Van Gogh. L’uomo e la terra

A quasi 125 anni dalla sua scomparsa, Kathleen Adler ci propone, nelle suggestive sale del Palazzo Reale di Milano, una raccolta di quarantasette opere realizzate dalle mani sapienti di Vincent Van Gogh.

La mostra Van Gogh. L’uomo e la terra – all’interno della quale troviamo molti disegni e tele poco conosciute dal grande pubblico – indaga il percorso di crescita, personale e artistica, affrontato dal celebre pittore olandese nella sua breve carriera, soffermandosi sul profondo rapporto intessuto con i contadini e la dura vita nei campi.
La mostra è articolata i sei sezioni: L’uomo e la terra, Vita nei campi, Il ritratto moderno, Nature morte, Le lettere e Colore e vita, ognuna delle quali esplora le diverse fasi che l’artista ha attraversato nel corso della vita e, contemporaneamente, ci permette di comprendere come il legame tra l’uomo e la natura sia al centro di tutta la sua opera.
Il primo quadro che accoglie il pubblico, nonché il solo della prima sezione, è Autoritratto (1887) dove riconosciamo il Van Gogh che tutti ammirano: i colori brillanti e le pennellate decise raffigurano un giovane uomo, vestito con abiti borghesi ma dall’aspetto trasandato, con lo sguardo deciso e tormentato rivolto al visitatore. Ad accompagnare l’opera troviamo le parole dell’artista stesso: «La gente dice, e son ben disposto a crederci, che è difficile conoscere se stessi – ma non è facile nemmeno dipingere se stessi». Quest’opera segna l’inizio del viaggio che ci permetterà di conoscere meglio l’uomo che si nasconde dietro l’artista: un uomo che osserva con occhio attento ciò che lo circonda e lo rappresenta con realismo, arricchendolo di un profondo significato.
Nella seconda sezione, troviamo i disegni a carboncino realizzati da Van Gogh agli esordi della carriera. Trattandosi delle prime opere, possiamo notare come le figure umane non siano perfette eppure l’artista riesce ugualmente ad evocare l’asprezza della vita nei campi. In Contadina che spigola (1885)  Vincent crea un disegno dai tratti duri ed essenziali per  trasmetterci la fatica provata dalla donna nel svolgere il suo lavoro, svolto tenendo una posizione innaturale del corpo; Baracca con contadino che rientra a casa (1885)  mostra invece, con spiccato realismo, le piccole e fatiscenti abitazioni dei lavoratori dei campi. È probabilmente Testa di donna  (1884-85) che, più di tutti gli altri dipinti esposti, ci fa comprendere come una vita fatta di duro lavoro e sacrifici possa segnare il volto di una persona: nonostante lo sfondo sia scuro, il viso della donna riesce ad emergere dalla penombra, mostrandoci un’espressione carica di sconforto e tristezza. Gli stessi colori usati – scuri e sui toni del marrone – danno l’impressione che l’artista abbia usato la terra per realizzare le sue opere. Probabilmente Van Gogh voleva sottolineare il legame tra l’uomo e la terra, un legame ulteriormente visibile nella litografia – una delle venti realizzate dall’autore – I mangiatori di patate (1885). Il maestro olandese rappresenta persone che, nonostante i sacrifici e le fatiche, sono costrette a vivere miseramente, in case piccole e mal illuminate, cibandosi solamente del frutto del proprio lavoro.
Proseguendo il percorso si arriva nella terza sezione dove si affronta il tema del ritratto moderno. Qui i colori sono più allegri e brillanti e, man mano che si procede, notiamo come la mano di Van Gogh migliori anno dopo anno. Vuole diventare un ritrattista moderno e rappresentare con le sue opere dei “tipi” che esemplificassero le diverse componenti sociali. Non ha abbastanza soldi per rivolgersi a modelli professionisti per questi suoi ritratti, per cui chiede agli amici più intimi di posare per lui; tra tanti, il Ritratto di Joseph Roulin (1889) è quello che maggiormente attira lo sguardo del visitatore poiché vi si manifesta tutto l’affetto e l’ammirazione che l’artista prova per il proprio soggetto. L’uomo è ritratto a mezzo busto, con lo sguardo dritto davanti a se e con i ricci della barba che richiamano il movimento delle corolle dei fiori sullo sfondo. Si ha l’impressione che ci guardi leggermente dall’alto, non con atteggiamento altezzoso ma con un’aria quasi paterna; del resto, le parole dell’artista commentano da sole l’importanza di quest’uomo nella propria vita: «Se Roulin non è vecchio abbastanza per essermi padre, egli ha comunque per me una tenerezza ed una silenziosa serenità, come di un vecchio soldato nei confronti di una giovane recluta. Sempre, ma senza una parola, un qualcosa che sembra dire: non sappiamo che ci succederà domani, ma qualsiasi cosa accada conta su di me».
Proseguendo il percorso giungiamo nella quarta sezione dove troviamo le nature morte. Van Gogh ama la natura e soprattutto i fiori perché esempio di come l’uomo sia in grado di addomesticare la natura; inoltre, il continuo contatto con essa gli riporta alla mente le lunghe passeggiate che, durante l’infanzia,  fa con la famiglia. Eppure, queste opere lasciano un profondo senso di tristezza. Nonostante l’uso di colori chiari e brillanti, se osserviamo Natura morta con cipolle (1889) ci rendiamo conto della solitudine dell’artista; in questo quadro egli rappresenta tutto ciò che gli occorre per vivere: del cibo semplice, del vino, il necessario per scrivere e qualcosa da leggere ma manca la presenza di un altro essere umano. Egli è solo.
Nella sala successiva troviamo alcune delle lettere scritte nel corso della sua vita. Van Gogh ha un talento innato per la scrittura e sa discutere di qualsiasi argomento. Grazie alla ricca corrispondenza, indirizzata principalmente al fratello Theo, conosciamo i suoi pensieri più profondi e i suoi interessi.
Nell’ultima sezione  troviamo paesaggi pieni di colore e leggermente contaminati dall’influenza di Monet. Il dipinto Sottobosco (1887) rappresenta un angolo di natura incontaminata vicino a Montmartre, dove i dettami dell’impressionismo sono individuabili nell’utilizzo di una tavolozza più chiara o nelle pennellate brevi e veloci. Troviamo anche opere che mettono in rapporto l’uomo con la natura, come Veduta di Saintes-Maries-de-la-mer (1888) dove i campi di lavanda sono messi in relazione con lo skyline della città, oppure Uliveto con due raccoglitori di olive (1889) dove è possibile percepire la fatica ed il caldo torrido grazie ad un azzardato uso del colore. Probabilmente è Paesaggio con covoni e luna che sorge (1889) a rapire lo sguardo del visitatore. Quest’opera è una delle ultime che Van Gogh realizza prima della morte: la luna è così splendente che sembra il sole mentre le pennellate vigorose donano movimento a tutta la composizione. Questo dipinto sembra quasi presagire il futuro di Van Gogh e, allo stesso tempo, è la degna conclusione della mostra: la luna piena suggerisce l’inizio di un nuovo ciclo nella vita dell’artista, da poco uscito dal manicomio di Saint-Rémy-de-Provence, ma allo stesso tempo sembra presagire l’arrivo della sua morte.
L’allestimento, affidato all’architetto giapponese Kengo Kuma, è davvero bello e perfettamente in linea con il tema dell’esposizione, riuscendo a conferire grande risalto alla poetica e al lavoro dell’artista olandese. Ispirandosi al paesaggio rurale e ai suoi colori neutri, l’architetto crea un ambiente confortevole ed intimo, che permette al visitatore di immergersi totalmente nella visione di Van Gogh. Inoltre, è davvero piacevole  visitare l’esposizione di Van Gogh e realizzare che vi sono esposte solamente opere sue. Risultano forse un po’ eccessivi i continui richiami a EXPO 2015, evento che, non ancora partito, è già ampiamente contestato.
Apprezzare o meno questa mostra dipende dalle aspettative con cui ci si reca a Palazzo Reale. Se si vuole conoscere un Van Gogh alle origini e se si vuole comprendere il percorso che ha affrontato prima di diventare l’uomo che tutti noi conosciamo, allora vale davvero la pena di andarci.

