Una vita che sto qui

Adriana, dal suo appartamento in uno dei caseggiati popolari milanesi, ha osservato gli ultimi ottant’anni della storia d’Italia ma ora è obbligata ad andarsene per lasciare posto al nuovo che avanza.

È una vita che sto qui!” è il grido di dolore lanciato da Adriana mentre si abbassano le luci sul palcoscenico e il pubblico si scioglie in un lunghissimo applauso per Ivana Monti, sua straordinaria interprete. Una vita che sto qui è anche il titolo di questo coinvolgente monologo scritto da Roberta Skerl, diretto da Giampiero Rappa e prodotto dal Teatro Franco Parenti di Milano dove è in scena sino a sabato 25 luglio.
Adriana è un’anziana inquilina delle case popolari di via Lorenteggio a Milano e, a dispetto degli ottant’anni, è estremamente energica e combattiva. Purtroppo c’è ben poco possa fare: ALER – Azienda Lombardia Edilizia Residenziale ha deciso di procedere con un’importante ristrutturazione dell’immobile e pertanto tutti gli abitanti devono lasciare temporaneamente i propri appartamenti.
Adriana teme, vista la lentezza dei lavori in Italia e la sua età, di non riuscire a tornare nella casa che la ospita sin dal dopoguerra, e di morire in uno degli alloggi che le hanno proposto. Alloggi lontani dal suo microcosmo urbano, siti in zone della città o in comuni dell’hinterland che nemmeno ha idea di dove siano. La sua vita è infatti trascorsa tutta all’interno del quartiere dove è nata, salvo brevi escursioni motivate da gravi ragioni, come la spedizione alla sede ALER in viale Romagna, dall’altra parte della città, per perorare la propria causa.
Sola nel suo modesto appartamento, tra una tazza di caffelatte e le operazioni di cernita e imballaggio in vista dell’inevitabile trasloco, Adriana ripercorre oltre mezzo secolo di eventi milanesi e trasformazioni sociali. Racconta i suoi rapporti con gli immigrati che si sono insediati nel caseggiato e gestiscono ormai tutte le attività del quartiere, facendo di lei e delle sue amiche le ultime sopravvissute della popolazione originaria, un po’ come gli indiani durante la conquista del West. È un ricambio generazionale ed etnico dell’area cui la donna guarda con piglio critico, riassumendo meglio di un sociologo pregi e problemi della convivenza. La città è cambiata molto e si è espansa da quando, bambina, è entrata in questo complesso popolare: dalle finestre allora vedeva la campagna e lo sguardo poteva correre lontano chilometri nella pianura sconfinata.
Il tempo scorre inesorabile, le cose ancora sparse per casa sono tante e ogni nuovo oggetto che prende in mano le fa affiorare il ricordo dei famigliari con cui ha diviso l’appartamento nelle diverse fasi della sua vita, le loro passioni e i momenti trascorsi insieme, dal padre partigiano al bombardamento della scuola di Gorla, dall’indimenticabile concerto di Toscanini per la riapertura della Scala al difficile rapporto con il figlio. L’appartamento, modesto nelle dimensioni e negli arredi, è reso caldo proprio dai segni lasciati da decenni di uso quotidiano e Adriana vi ha sempre trovato rifugio sicuro dalla vita. La rabbia per doverlo lasciare si rinfocola oggetto dopo oggetto che infila negli scatoloni, sino all’esplosione finale nel grido “È una vita che sto qui!
Come non provare empatia per questa donna talmente semplice da ricordare le nostre nonne e incredibilmente forte da superare tutte le sventure che la sorte le riserva, senza farle sconto alcuno. Ivana Monti indubbiamente ha stabilito un legame profondo con il personaggio di Adriana, interpretandola con passione, curandone con Giampiero Rappa gli eloquenti sospiri e la vivace gestualità che accompagna le accalorate riflessioni in milanese. L’attrice ammirata a inizio Stagione 2019/20 in Marjorie Prime – un’altra produzione del Teatro Franco Parenti in prima nazionale diretta da  Raphael Tobia Vogel – offre una nuova prova della sua duttilità di attrice, capace di smuovere nel pubblico sia le corde del riso sia quelle del pianto, creando un’onda emotiva che dal palco arriva giù fino in fondo alla platea.
Va riconosciuto che complice del successo è indubbiamente anche Roberta Skerl, autrice di un copione coinvolgente che intreccia la cronaca di Milano con la vita dei suoi abitanti, di una storia in cui il pubblico si rispecchia sino al punto di interloquire con l’attrice sul palco e completarne le frasi. Non meno rilevante al fine dell’ottimo riscontro registrato è la frizzante regia di Giampiero Rappa che anche nei passaggi più drammatici – enfatizzati dagli effetti delle luci studiati da Marco Laudando – non lascia mai cadere il ritmo della narrazione. Ciliegina sulla torta le scene di Laura Benzi che con arredi e oggetti ricreano la vecchia casa di nonna, scaldando il cuore con l’effetto amarcord.
Un mix di talenti che ha dato vita a un piccolo capolavoro teatrale.

Silvana Costa

Lo spettacolo continua:
Teatro Franco Parenti – Sala AcomeA
via Pier Lombardo, 14 – Milano
fino a sabato 25 luglio 2020
orario: 21.00
www.teatrofrancoparenti.it

Una vita che sto qui
di Roberta Skerl

con Ivana Monti
regia Giampiero Rappa
scene Laura Benzi
luci Marco Laudando
assistente alla regia Maria Federica Bianchi e Beatrice Cazzaro
montaggio video Alberto Basaluzzo
macchinista Paolo Roda
elettricista Nicola Voso
sarta Simona Dondoni
scene costruite presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti
produzione Teatro Franco Parenti
lo spettacolo rientra nel palinsesto 2020 del Comune di Milano I Talenti delle donne
durata 1 ora
prima nazionale

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