Suzanna Andler

suzanna-andler-1La Stagione del Teatro Litta si conclude con stile grazie alla messinscena, in prima nazionale, di un’opera di Marguerite Duras, tradotta da Natalia Ginzburg e diretta da Antonio Syxty.

Antonio Syxty porta in scena tutta l’allure  degli anni Sessanta con Suzanna Andler “… la donna più tradita di Saint-Tropez”, la nuova produzione di Manifatture Teatrali Milanesi in scena al Teatro Litta di Milano. Allure sapientemente sottolineata dai costumi realizzati da Giulia Giovanelli e dalle scene progettate da Guido Buganza. Allure di mondanità e benessere che abbaglia i protagonisti della storia, distraendoli da una quotidianità costruita su menzogna, omissioni, tradimenti e dolore.
La ricca parigina Suzanna Andler – interpretata dall’algida Caterina Bajetta – è a Saint-Tropez per scegliere una casa dove trascorrere le vacanze estive con i figli e il marito, sempre che costui non preferisca villeggiare altrove con la nuova giovane amante. Lasciata sola nella grande villa sul mare che vorrebbe affittare, Suzanna – ancora provata dall’alcool consumato la notte precedente – si stende sul divano e mille pensieri giungono immediatamente ad affollarle la mente. Il silenzio concilia il viaggio introspettivo: la donna tenta di fare luce sul rapporto con il marito, sulle aspirazioni mal realizzate, su un presente vissuto all’insegna della simulazione e sui compromessi da attuare nell’immediato futuro.
Il quesito che implicitamente lega tra loro tutti i dubbi che Suzanna si pone è: qual è la sua effettiva capacità di amare, l’ha mai posseduta o in che punto della sua vita è venuta meno? “Sono la donna più tradita di St. Tropez” confida Suzanna con disinvoltura all’uomo che le mostra la casa. Un dato di fatto che lei sembra aver metabolizzato al punto di utilizzarlo come merce di scambio con il marito, in una relazione dove l’amore è un optional. Un elemento che l’accomuna ancora a tante altre donne che oggi, dopo quasi mezzo secolo, antepongono l’agio alla dignità, il denaro all’amore.
La scrittrice francese Marguerite Duras nel 1968 – anno in cui scrive questa pièce teatrale – tratteggia una serie di personaggi dalla doppia valenza, icone dell’ipocrisia in cui vive la ricca borghesia, la classe sociale che col suo perbenismo cerca di contrastare la ventata di rinnovamento che sferza tutta l’Europa. Suzanna, la protagonista delle vicende narrate, è dibattuta tra l’ebrezza di avere un giovane corteggiatore e il terrore che il marito l’abbandoni, facendo venir meno il benessere economico di cui tanto si compiace. Michel, il passionale amante, non sembra tuttavia la persona giusta per farle provare una parvenza d’amore tanto da indurla ad esclamare “La notte, se non bevessimo, non potremmo sopportarlo. Non sapevo che non amare potesse essere così spaventoso”. La differenza di classe tra i due è evidente: Suzanna, annoiata dall’opportunismo che segna le azioni di Michel, non esita a far trasparire il disprezzo verso un uomo che probabilmente non la ama ma che, a sua volta, tradisce la moglie pur di inserirsi nell’alta società. Monique, l’amica giunta in visita, la confidente cui Suzanna svela parte dei suoi ragionamenti, è in realtà una vecchia amante di Jean Andler e i suoi consigli suonano ambigui. Non sarà forse proprio Jean, il marito fedifrago di Suzanna, a rivelarsi l’animo più sincero e coerente tra quanti in scena, preoccupato del benessere della famiglia nonostante le continue assenze?
La raffinata regia di Antonio Syxty punta molto a enfatizzare le due facce di ciascun personaggio che, via via, fa il suo ingresso in scena, lasciando che i silenzi – riempiti dalle indicazioni agli attori scritte da Marguerite Duras – smascherino ogni bugia raccontata. L’efficace gioco di luci curato da Fulvio Melli conferisce concretezza all’angoscia di Suzanna Andler, rendendola un ulteriore personaggio in scena.
La traduzione dal francese di Natalia Ginzburg offre agli attori un copione estremamente asciutto. Ogni parola è scelta con cura estrema: il suo suono sortisce un’emozione, il suo significato è inequivocabile. Ogni frase è essenziale per la narrazione: non sono presenti orpelli, non v’è spazio per barocche argomentazioni. In un simile contesto i lunghi silenzi si saturano di significato divenendo più efficaci dei dialoghi e il pubblico segue con crescente pathos pronto anche ad un drammatico finale.

Silvana Costa

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Lo spettacolo continua:
Teatro Litta
corso Magenta 24 – Milano
fino a sabato 15 luglio 2017
orari da lunedì a sabato ore 20.30
domenica riposo
www.mtmteatro.it

Suzanna Andler
“… la donna più tradita di Saint-Tropez”
di Marguerite Duras
traduzione Natalia Ginzburg
regia Antonio Syxty
con Caterina Bajetta, Guglielmo Menconi, Elisabetta Scarano, Pietro De Pascalis/Maurizio Salvalalio e con Gaetano Callegaro
scene Guido Buganza
costumi Giulia Giovanelli
disegno luci e video  Fulvio Melli
staff tecnico Ahmad Shalabi, Marco Meola, Matteo Crespi
assistente alla regia Susanna Russo
direzione di produzione Elisa Mondadori
durata 1 ora e 40 minuti
prima nazionale

 

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