Maria Chiara Sicari

La mostra continua a:
Palazzo Reale
piazza Duomo, 12 – Milano
fino a domenica 8 marzo 2015
orari lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9.30-19.30;
giovedì e sabato 9.30-22.30
il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
www.comune.milano.it/palazzoreale
 
Van Gogh. L’uomo e la terra
a cura di Kathleen Adler
in collaborazione con Kröller-Müller Museum
sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica
una mostra Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale, Arthemisia Group, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE
con il Patrocinio dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma
partecipa a Van Gogh 2015
comitato d’onore Stéphane Guégan, Cornelia Homburg, Jenny Reynaerts, Sjraar Van Heugten
coordinamento scientifico Benedetta Calzavara
crogetto espositivo Kengo Kuma & Associates
www.vangoghmilano.it
 
Catalogo:
Van Gogh. L’uomo e la terra

a cura di Kathleen Adler
testi di Kathleen Adler, Stéphane Guégan, Cornelia Homburg, Jenny Reynaerts, Sjraar Van Heugten
24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, 2014
28 X 31 cm, 152 pagine, 90 illustrazioni, cartonato
prezzo 39,00 Euro
 
Eventi collaterali:
Van Gogh. L’uomo e la terra: i film

Fondazione Cineteca Italiana
dall’ 11 dicembre 2014 al 3 gennaio 2015
una rassegna di film su Van Gogh presso
Spazio Oberdan
via Vittorio Veneto 2 – Milano
www.cinetecamilano.it

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