Winston vs. Churchill

Churchill, uno dei personaggi iconici del Novecento, rivive sulla scena grazie all’interpretazione di Giuseppe Battiston. L’ex statista britannico, ormai anziano, ruggisce contro l’infermiera come un leone in gabbia mentre intraprende il difficile bilancio di una vita. Un dramma dall’atmosfera rock, in grado di coinvolgere, commuovere e divertire al tempo stesso.

Winston Churchill è una delle figure simbolo del secolo breve, uno dei più grandi statisti di tutti i tempi, obbligato a prendere decisioni importanti per il futuro dell’Impero Britannico, con conseguenze per il mondo intero. Un raffinato intellettuale che nel 1953 vince il Premio Nobel per la Letteratura “per la sua padronanza delle descrizioni storiche e biografiche, nonché per la brillante oratoria in difesa ed esaltazione dei valori umani”, nonostante il turbolento periodo scolastico e il fermo autoritarismo.
Un uomo complesso dunque, in cui convivono idee e principi contrastanti come ben mette in luce Carlo Gabardini in Churchill, il vizio della democrazia, testo da cui è tratto lo spettacolo Winston vs. Churchill interpretato da Giuseppe Battiston e Lucienne Perreca con la regia di Paola Rota. Mentre si abbassano le luci, in sala rimbomba l’eco dei tanti attributi con cui il protagonista cerca di descriversi: “io depresso, io infermo, io dato per morto, io e la disfatta di Gallipoli, io vecchio, […] io ambizioso, giornalista strapagato, io opportunista, […] io mica bravo a fare la guerra, […] io razzista, io anticomunista, io europeista”. Ben poche di queste definizioni hanno accezione positiva tanto che Churchill si chiede se davvero abbia fatto quanto di meglio possibile, se non avrebbe potuto evitare che milioni di soldati cadessero nel corso dei due conflitti mondiali.
In scena Battiston si alterna nell’interpretare Churchill, il politico decisionista che arringa il Parlamento, e Winston, l’anziano ammalato che trascorre le giornate avvolto nella veste da camera, bevendo e fumando di nascosto. Gabardini si concentra sull’ultimo periodo di vita di Churchill, ormai novantenne, immaginando come nei momenti di lucidità si crogioli nei ricordi e, con l’animo mai domo, ordisca una strategia dialettica per indurre il medico curante a incrementargli la dose quotidiana di sigari. È ormai la metà degli anni Sessanta e nell’austera dimora di Winston Churchill arriva l’eco delle canzoni dei Beatles e dei film Disney ma soprattutto della musica rock che ben si addice a una vita controcorrente e incline al vizio come quella dell’ex politico.
Winston, nel combattere contro il cane nero della depressione, trova un efficace alleato in Joke, il gatto che da anni vive al suo fianco rassicurandolo con il dolce suono delle fusa. Lo ammira e gli si rapporta da pari, lodandone l’indipendenza e l’assoluta indifferenza a regole e padroni: Joke è uno spirito libero in cui Churchill un po’ ravvisa sé stesso e con cui ama confrontarsi.
Lucienne Perreca è Margaret, l’infermiera incaricata di somministrare le cure a Churchill e verificare che segua il rigido regime impostogli dal medico. Ligia al suo dovere, la giovane donna è inamovibile nonostante il tonante autoritarismo dell’uomo. Minuta, entusiasta, intelligente e dolce, Margaret si propone come la perfetta antitesi del suo datore di lavoro e questo loro rapporto ricorda quello tra il gigante egoista e il bambino nella tenera fiaba di Oscar Wilde. Il tempo tuttavia rivelerà come, al di là degli stereotipi, i due personaggi siano molto più simili di quanto si sia indotti a ritenere.
Sullo sfondo, soprattutto nei momenti in cui Winston è solo, aleggiano le anime dei milioni di uomini caduti in battaglia: un peso sulla coscienza che nemmeno la consapevolezza di aver agito per il meglio riesce a cancellare. Un peso acuito da una vita che sembra interminabile, che prosegue a dispetto di tante persone più virtuose morte giovani. Una vita segnata dagli eccessi; una vita che tanto gli ha dato e ora lo sottopone a tormentati bilanci, sia privati sia politici.
La poltrona su cui Winston trova conforto è imponente come un trono, collocata su una cunetta impervia, realizzata con materiale inerte simile alle macerie lasciate a Londra dai bombardamenti tedeschi. La cunetta è illuminata a giorno dalle luci che la circondano, come fosse un palcoscenico d’avanspettacolo. Tra luce e ombra, tra palcoscenico e backstage si muove Giuseppe Battiston, sorprendente e convincente nel restituire la figura di Winston Churchill, al di là della mera imponenza fisica: egli sfoggia voce tonante e possente arte oratoria nel declamare passaggi di celebri discorsi, ricordando quanta parte giochi nella politica la capacità di soggiogare con il carisma folla e Parlamento. Il suo Winston, sebbene malfermo sulle gambe, dolorante e scosso da violenti attacchi di tosse, non ha ancora sopito l’animo ribelle che tanti problemi gli causò ai tempi della scuola.
Lucienne Perreca volteggia e saltella in scena come i folletti di tante leggende inglesi, porgendosi al pubblico come il perfetto complemento al personaggio di Battiston. È questo un ulteriore tassello al complesso sistema di antitesi – vere o apparenti – su cui si basa  Winston vs. Churchill. L’equilibrio è perfetto, ravvivato da una raffica di massime e battute che conferiscono cinico humor allo spettacolo. La figura di Winston Churchill, sezionata ed esposta al pubblico con tutti i suoi umani errori e vizi, ne esce – se possibile – ulteriormente sublimata: egli, esponendo le ragioni dei suoi turbamenti, racconta il passato e aiuta a capire il presente.
Winston Churchill è una star intramontabile ma l’interpretazione di Giuseppe Battiston ricorda agli italiani le ragioni di tanta grandezza e lo spettacolo nel suo insieme è da consegnare agli annali del teatro contemporaneo. Una performance rock, una messinscena ritmata, veloce, a tratti audace per avvicinarsi alle nuove generazioni senza dimenticare il pubblico più tradizionalista.

Silvana Costa

Lo spettacolo continua:
Teatro Franco Parenti – Sala Grande
via Pier Lombardo, 14 – Milano

fino a domenica 19 gennaio 2020
www.teatrofrancoparenti.it

Winston vs. Churchill
da Churchill, il vizio della democrazia 
di Carlo G. Gabardini
con Giuseppe Battiston
e con Lucienne Perreca
regia Paola Rota
scene Nicolas Bovey
costumi Ursula Patzak
luci Andrea Violato
suono e musica Angelo Longo
produzione Nuovo Teatro
durata 1 ora 15 minuti

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