Umberto Boccioni (1882 – 1916)

Umberto Boccioni Tre donne1Milano ricorda i cento anni dalla scomparsa del celebre artista con una retrospettiva a Palazzo Reale.

Il prossimo 17 agosto sarà trascorso un secolo dalla morte di Umberto Boccioni. Le istituzioni milanesi Castello Sforzesco, Museo del Novecento e Palazzo Reale giocano d’anticipo celebrando la ricorrenza con la mostra Umberto Boccioni (1882 – 1916). Genio e Memoria, allestita al piano terra di Palazzo Reale sino al prossimo 10 luglio. Una retrospettiva indubbiamente ricca ma che non convince sino in fondo, vuoi per eccessiva pedanteria dei curatori, vuoi per discutibili scelte allestitive.
Iniziamo da quest’ultimo aspetto. Andrea Faraguna con certosina pazienza scompone i colori che si fondono tra loro in Dinamismo di un corpo umano (1913) e li utilizza per caratterizzare le singole pareti di alcune delle sale espositive. La scelta consente di far risaltare le opere, soprattutto quelle giovanili dal taglio più accademico e dai colori sobri, peccato che un pessimo progetto di illuminazione renda i dipinti, a tratti, inosservabili. Altrove grandi pareti di tela grezza montate su intelaiature lignee che appaiono in trasparenza – una sorta di grandi superfici pronte per essere dipinte – sono utilizzate per ripartire le ampie sale voltate di Palazzo Reale. Tale soluzione sembra trascurare la scarsa altezza dei locali con il risultato di dar vita a spazi angusti, resi ancor più soffocanti dalle grandi dimensioni dei dipinti ivi esposti: L’angelo della vita (1894) di Giovanni Segantini e l’ancor più imponente Maternità (Angelo genuflesso di profilo rivolto a destra verso la Madre con il bambino in braccio) (1890) di Gaetano Previati. Noiosa, infine, l’impaginazione dei tanti materiali messi insieme da Francesca Rossi e Agostino Contò attingendo alla sterminata collezione di fotografie, ritagli, appunti e disegni collezionati da Boccioni, nel corso di una vita, come spunti per il proprio lavoro. Quello che avrebbe dovuto essere un catalizzatore della curiosità dei visitatori è risolto come un monotono collage di immagini in bianco e nero su fondo ocra; la fotografia della mummia ritrovata in Cile non risalta più di un articolo di giornale sul Futurismo, mentre le riproduzioni artistiche di ogni epoca e stile si confondono tra loro.
Una mostra eccessivamente statica che non rende affatto onore al Maestro che nel 1909 scrive con Filippo Tommaso Marinetti, Carlo Carrà, Giacomo Balla, Luigi Russolo e Gino Severini il Manifesto dei pittori futuristi. Un catalogo ragionato compilato da archivisti più che un’esposizione pensata per coinvolgere il pubblico in un percorso che gli consenta di comprendere le origini del Futurismo e la grandezza apportata da Boccioni all’arte moderna.
Una narrazione che parte da lontano, dal periodo di formazione dell’artista, scandagliandone le fonti iconografiche. Un percorso di visita che si snoda tra trentotto dipinti tra oli e pastelli accostati a un centinaio di disegni – di cui una sessantina provenienti dalle collezioni del castello sforzesco, raramente esposti al pubblico per problemi di conservazione – per un confronto continuo tra idea iniziale e opera finita, in un continuo gioco di assonanze tra le diverse versioni di uno stesso soggetto. Se la rappresentazione del movimento è al centro delle creazioni futuriste di Boccioni, la produzione giovanile esplora invece molteplici argomenti: dalla ritrattistica alla solitudine nelle sue diverse accezioni (abbandono, separazione, morte), dalla madre alla figura femminile intesa come ornamento, seduttrice o musa – tematica che rappresenta un indubbio retaggio del periodo formativo compiuto presso lo studio romano di Giovanni Maria Mataloni, uno dei principali illustratori del periodo Liberty.
La mostra si presenta con una struttura estremamente semplice; le opere sono ordinate cronologicamente, banalmente suddivise in due parti: il periodo di formazione e, a seguire, il capitolo futurista. Il ritmo è però serrato, a tratti caotico, con le tele appese fittamente una di fianco all’altra, e non lascia abbastanza margine di riflessione sugli spunti e sulle contraddizioni che emergono: il giovane Boccioni infatti, come una spugna, guarda e assimila le lezioni dei contemporanei – dagli impressionisti che espongono alle Biennali ai simbolisti – e le rielabora secondo un proprio gusto personale, a volte in maniera caotica e disordinata. I riferimenti esposti sono molti, col fine di spingere il pubblico a giocare a riconoscere affinità e differenze tra le tele di Boccioni e quelle dei già citati Segantini e Previati ma anche Fornara, Miller, Blanche, Zorn, Brangwyn, Leighton e poi Sironi, Severini, Rosso, Carrà, Balla e, ancora, le sculture di Medardo Rosso, le incisioni di Dürer o i disegni di Picasso. A tutto ciò sono affiancati tre taccuini provenienti dal Getty Museum che Boccioni ha riempito, tra il 1907 e il 1908, con appunti e schizzi: documenti di importanza strategica per comprendere il cammino dell’artista ma assolutamente inutili per il percorso di approfondimento compiuto dal pubblico che, ça va sans dire, non può certamente sedersi, sfogliarli e fluttuare tra i voli pindarici di una mente in perenne movimento.
Una mostra eccessivamente didascalica che, nonostante la presenza di molti capolavori provenienti dall’adiacente Museo del NovecentoElasticità (1912), Forme uniche della continuità nello spazio (1913), Dinamismo di un corpo umano (1913), Carica di lanceri (1915) – non riesce a spiegare la rottura apportata dal Movimento Futurista non solo nel flusso lineare della storia dell’arte ma nell’intera società del XX secolo.

Silvana Costa

Umberto Boccioni Tre donneUmberto Boccioni Corpo umano

La mostra continua a:
Palazzo Reale
piazza Duomo, 12 – Milano
fino a domenica 10 luglio 2016
orari lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30
il servizio di biglietteria chiude un’ora prima della chiusura
www.palazzorealemilano.it

Umberto Boccioni (1882 – 1916)
Genio e Memoria
a cura di Francesca Rossi

con Agostino Contò
immagine coordinata Francesco Armitti
progetto di allestimento Andrea Faraguna
promossa da Comune di Milano
all’interno del palinsesto Ritorni al futuro
un progetto di Castello Sforzesco, Museo del Novecento, Palazzo Reale
prodotto e organizzato da Palazzo Reale, Castello Sforzesco, Electa

Catalogo:
Umberto Boccioni. Genio e Memoria
a cura di Francesca Rossi
Electa, 2016
304 pagine, 410 illustrazioni
prezzo 34,00 euro (32,00 euro)
www.electaweb.it

la mostra sarà allestita al
MART
corso Bettini 43 – Rovereto (TN)
4 novembre2016 – 19 febbraio 2017
www.mart.trento.it

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