Victor (Marcel Duchamp)

New York durante la Prima Guerra Mondiale è il rifugio sicuro di artisti, intellettuali e uomini d’affari in fuga dall’Europa. Qui Henri-Pierre Roché – l’autore-protagonista di Jules e Jim – prosegue la formazione amorosa sotto la guida di un mentore d’eccezione: Marcel Duchamp.

Victor è il nome con cui gli amici newyorkesi chiamano Marcel Duchamp: si tratta di un gruppo eterogeneo che conta collezionisti, giornalisti, ricche spasimanti e artisti – inclusa la divina Isadora Duncan – tutti parimenti affascinati dalla sua personalità prima che dalla sua arte. Tra costoro fa capolino anche Henri-Pierre Roché, uno scrittore francese esperto d’arte, che nel 1916, in pieno conflitto mondiale, trova riparo a Washington quale attaché presso l’Alto Commissariato. Povero di mezzi economici ma ricco di risorse intellettuali, empatia ed entusiasmo Roché entra velocemente nello scoppiettante mondo culturale della Grande Mela.
In realtà tutta la vita di Roché è entusiasmante: alla fine del conflitto egli riprende a viaggiare per il mondo e solo quando si ritrova a superare i settant’anni si siede a tavolino per stendere i ricordi di mille avventure. Nascono così i romanzi autobiografici Jules e Jim (1953), in cui rivive il soggiorno a Monaco e nella Foresta Nera del 1907, e Le due inglesi e il continente (1956), ispirato ai viaggi a Londra e al periodo dal 1901 al 1907. Da entrambi – rispettivamente nel 1962 e nel 1971 –  François Truffaut trae gli omonimi lungometraggi, piccoli capolavori introspettivi consegnati alla storia quali autentici manifesti della Nouvelle Vague. L’11 febbraio 1957 Roché inizia a raccontare in terzo capitolo della sua vita sentimentale, corrispondente al soggiorno a New York tra il 1916 e il 1919; il libro tuttavia resta incompiuto per la morte dello scrittore, avvenuta un paio di anni dopo, ma la mole di quanto già prodotto consente di pubblicare Victor (Marcel Duchamp) postumo.
Il manoscritto di Victor si compone di due quaderni di scuola, uno rosso a spirali e uno verde in brossura” (pagina 91) spiega Danielle Bohler cui la casa editrice Skira ha affidato la curatela di questa nuova edizione del romanzo. La studiosa riparte da quel centinaio di pagine manoscritte, zeppe di testo e di correzioni: parole sostituite a modificare l’intero contesto; parti cancellate in blocco, frutto di una meticolosa revisione di un flusso di pensieri ancora in fieri. Bohler ha restituito inalterato il fraseggio asciutto di Henri-Pierre Roché e ha corredato il volume di un ricco apparato di note atte a mostrare al lettore il certosino lavoro svolto, a riordinare la cronologia degli eventi e a svelare i personaggi reali che si nascondono dietro gli pseudonimi usati da Roché.
Victor, novello Virgilio, conduce Pierre attraverso i gironi del mondo artistico newyorkese; al loro fianco l’estrosa Patricia, al secolo Beatrice Wood, una ragazza della ricca borghesia in lotta con la propria famiglia a causa della passione per il teatro e per Duchamp. Purtroppo per lei il geniale artista, come Pierre ha modo di osservare, è refrattario all’amore e al matrimonio. “Ha bisogno di donne, non ha bisogno di una donna. Né di figli. Deve essere solo, è un solitario, un meditativo, un pensatore. È un predicatore a modo suo. Lavora per una morale nuova”. (pagina 52)
Le creazioni stesse di Duchamp sono una componente essenziale di Victor: le riviste cui dà vita coinvolgendo il talento degli amici, i quadri che adornano il cenacolo culturale di Alice e Gontran ma, soprattutto, il Grande Vetro, noto anche come La Mariée mise à nu par ses célibataires, même (1915-23). L’imponente opera – composta da lamine di metallo dipinto racchiuse tra lastre di vetro – affascina con la propria bellezza chiunque abbia la possibilità di osservarla, spesso senza riuscire a coglierne sino in fondo il reale significato. Nel capitolo XIX Pierre racconta di quando con Patricia ha il privilegio di abitare nello studio di Duchamp durante l’assenza del padrone di casa: qui rinvengono gli appunti stesi da Victor in fase creativa del Grande Vetro, li confrontano con il capolavoro ancora incompiuto, si scambiano opinioni spalancando così le finestre su una delle menti più originali del XX secolo.
Vissi d’arte, vissi d’amore” canta Tosca nel secondo atto dell’opera omonima di Giacomo Puccini e Pierre non si sottrae certamente alla regola. In Victor, come nel più celebre Jules e Jim, Henri-Pierre Roché prosegue la rievocazione delle proprie avventure sentimental sessuali: il trasporto per Geneviève rimasta in Francia e per la ricca Alice; la complicità con Patricia con cui si diverte a stuzzicare le convenzioni morali dell’epoca; la fatica nel destreggiarsi tra le tante innamorate di Victor. Che sia proprio quest’esperienza a indurre lo scrittore, una volta rientrato a Parigi, a mettere in pratica l’idea della poligamia sperimentale?
Un piccolo suggerimento per chi, letto il libro, volesse assaporare la magia di quel mondo: fino a domenica 2 settembre 2018 a Palazzo Reale di Milano è in corso la mostra Impressionismo e Avanguardie. Capolavori dal Philadelphia Museum of Art. Attraverso le opere donate nel tempo da collezionisti illuminati alla prestigiosa istituzione statunitense è possibile assistere all’evoluzione del linguaggio – principalmente in pittura – dall’Impressionismo all’Arte Moderna. Avanzando lungo il percorso, superati gli stagni delle ninfee, il confronto tra Van Gogh e Gauguin e le oniriche visioni di Chagall si approda ai dipinti e alle sculture raccolte da Louise e Walter Arensberg, gli Alice e Gontran di Victor. Un loro ritratto con Marcel, realizzato in giardino, domina la sala. Diciamo subito che, a dispetto di questa premessa, non compaiono opere di Duchamp ma resta indubbiamente inebriante perdersi tra le suggestioni di Picasso, Klee, Kandinsky, Mirò e Dalì, immaginando Alice che intrattiene gli ospiti mostrando la collezione e narrando aneddoti sugli artisti.

Silvana Costa

Victor (Marcel Duchamp)
di Henri-Pierre Roché
Skira, 2017
14 x 21 cm, 112 pagine, brossura
prezzo: 13,00 Euro
www.skira.net

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