Teatro Delusio. Musica maestro

Al Puccini di Firenze, Teatro Delusio è un trionfo dell’arte non verbale, a opera di una tra le Compagnie più amate degli ultimi anni, Familie Flöz.

All’opera. Non appena il pubblico inizia a prendere i primi posti in sala, notiamo alcuni tecnici trafficare sul palco, dando mano agli ultimi ritocchi e spostando oggetti della scenografia, che da subito appare come il retro di un teatro, l’immaginario Delusio – con funi, bauli, porte laterali, un paravento, una finestrella. Si spengono le luci, inizia lo show vero e proprio e i tre si rivelano, in realtà, gli attori protagonisti, che rompono il ghiaccio muovendo un burattino/bambina dalla maschera distintiva dei Familie Flöz – col volto addolcito di pieni e vuoti, inanimato, eppure espressivo. Delicatezza sospesa tra sogno e realtà, humour e lontana tristezza: la cifra stilistica della Compagnia tedesca si materializza, da subito, nell’incipit che apre le danze allo spettacolo, ovvero una parodia fine e intelligente del mondo teatrale, di una dimensione insieme buffa e conflittuale – qui enfatizzata nelle sue piccole e grandi sfumature.
Straordinaria la malleabilità e sinuosità – unite alla forza gestuale – dei tre interpreti, che senza proferire parola sanno dipingere col corpo nuvole di pura suggestione visiva, catapultando la platea nelle sventure e avventure del dietro le quinte, con tutte le scintille comiche che accendono di risate e sussulti. Sarà un susseguirsi di gag accese da momenti di poesia, come l’amoreggiare tra il facchino e la minuta ballerina del Lago dei Cigni, in quella che è una tra le scene più impetuose, passionali e divertenti. E va pensiero anche con la sfilata di musicisti, che prima di entrare nell’ideale golfo mistico – che non possiamo vedere, ma solo immaginare – ci allietano con posture tutte diverse, un concerto di mani, modi di camminare, pantomime irresistibili, una sfilata di maschere grottesche ed esagerate.
Più lenta la parte centrale, con il facchino esibizionista che danza e flirta con la signora che pulisce le assi del palcoscenico, o sfida i Moschettieri; mentre si ride di gusto quando lo stesso piccolo energumeno sogna di rimpiazzare l’attore, cacciato dal regista “padre-padrone”, e vivere il suo momento di gloria. Ovviamente, senza riuscirci. A calmare gli animi sarà nuovamente la bambina dell’inizio, mossa dagli attori senza più maschera, che altro non è se non il Fantasma dell’opera – altra citazione riuscitissima, quasi a mostrare il cortocircuito tra finzione e verità.
Anche se non siamo in Francia, ma in un terreno non verbale senza nazionalità, chapeau per Teatro Delusio.

Tessa Granato

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Puccini
via delle Cascine, 41 – Firenze 
domenica 21 gennaio, ore 16.45 
www.teatropuccini.it

Familie Flöz presenta:
Teatro Delusio
di Paco González, Björn Leese, Hajo Schüler, Michael Vogel
regia Michael Vogel
con Andrès Angulo, Johannes Stubenvoll, Thomas van Ouwerker
maschere Hajo Schüler
scene Michael Vogel
costumi Eliseu R. Weide
musiche Dirk Schröder
luci Reinhard Hubert
una produzione di Familie Flöz, Arena Berlin, Theaterhaus Stuttgar

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