per estensione, verso gli Stati Uniti che lo spinge a passare informazioni al nemico. Alberto Corba, già con il titolo scelto per lo spettacolo, sembra suggerire che il rancore, combinato a un’eccessiva autostima, assuma il sapore di una sfida lanciata ai colleghi e, in tale ottica, il denaro guadagnato sia un mero bonus. È tuttavia proprio l’autocompiacimento a tradire Hanssen.
Corba ci tiene a sottolineare che Secondo solo a Dio è una ricostruzione fedele ai fatti, per quanto alcuni dettagli siano stati alterati a favore della narrazione come, ad esempio, sostituire l’agente Eric O’Neill con l’avvenente Selma. L’autore si premura inoltre di contestualizzare storicamente ogni scena, suscitando in sala l’effetto amarcord per il recente passato.
Secondo solo a Dio risulta intrigante e avvincente a guisa di un bel film di spionaggio, valorizzato dalla recitazione di Pierpaolo Congiu e Michelangiola Barbieri Torriani. I due attori sono credibili nel ricreare il rapporto di carnefice e vittima – seppur mascherato da calda amicizia – creatosi tra Hanssen e Selma. Alberto Corba alla regia è parimente abile a conferire a situazioni di apparente quotidianità tra colleghi un alone di suspense, obbligando il pubblico in sala a non distogliere l’attenzione alla ricerca di indizi del tradimento in corso.
Secondo solo a Dio risulta quindi uno spettacolo ben riuscito sotto molteplici aspetti, dalla scelta del tema alla scrittura, dalla recitazione a una regia che fa del ritmo crescente con cui si alternano i piani temporali l’occasione per incrementare la tensione tra i personaggi in scena sino all’enigmatico – ma non troppo – epilogo.

Silvana Costa

Lo spettacolo è andato in scena:
AltaLuceTeatro

Alzaia Naviglio Grande 190 – Milano
27 e 28 marzo 2026
www.altaluceteatro.com

Secondo solo a Dio
testo e regia Alberto Corba
con Michelangiola Barbieri Torriani, Pierpaolo Congiu
scenografie Viviana Martin
produzione Teatro dei Lupi